Un articolo, da me scritto e pubblicato il 24 aprile 2018, per il blog "La voce che stecca", che collega il tema crisi demografica, con l'immigrazione e l'economia. Buona lettura, La crisi demografica italiana. Le ripercussioni sull’economia e l’immigrazione.
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sabato 7 luglio 2018
Il «Divorzio» tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia: come esplose il debito pubblico (Per la voce che stecca).
Articolo dedicato al cosiddetto Divorzio, avvenuto nel 1981, tra il Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia, e i suoi effetti sul debito pubblico italiano. Articolo pubblicato per il blog "La voce che stecca", il 13 aprile 2018. Eccovi il link, buona lettura: Il «Divorzio» tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia: come esplose il debito pubblico.
mercoledì 21 marzo 2018
DISCORSO DELLA SERVITU' VOLONTARIA, di Étienne de La Boétie
La scorsa settimana mi sono concentrato su una lettura che si è rivelata davvero molto interessante: Discorso della servitù volontaria, del filosofo francese De La Boétie. In questo breve articoletto, vorrei portarvi all'attenzione alcuni punti che per me sono risultati rivoluzionari nella concezione della problematica sociale, nel rapporto esistente tra il tiranno e suoi sudditi.
De La Boétie compie una netta inversione rispetto alla concezione presente sulla problematica della schiavitù volontaria nella sua epoca. Da colpa del tiranno oppressore, si passa a compartecipazione degli oppressi alla loro stessa oppressione, come se questa dinamica crei un legame inscindibile di "sicurezza".
Egli ci fa semplicemente notare che esiste una volontà degli strati oppressi della società a farsi piegare da un tiranno, in quanto se solo gli oppressi volessero rovesciare il tiranno e recuperare ciò che più conta nella loro vita, ovvero la libertà, potrebbero farlo senza l'utilizzo della violenza. Secondo De La Boétie, basterebbe una reale presa di coscienza popolare sulla problematica del recupero delle libertà individuali e collettive, per non seguire più i dicktat imposti dall'alto da un tiranno che, in realtà crea la sua forza imponente semplicemente tramite la sudditanza di un popolo incapace di una presa reale di coscienza.
De La Boétie ci fa comprendere come sia incomprensibile una paura che crea sudditanza se a subirla non è una singola persona o un piccolo gruppetto di persone, ma villaggi interi, città, Stati, nei confronti di un singolo uomo.
Su quest'incapacità, il tiranno costruisce il suo sistema d'oppressione, talvolta con alcuni stratagemmi che non impongono violenza o privazioni, ma attraverso la distrazione di massa: eventi vari di divertimento, atti ad impegnare l'intelletto degli oppressi su aspetti del tutto secondari rispetto al problema della sudditanza al suo controllo.
Un'altra modalità fondamentale di controllo esercitata dall'oppressore, di fonda sulla voglia degli oppressi di crearsi, seppur all'interno di un sistema d'oppressione e tirannia, una sorta di condizione privilegiata di schiavitù. Tramite questa scelta, il tiranno riesce a crearsi dei supporti popolari alla sua condizione privilegiata.
Un passaggio decisamente interessante è dato dalla constatazione del filosofo sulla capacità di alcuni illuminati che, di fronte allo sfruttamento e all'oppressione subita dalla propria nazione, riescono a creare intorno a loro un movimento imponente, atto a una generale presa di coscienza della popolazione oppressa. Questi pochi casi, secondo De La Boétie, se mossi da un'intenzione buona e integra, riescono alla fine a raggiungere il loro scopo di liberazione, in quanto la lotta per la liberazione riesce a farsi largo da sé per farsi riconoscere tra gli oppressi.
Questo illuminante saggio di De La Boétie, pubblicato clandestinamente a partire dal 1576, possiamo trasportarlo ancora per comprendere le dinamiche attuali. Di fatto, egli è riuscito a comprendere le dinamiche più avanzate della pubblicità e della propaganda, che muove le folle alla ricerca di effimere soddisfazioni di bisogni del tutto costruiti ad arte dall'oppressore, che nulla hanno a che fare con il vero bisogno primario umano: la libertà.
