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mercoledì 14 gennaio 2015

IL SEMESTRE EUROPEO DI RENZI - SOMMATORIA TRA PRESUPPOSTI DI PARTENZA E RISULTATI OTTENUTI.

Salve gentili lettori.

Questo articolo, lo dedicherò completamente all'analisi del semestre europeo a guida italiana, cercando di tirare le somme, attraverso un ragionamento che vorrà essere il più possibile oggettivo. Per riuscire ad impostare un discorso a 360°, dovrò partire dal discorso d'insediamento di Matteo Renzi, al Senato della Repubblica, del 24 febbraio 2014. 
Dovrò farlo necessariamente, in quanto, proprio da quel discorso,  partì il suo lavoro di preparazione al semestre europeo a guida italiana, attraverso un insieme di riforme interne che avrebbero dovuto preparare il nostro paese al nostro semestre europeo, in modo da trarre da questa grande occasione, più risultati possibili.
Vedremo la sommatoria tra presupposti di partenza e risultati finali.

Vi auguro una buona lettura.

Comincerei immediatamente, dandovi la possibilità di ascoltare le parole del premier Renzi, al Senato della Repubblica, datate 24 febbraio 2014. Si tratta del discorso d'insediamento e richiesta di fiducia, il famoso discorso dell'io non ho l'età (non vi chiedo certo di ascoltare tutto, ma esclusivamente lo spezzone che va dal minuto 7 al minuto 18, dove si parla di riforme in preparazione del semestre europeo).



Dai circa 10 minuti che vi ho evidenziato, derivano tutte le premesse del governo Renzi, in odore d'insediamento. Era un Renzi convinto di se, che voleva imporre una riforma al mese, per arrivare a luglio 2014, con i compiti fatti in casa, in modo da poter ottimizzare i benefici derivanti dal lavoro di guida italiana delle istituzioni europee.
Nel suo discorso, entrando nei dettaglio (che espresse successivamente), si parlava di 5 mesi a tutta velocità, con riforme a cadenza mensile:

febbraio, riforma costituzionale ed elettorale; marzo, riforma del lavoro; aprile, riforma della pubblica amministrazione; maggio, riforma del fisco; giugno, riforma della giustizia.

Come ben sappiamo, col senno di poi, la riforma costituzionale ed elettorale si trova ancora, quasi un anno dopo, in alto mare; la riforma del lavoro, il famigerato Jobs act, è stato approvato solo un mese fa; la riforma del fisco, non è arrivata neppure nelle commissioni parlamentari, in quanto è stata bloccata dopo la scoperta della norma " Salva Berlusconi "; della riforma della giustizia, neppure l'ombra; ed in ultima analisi, il DL Madia sulla pubblica amministrazione, è passato ad agosto, in piena presidenza italiana.

Con questo video, vorrei riportarvi all'inizio del semestre italiano, con il discorso di Renzi al Parlamento europeo, del 2 luglio 2014.



Da questo discorso, comprendiamo immediatamente che, dai presupposti di partenza, espressi a febbraio 2014, Renzi fosse, già al via del semestre europeo, in grandissimo ritardo, in quanto non aveva che iniziato i compiti a casa attraverso le riforme. Se al Senato della Repubblica, disse di volerle portare a termine entro giugno 2014, qui, a luglio 2014, sottolineò come l'Italia dovesse ancora portare a compimento le riforme promesse.
Un discorso fumoso, vuoto, senza nessun richiamo alle idee da portare avanti, e con molti richiami a personalità stupende come Dante Alighieri, ma che, in quella situazione, credo avrebbe preferito non essere scomodato.
Quel giorno decise di non entrare nello specifico del lavoro che voleva proporre alle istituzioni europee durante il mandato italiano. Comunque sia, si trattava di un fascicolo di circa 80 pagine, consegnato a ciascun parlamentare, dove vi erano presenti le linee guida successivamente da sviluppare.

