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lunedì 12 gennaio 2015

1981 - DIVORZIO TRA TESORO E BANCA D'ITALIA. RIPASSIAMO PER NON SBAGLIARE PIU'.

Salve gentili lettori.

In questo articolo, vorrei ripercorrere uno dei momenti cruciali della storia dell'economia italiana, che ha portato a grosse ripercussioni, e che, una volta usciti dal cappio dell'EURO, dovremmo comunque risistemare con gli equilibri precedenti.
Il tema dell'articolo, come avrete capito dal titolo, sarà la scissione del 1981 tra Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia, e le conseguenze che questa scelta politica portò con se.
Effettivamente, io quella situazione non l'ho vissuta, essendo nato solo nel 1993, ma essendo un appassionato di politica, e di economia, ho avuto la possibilità di leggere molto sul tema.

Vi auguro una buona lettura.

Con l'asta dei titoli di Stato, tenutasi nel luglio 1981, cominciò una nuova era nel metodo di politica monetaria dello Stato italiano. Infatti, attraverso il " divorzio " tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia, la seconda poteva esimersi dall'emettere moneta per comprare i titoli di Stato eccedenti rimasti invenduti. 
Era questo, il semplice meccanismo che sta alla base di uno dei cardini storici della nostra politica economico-monetaria, che ha compromesso, in parte, la stabilità del sistema economico italiano.
Il cosiddetto " divorzio ", ebbe il suo documento principale nella lettera che l'allora ministro del Tesoro, Nino Andreatta, consegnò alla Banca d'Italia, dandole facoltà di esimersi dal compito, fin li tassativo, di prestarsi come compratrice d'ultima istanza.
Questo modello, venne ricalcato sulla vigente politica monetaria dell'Inghilterra, dove la Banca d'Inghilterra, aveva la facoltà di lasciare i Titoli di Stato rimasti invenduti, al proprio destino, senza risultare obbligata a prestarsi come compratrice d'ultima istanza. Questa, come appena detto, era semplicemente una facoltà attribuita alla Banca d'Inghilterra, che tuttavia decise di utilizzarla col contagocce, stampando Sterline e comprando i Titoli di Stato non ancora piazzati nel mercato nella maggior parte dei casi.
Al contrario, invece, la Banca d'Italia, una volta avuta questa facoltà, decise d'impuntarsi e di rimanere tassativamente nelle sue posizioni.
Il " divorzio ", si tenne in un contesto sociale dove, l'Italia, si presentò come una superpotenza mondiale, derivante dal miracolo economico degli anni '60, e dalla continua crescita del decennio successivo, che la portò a superare economie come quella inglese, francese, ed addirittura ad insidiare la superpotenza tedesca. 
Il 1980 fu l'anno del boom dei risparmi privati: mediamente, un cittadino italiano, riusciva a conservare ben il 25% del suo stipendio, dopo aver speso per completare i suoi consumi personali. L'Italia diventò la prima nazione al mondo come tasso percentuale di risparmio privato.
Nel 1979, l'Italia, ahimè, entrò nello SME (Sistema monetario Europeo), una sorta di Euro, con monete nazionali aventi cambi bloccati e fissati ad una moneta fittizia, denominata ECU, secondo vincoli monetari fissati in partenza. Gli obblighi di politiche monetarie comuni, fecero si che, l'Italia, se pur ancora padrona di una propria moneta nazionale, dovesse sottostare a vincoli economici ben precisi, e nel 1981, il " divorzio ", fu il completamento d'un equilibrio che andò a rendere sicuri questi legami.
L'inflazione con la quale si presentava l'Italia all'appuntamento dello SME era pesante, e si avvicinava al 20%, nonostante questo i risparmi privati fioccavano. Bisognava allineare la propria inflazione a livelli più bassi (vi ricorda qualcosa???), e scindendo le politiche di Ministero del Tesoro, e Banca d'Italia, scese l'emissione di moneta a copertura dei Titoli di Stato rimasti invenduti, e scese anche l'inflazione.
Tuttavia, purtroppo, cominciarono a salire i tassi d'interesse sui Titoli di Stato, proprio per la mancanza di un compratore d'ultima istanza come la Banca d'Italia, che garantiva una stabilità dei tassi ed un debito pubblico in equilibrio con normali Stati competitor.
Salirono i tassi d'interesse sui Titoli di Stato, e conseguentemente, salì pure il debito pubblico.

Secondo uno studio condotto dall'economista Nino Galloni, in quel periodo al Ministero del Tesoro, i primi 50 gruppi industriali pubblici, ed i primi 50 gruppi industriali privati del sistema economico italiano, investivano più della metà degli utili d'impresa in Titoli di Stato. I tassi d'interesse che si impennavano al rialzo, rendevano più allettante un investimento finanziario, con una maggiore possibilità di profitto. Il finanziario stava surclassando l'economia reale del produttivo (vi ricorda qualcosa???), e questo fece abbassare la richiesta di manodopera.

Dev'essere chiarissimo un passaggio chiave: lo stesso Ministro del Tesoro, Nino Andreatta, in un articolo de " Il Sole24Ore " del 1991, ricordò come, il " divorzio " fra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia, fu una logica conseguenza preventivata, dell'adesione dell'Italia allo SME.

Sappiamo benissimo come, dopo una spirale recessiva sviluppatasi durante il periodo dello SME,
l'Italia, nel 1992, dopo l'attacco speculativo alla Lira subito, dovette uscire dallo SME, non prima d'aver prosciugato le riserve di valuta della Banca d'Italia. Appena uscita dallo SME, l'Italia riprese a crescere fino al 1996, per poi cominciare un leggero calo dal 1997 ( accordo Prodi - Kohl, che fissò il cambio Lira - Marco e che cominciò a far attuare politiche restrittive in preparazione dell'ingresso nell'Euro ).





Esposti tutti questi fatti, vorrei ricordarvi che la storia, ha sempre un suo perché, è non si possono ignorare delle ripetizioni periodiche di questo sistema d'unioni monetarie tra economie differenti.
Anche uscendo dall'Euro, non cambierebbe nulla se, insieme a questo passaggio fondamentale, non unissimo l'uscita dal vincolo del Fiscal Compact, e conseguentemente del pareggio di bilancio in Costituzione. In caso d'uscita dall'Euro, con l'ingresso di una nuova moneta nazionale, la banca nazionale dovrà nuovamente essere legata alle politiche del governo, attraverso un nuovo impegno atto a prestarsi come compratrice d'ultima istanza, al fine di stabilizzare i tassi d'interesse sui Titoli di Stato.

In chiusura d'articolo, vorrei regalarvi questa risposta dell'ex premier italiano, Enrico Letta, riguardante il " divorzio " tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia. Vi faccio presente che, il titolo di un suo libro è " Morire per Maastricht ".


Risposte da brividi!!
Alla prossima!


1 commento:


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