Una lettura di questo tipo è assolutamente necessaria, per fare un salto ulteriore nella comprensione delle dinamiche relative alla perdita di sovranità che ci accompagna storicamente dal Fascismo in poi.
Tramite il Fascismo si ebbe la perdita di sovranità popolare avvenuta attraverso la trasformazione del nostro sistema istituzionale da democratico ad autoritario e, successivamente, dopo la liberazione dal nazifascismo, alcuni fatti ben conosciuti, ci hanno mostrato una non completa possibilità di accedere a scelte sui nostri interessi come Stato. Possiamo citare la morte di Mattei e Moro come avvisaglie nette di questa dinamica, che poi è di fatto peggiorata nel tempo con un controllo non solo sulle scelte politiche interne, ma sulle dinamiche economiche in cui ci siamo fatti imbrigliare tramite il "Divorzio 1981" tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia, Maastricht, l'Euro e gli ultimi trattati europei (Lisbona, MES, Fiscal Compact, Dublino III). Vorrei consigliarvi una lettura sulla sovranità italiana, molto molto interessante: Sovranità limitata 1978-2018.
giovedì 8 febbraio 2018
CRISI DEMOGRAFICA - I DATI ISTAT 2017 E COLLEGAMENTI SULL'ECONOMIA E SULL'IMMIGRAZIONE.
E' di oggi la notizia che segna un nuovo minimo storico nelle nascite dall'Unità d'Italia, il 2% in meno tra il 2017 e il 2016. Nel 2017, le nascite si sono fermate a 464 mila unità, 9000 in meno del 2016.
Quello demografico è un problema serio, che va analizzato nei risvolti che esso mostra a livello economico e sociale. Proviamo a fare una piccola ricostruzione storica, prendendo come elementi base del ragionamento il calo demografico, il risparmio privato italiano, l'immigrazione e il ruolo dello Stato.
Fonte: Wikipedia per il grafico demografico e fef academy per il tasso di rispamio privato delle famiglie italiane.
Questi due grafici raccontano molto bene il nostro declino, che ha radici molto più antiche dell'Euro. Parte con la flessione demografica, che registra l'ultimo anno di crescita nel 1964 per poi avere un declino che ci porta sotto il tasso di riproduzione, che è pari a un livello leggermente superiore ai 2 figli per coppia (dato che dobbiamo prendere in considerazione il fatto che c'è chi, per scelta di vita, morte prematura o altri fattori, non dà vita a nuova prole).
Con meno popolazione, c'è meno domanda interna che dev'essere compensata con una maggior propensione al consumo individuale. Si riesce a intensificare la produzione in maniera fittizia delocalizzando la produzione e quindi deindustrializzandoci, per produrre a basso costo e reimportare. Nel secondo grafico, ci viene mostrato il tasso di risparmio delle famiglie italiane, che storicamente è stato uno dei più alti del mondo. Il primo aspetto che ci viene immediatamente all'occhio, è il trasferimento del risparmio in consumi.
Uno dei maggiori problemi che dovremmo porci è quello demografico, ma una politica del genere si può mettere in piedi esclusivamente con uno Stato al centro della vita collettiva, cosa impossibile con le logiche liberiste. Infatti, ad oggi, la soluzione che ci viene perennemente offerta sul tema demografico, è "importare capitale umano". Non ho usato a caso questa terminologia, perché essa è figlia del capitalismo neoliberista. Non dobbiamo uscire dalla logica del Capitale.
(Qui la citazione di Sankara è fondamentale:<<Le masse popolari in Europa non sono contro le masse popolari in Africa. Ma quelli che vogliono sfruttare l'Africa sono gli stessi che fruttano l'Europa. Abbiamo un nemico comune>>. In questa citazione, si legge lo spostamento del capitale liberalizzato come fattore predatore. Il capitale, se così possiamo dire, non conosce patria, ma solo il profitto incondizionato. Questo è il liberismo. I rapporti di forza sono evidentemente diversi, ma la logica è la stessa.)