Ora, facciamo un passo avanti nella nostra analisi. Un passo avanti che arriva alla fine dell'arco temporale del semestre italiano. Ieri, in un Parlamento europeo pressoché deserto, Renzi ha salutato i parlamentari, cercando, a suo modo, di tirare le somme del lavoro svolto dall'Italia alla guida delle istituzioni europee. Ecco il suo discorso.



Oggi, grazie al discorso di Renzi, volto a tirare le somme e chiudere il semestre italiano, siamo in grado di tirare le somme del lavoro svolto. Per poterlo fare, non dovremo neppure scavare troppo sulle proposte passate o bocciate, ma ci basta sottolineare un'affermazione odierna del premier: << In Europa siamo riusciti a cambiare il vocabolario, ora aspettiamo le realizzazioni >>.
Semplicemente, grazie a quest'affermazione, Renzi ci ha dichiarato che, oltre alle parole, i risultati di questi sei mesi di presidente italiana delle istituzioni europee, non ha portato ai risultati sperati. Si spera che questi risultati arrivino nel futuro.

Ho trovato condivisibile un'affermazione del premier. Ha ricordato come, l'Italia, ogni anno, contribuisca a far andare avanti la grande macchina europea, attraverso un contributo doppio, rispetto a quello che riceve in cambio. Ogni anno, come detto da Renzi, l'Italia versa 20 miliardi, per poi ottenere finanziamenti per 10 miliardi.
L'occasione del semestre europeo a guida italiana, era la giusta opportunità per richiedere, in un momento di grossa difficoltà interna, un superamento dei vincoli stretti e dei trattati comunitari che stanno letteralmente strangolando l'area mediterranea dell'unione. Ed invece no, si è preferito ostentare una ricchezza privata italiana che, negli ultimi due anni, secondo il premier Renzi, in contrasto con quanto espresso dal m5s, risulta essere cresciuta ancora di più.

Ora proviamo ad entrare nello specifico dei provvedimenti portati avanti in questo semestre.


Andando nello specifico, troviamo poche vittorie e molte scelte errate o non portate a compimento. Si parte dall'agenda digitale, che risulta essere un flop piuttosto pesante, in quanto, ancora una volta, 1/3 degli italiani continua a non sapere cosa sia internet, e non utilizza questo mezzo per informarsi.
Sul tema immigrazione, si è trovato un compromesso che ha lievemente migliorato la situazione, ma senza sistemare definitivamente il problema; si è cambiato semplicemente nome al Mare nostrum, sostituendolo con il nuovo progetto Triton, dove l'Italia riceverà un aiuto economico dall'UE, pari a 3 milioni di Euro mensili. Eppure l'immigrazione, nonostante questa scelta, continua ad essere un problema che va affrontato e risolto, mettendo all'angolo gli aspetti estremisti di destra e trovando un vero accordo comunitario, perché l'Italia è la frontiera d'Europa.
Sarebbe stata l'occasione giusta, per chiedersi se i flussi migratori verso l'Italia, e quindi verso l'Europa, derivassero anche da comportamenti poco comprensibili, umanamente parlando, da parte dell'unione. E quando parlo di comportamenti poco comprensibili, parlo di " missioni di pace ", con la creazione di nuovi profughi di guerra da accogliere. Un gatto che si morde la coda.
Dal punto di vista ambientale si è raggiunto un miglioramento, trovando una convergenza degli Stati UE sull'importante fattore O.G.M.
Per quanto riguarda gli aspetti della difesa del made in Italy, non è stato fatto assolutamente nulla, così come non è stato fatto nulla al fine di difendere le produzioni agroalimentari locali, senza dover necessariamente stringere accordi internazionali, penalizzando le P.M.I interne.
Un fattore, quello del MADE IN, fondamentale per l'economia interna italiana, in quanto, in tutto il mondo, i prodotti italiani, specie di nicchia, riesco a trovare una loro collocazione. Sarebbe stata l'occasione giusta per ampliare questo scenario ad altre produzioni, ad altri mercati.