Questo servirebbe per comprimere ulteriormente i salari laddove c'è già un eccesso pazzesco di forza lavoro inutilizzata. Senza Stato nell'economia, questa via non è risolutiva, perché ci sarà sempre altro "capitale umano" da importare per comprimere ancora al ribasso i salari e ritrovare competitività sulle esportazioni. Se la crescita non può avvenire tramite domanda interna, che viene appositamente compressa abbassando l'influenza dei lavoratori tramite l'abbassamento dei salari, deve avvenire vendendo le proprie merci agli altri.
Dovrebbe essere nuovamente lo Stato a poter investire nella famiglia (non mi interessa il tipo di famiglia), e creare le condizioni perché l'aumento demografico si sviluppi da sé. Sarebbe bella l'idea d'istituire una commissione d'inchiesta specifica sul tema demografico. Lo Stato, in questo momento, ha di fatto le mani legate rispetto all'economia, e non si può pretendere che esista un altro metodo per incentivare le famiglie ad allargarsi.
Non è risolutiva neppure dal punto di vista demografico questa soluzione, almeno secondo me, perché il problema italiano, se nasce dal 1964, sfugge esclusivamente a logiche collegate alla crisi economica, ma è fattore culturale. Un economista che tratta spesso la tematica demografica, Gotti Tedeschi, collega l'inizio del problema demografico con il concetto di paternità responsabile, uscito dal Concilio Vaticano II. Assorbendo la nostra cultura, la popolazione immigrata, nel giro di poco tempo assorbirà questo fattore culturale. La soluzione non è definitiva, ma solo tampone, oltre a creare ulteriori tensioni sociali, figlie di un'estremizzazione del conflitto sociale dal basso. E' da questo conflitto sociale che nascono episodi come quelli di Macerata.
Per concludere, l'economia e la demografia insieme si legano solo con un intervento di Stato a sostegno delle famiglie.
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giovedì 1 febbraio 2018
L'INDOVINELLO DI TIZIO, CAIO E SEMPRONIO.
Tizio fissa il cambio con Caio e Sempronio e adotta con essi una moneta unica. Tizio ha abolito il rischio di cambio nei confronti della moneta di Caio e Sempronio e può prestare soldi a Caio e Sempronio senza che essi possano svalutare la loro moneta, tirandogli la sola.
Ecco che, protetti dalla moneta unica i capitali di Tizio dal Centro si dirigono in periferia, per finanziare Caio, perché Caio offre rendimenti più alti. Caio è felice, ma Tizio di più. Caio è felice perché si può permettere finalmente di comprarsi i beni prodotti da Tizio che prima costavano troppo e ora sono più a buon mercato, e Tizio è felice perché con questa logica finanzia le esportazioni di prodotti del suo sistema industriale.
Se Tizio eccede troppo con i crediti al sistema di Caio, non c'è problema, perché arriva Sempronio, che nel mentre ha fatto saltare il suo governo via lettera banca centrale con l'imposizione di tante riforme liberiste e spread, e ha messo al suo posto un governo tecnico, che finanzia in parte il salvataggio delle banche di Tizio esposte eccessivamente ai debiti di Caio e impone al proprio sistema austerità e tagli ai diritti sociali, così da tagliare la domanda interna.
Il sistema produttivo di Sempronio deve quindi tagliare i salari per rimanere in competizione con il sistema di Tizio o, in alternativa, fare delocalizzazioni, deindustrializzando il proprio sistema. Intanto, il sistema di Tizio può permettersi di fare shopping nel sistema sia di Caio che di Sempronio, che privatizzano.
L'adozione di una moneta unica ha avvantaggiato Tizio o Caio e Sempronio? Ha avvantaggiato il capitalista del sistema di Tizio o l'operaio del sistema di Caio e Sempronio?
lunedì 31 luglio 2017
NUOTO - IL BILANCIO DEL MONDIALE DI BUDAPEST 2017
Quello che ci siamo gustati in questi giorni è stato uno dei mondiali di nuoto più belli della storia, e non solo per il livello che hanno dimostrato di avere i nostri assi italiani.
Partendo dall'Italia, ci siamo piazzati al sesto posto nel medagliere complessivo, con 16 medaglie totali, quarti, dietro solo ai titani mondiali: USA, Cina e Russia.Non si vedevano tre ori dal mondiale di casa, a Roma 2009, dove ci furono le due vittorie di Federica Pellegrini sui 200 e 400 stile libero, conditi con due record del mondo, e la vittoria sui 1500 stile libero di Alessia Filippi. Se volessimo fare un passo storico maggiore per ritrovare un'Italia a questo livello, dovremmo spostarci addirittura all'Olimpiade di Sydney 2000, senza dubbio la più bella della storia, per quanto riguarda il nuoto. In quell'occasione, furono Domenico Fioravanti e Massimiliano Rosolino a regalarci tre ori, grazie, rispettivamente, alle vittorie sui 100 e 200 rana, e sui 200 misti conditi anche in quel caso con tanto di record olimpici (100 rana e 200 misti).
E' innegabile che il nuoto italiano si regga su tre punte di livello incredibile: Pellegrini, Detti e Paltrinieri, ma è sempre stato così, e lo è anche per gran parte delle altre nazioni. Lo è per la Svezia, che se si chiamasse direttamente Sarah Sjostrom, a livello natatorio cambierebbe poco, per l'Ungheria, che si regge su Lazlo Cseh, Katinka Hosszu e David Verraszto.
Ciò che c'è di estremamente positivo, è la crescita del livello medio dell'Italia, che anche in questo caso ci riporta un po' a Sydney 2000. In quel caso, non ci furono solo le medaglie di Rosolino (200 misti, 400 stile libero, 200 stile libero) e di Fioravanti, ma ci furono gli acuti di Rummolo, che piazzò un bronzo negli stessi 200 rana vinti da Fioravanti, ci fu il quarto posto di Vismara nei 50 stile libero, ci furono le staffette 4x200 stile libero maschile al quarto posto e la 4x100 stile libero al quinto posto.
Nel mondiale ungherese, abbiamo avuto grandi risposte da personaggi natatori che hanno già fatto la storia italiana, come Fabio Scozzoli, ritornato a grandi livelli sui 50 rana, dove ha migliorato per due volte il record italiano arrivando sesto in finale; e da future punte, come la Castiglioni, anche lei sesta nella finale della medesima disciplina, dalla Quadarella, stupenda nei 1500 stile libero che le hanno regalato il bronzo e da Martinenghi, ranista che ha mostrato grandi qualità.
A livello globale, abbiamo trovato una Federica Pellegrini versione super negli ultimi 30 metri dei 200 stile libero, dove neppure la fin lì imbattuta Katie Ledecky ha potuto nulla. Una gara, quella dei 200 stle libero femminili, tattica, perché altrimenti non si spiegherebbe il calo prestativo della Ledecky, che se avesse ripetuto il tempo della semifinale (tra l'altro nuotata circa un'ora dopo la finale dei 1500 stile libero), avrebbe comunque vinto. La Pellegrini ha dato la zampata della campionessa esperta.
La gara degli 800 stile libero, vinta da Gabriele Detti, con il bronzo di Gregorio Paltrinieri, è stata la sintesi delle caratteristiche che portano Detti a essere l'italiano più completo nello stile libero, competitivo dai 200 fino ai 1500 stile libero. Una gara dove Paltrinieri si è preso l'onere di sfiancare sul ritmo Sun Yang, mentre Detti ha avuto la capacità di rimanere lì e piazzare la zampata negli ultimi 100 metri, battendo anche Wojdak.
I 1500 di ieri li abbiamo visti tutti. Si era capito dalla batterie che l'ucraino Romanchuk sarebbe stato un cliente estremamente difficile da sfiancare. Un passaggio agli 800 da paura per Paltrinieri, sul 7'44 (pensate che il bronzo negli 800 l'aveva visto chiudere in 7'42''44), con Romanchuk che, nonostante questo passo, è rimasto lì fino ai 1300 metri. Il finale di Paltrinieri ha sfiancato l'ucraino, che sarebbe stato nettamente favorito in un arrivo in volata. Per Gabriele Detti un quarto posto dovuto anche al sorprendente Mack Horton, che si sapeva sarebbe stato un cliente pericoloso, ma lo si aspettava un gradino sotto l'italiano. C'è da dire, però, che Detti in una sola settimana abbia nuotato 400 stile, 800 stile, staffetta 4x200 stile libero e 1500. Gli va fatto un monumento per un grandissimo mondiale.