Passando ad aspetti fondamentali, come il piano lavoro, scopriamo che si è raggiunti un investimento di 315 miliardi di Euro in UE, attraverso il piano Juncker, ma esso rimane ancora bloccato.
Ma che cos'è questo famigerato, piano Juncker, nella sua sostanza?
Sostanzialmente, il piano Juncker, risulta essere una serie d'investimenti, atti a far ripartire l'economia dell'Eurozona. I miliardi stanziati, in realtà, non sono per nulla 315, ma sono solo 21 (8 miliardi dal budget UE +  16 a garanzia, che dovrebbero produrre l'entrata di 60 miliardi da obbligazioni).
Si basa su una sorta di ragionamenti a moltiplicatore che, se tutto andrà come si pensa, produrranno un'investimento totale di 315 miliardi. Sostanzialmente, però, si parte da 21 miliardi.
Il progetto Juncker, è stato bocciato ampiamente dal Financial Times, staremo a vedere.

Dal punto di vista culturale, purtroppo, nulla è stato fatto per difendere e valorizzare il nostro patrimonio e le nostre bellezze, che dovrebbero portare ricchezza attraverso un maggior investimento sul turismo.

A dire tutta la verità, oggi, ad ascoltare Renzi, c'era ben poca gente al Parlamento Europeo. Il suo intervento, molto fumoso e poco concreto, si è scontrato tra richiami agli egizi, a Dante Alighieri ed alla continua sottolineatura della frase fatta: << In questi 6 mesi abbiamo ottenuto ottimi risultati >>.
Nel momento in cui, finalmente, Renzi poteva esporli, ha preferito divagare su aspetti del tutto secondari, andando a prendere in giro gli italiani, dicendo che i risparmi privati italiani sono aumentati in questi due anni.
I dati sull'andamento delle ricchezze private in Italia, raccontano, comunque, un'altra storia. Ed è una storia opposta rispetto a quella rispolverata da Renzi al Parlamento Europeo. E' una storia che si va a sommare ai dati economici di presunta deflazione per il 2015, di disoccupazione via, via in salita negli ultimi 3 mesi (settembre 13%; ottobre 13,2%; novembre 13,4%). I risparmi privati degli italiani, secondo Bankitalia, parla di un'Italia che ha perso dal 2013, ad oggi, ben l'1,4%, con una flessione delle attività reali pari al 3,5%. In termini reali, la ricchezza netta degli italiani è scesa del 1,7% dal 2012, ad oggi. Ed i dati del primo semestre 2014, aggravano il dato dell'1,2%.

Ormai Renzi sta finendo le cartucce, e dovrà trovare qualcuno d'attaccare per sviare l'attenzione su quello che non è riuscito a fare durante questi 6 mesi. Sono curiosissimo di verificare cosa dirà una volta chiamato a riferire al Parlamento sul semestre italiano nelle istituzioni europee.

Persa questa grande occasione, non ci resta che buttarci nuovamente nella politica interna, cercando di convincere la maggioranza che si possa realmente trovare un nome condiviso e super partes, che sia reale garante della Costituzione, come nuovo Presidente della Repubblica.

Chiudendo l'articolo, vorrei ricordarvi da dove ho cominciato nella mia analisi. Ho cominciato da un Renzi pimpante, il 24 febbraio 2014, che annunciava una riforma al mese per 5 mesi, in modo da arrivare a guidare l'Europa con le riforme fatte; ho proseguito con un Renzi, che annunciava, il 2 luglio, al Parlamento europeo, il lavoro cominciato sulle riforme interne; ed ho finito con un Renzi che ammette di non vedere ancora i frutti del lavoro, nonostante abbia cambiato il " VOCABOLARIO " dell'UE.
Rideteci su... .

Alla prossima!

Ps. Auguri alla Lettonia, che sostituirà l'Italia alla guida delle istituzioni europee, non sarà difficile far di meglio.




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