Ecco la loro intervista a fine gara.
Ecco la loro intervista a fine gara.
E' mancato il classico acuto in staffetta, che c'era stato anche a Kazan 2015, grazie alla 4x100 stile libero maschile.
E' mancata una vittoria italiana nel nuoto di fondo, com'era accaduto a Kazan grazie a Ruffini, ma sono arrivate tante medaglie. Al maschile, argento per Sanzullo nella 5 km e per Furlan nella 25 km, al femminile grandissima Bridi, che ci regala due bronzi nella 10 km e nella 25. Bronzo anche nella staffetta.
Grande Italia anche nei tuffi che, pur subendo il ritiro dell'icona Cagnotto, piazza due bronzi dal metro con Tocci al maschile e Bertocchi al femminile. Grandissimo bronzo per De Rose dalla piattaforma da 27 metri, nei tuffi dalle grandi altezze.
Come scordarci del nuoto sincronizzato, con l'oro della coppia Flamini-Minisini e l'argento, sempre di Minisini, ma in coppia con Perruppato.
Chiuderei con una breve analisi generale.
E' mancato solo Michelone, ritiratosi in grande stile a Rio 2016, ma gli USA non sono certo rimasti a secco! hanno immediatamente trovato un sostituto di peso, che sopperisse alla mancanza di Phelps e Lochte, tramite Dressel, un altro fenomeno a stelle e strisce che ha monopolizzato lo stile libero veloce e ha rischiato di fare uno scherzetto proprio a Michelone, arrivando a soli 4 centesimi dal record del mondo dei 100 farfalla 49''82 (stabilito a Roma 2009).
Nella rana, il britannico Adam Peaty si è permesso di riscrivere la storia, con altri record del mondo nei 50 e 100. 57''13 nei 100 e 25''95 nei 50, tempi non casuali, visto il ritmo tenuto anche nelle batterie e nelle semifinali.
Restando nella rana, ma spostandoci a livello femminile, la sfida titanca tra la Efimova e la King va all'americana, che sbriciola i record dei 50 e 100 rana imponendosi di forza sulla russa, che tuttavia si consola ampiamente con l'oro nei 200.
La padrona dello stile libero al femminile, Katie Ledecky, esce da questi mondiali con la sua storica imbattibilità violata dalla Pellegrini, ma con un bottino di spaventoso di 5 ori (400, 800, 1500 stile libero, 4x200 stile libero e 4x100 stile libero) e un argento nei 200 stile. Solo lei e Michelone Phelps versione Roma 2009 possono permettersi di dire di aver tirato un attimo il freno a mano nella stagione post olimpica. Il record del mondo della Pellegrini 1'52'98, datato mondiale Roma 2009, scricchiola non poco, dato che la Ledecky è arrivata nel 2016 a 1'53'73. L'aspettiamo nel mondiale del 2019, in vista di Tokyo 2020.
Il livello medio per accedere alle finali è salito tantissimo, è un nuoto sempre più competitivo, che se si voltasse a riguardare i livelli di quindici anni fa, ovvero prima dell'avvento di un Phelps generalista, dalla farfalla, allo stile libero, e ai misti, troverebbe solo il record del mondo dei 400 stile libero inscalfibile, 3'40''08 di Ian Thorpe, battuto di un solo centesimo da Biedermann nel 2009, grazie al costume gommato.
La padrona dello stile libero al femminile, Katie Ledecky, esce da questi mondiali con la sua storica imbattibilità violata dalla Pellegrini, ma con un bottino di spaventoso di 5 ori (400, 800, 1500 stile libero, 4x200 stile libero e 4x100 stile libero) e un argento nei 200 stile. Solo lei e Michelone Phelps versione Roma 2009 possono permettersi di dire di aver tirato un attimo il freno a mano nella stagione post olimpica. Il record del mondo della Pellegrini 1'52'98, datato mondiale Roma 2009, scricchiola non poco, dato che la Ledecky è arrivata nel 2016 a 1'53'73. L'aspettiamo nel mondiale del 2019, in vista di Tokyo 2020.
Il livello medio per accedere alle finali è salito tantissimo, è un nuoto sempre più competitivo, che se si voltasse a riguardare i livelli di quindici anni fa, ovvero prima dell'avvento di un Phelps generalista, dalla farfalla, allo stile libero, e ai misti, troverebbe solo il record del mondo dei 400 stile libero inscalfibile, 3'40''08 di Ian Thorpe, battuto di un solo centesimo da Biedermann nel 2009, grazie al costume gommato.
Personaggio del mondiale: resterei in Ungheria, con la "Lady di Ferro" Katinka Hosszu, che ha esaltato la Duna Arena.
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giovedì 19 gennaio 2017
IL RAPPORTO TRA PARLAMENTO E GOVERNO.
Ormai è passato più di un mese dal referendum sulla riforma costituzionale, che ha provocato le dimissioni dell'ex presidente del Consiglio Renzi, e la successiva nomina di Gentiloni, che ha di fatto riproposto quasi in toto i ministri dell'ex governo, con qualche variazione.
Ogni volta che cade un governo, nascono delle problematiche, dei difetti di conoscenze da parte del popolo, che sono strettamente legati alla trasformazione che ha avuto il nostro Stato, nei rapporti tra Parlamento e Governo. Infatti, si è quasi rovesciato questo rapporto, che prima vedeva il Governo subordinato al Parlamento, e oggi vede il Governo produrre la maggior parte degli atti normativi, tanto da legare nella concezione popolare la sua caduta all'indizione di elezioni, successive al termine anticipato della legislatura.
Chiariamo due concetti una volta per tutte. Che un governo non duri 5 anni all'interno della legislatura, ma se ne formino 3 (come in questa) è
normale in una repubblica parlamentare. Gli elettori votano i loro rappresentanti in parlamento, che cercano di applicare il programma elettorale.
Il governo in carica è l'esecutivo, che non si occupa di legiferare, ma di rendere esecutivo il lavoro legislativo del parlamento, tutto perfetto.
Quanti governi saltavano prima senza che si andasse a elezioni? Le legislature duravano.
Il problema è un altro. Abbiamo perso la concezione di parlamento che legifera, perché è stato spostato anche il potere legislativo sul governo.
Ecco, quindi, che quando va per aria un governo, il proseguimento della legislatura sembra non avere senso.
Se si recuperasse la concezione di parlamento come organo legislativo e di governo come organo esecutivo del lavoro parlamentare, i cittadini non
avrebbero più questa confusione in testa. E' una confusione legittima, con questi equilibri.
Ecco perché alle elezioni i cittadini non eleggono un governo! perché il governo è subordinato al volere della maggioranza parlamentare! e il presidente della Repubblica, qualsiasi nome indichi per formare un governo, dovrebbe sapere che tanto è l'organo legislativo che indirizza, non il
governo. Il parlamento può sfiduciare e far saltare il governo quando vuole.
Tutte queste concezioni sono completamente saltate per aria. Oggi siamo, in sostanza, una nuova forma di Stato, una Repubblica governativa, passatemi il termine, e ciò trova conferme anche nel documento allegato alla riforma costituzionale:
"Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, che hanno prodotto rilevanti effetti sui rapporti tra Governo, Parlamento e Autonomie territoriali – incidendo indirettamente sulla stessa forma di Stato e di Governo – senza tuttavia che siano stati adottati interventi diretti a ricondurre in modo organico tali trasformazioni entro un rinnovato assetto costituzionale". Fonte: http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/2080/testoddl1429senato.pdf
Ogni volta che cade un governo, nascono delle problematiche, dei difetti di conoscenze da parte del popolo, che sono strettamente legati alla trasformazione che ha avuto il nostro Stato, nei rapporti tra Parlamento e Governo. Infatti, si è quasi rovesciato questo rapporto, che prima vedeva il Governo subordinato al Parlamento, e oggi vede il Governo produrre la maggior parte degli atti normativi, tanto da legare nella concezione popolare la sua caduta all'indizione di elezioni, successive al termine anticipato della legislatura.
Chiariamo due concetti una volta per tutte. Che un governo non duri 5 anni all'interno della legislatura, ma se ne formino 3 (come in questa) è
normale in una repubblica parlamentare. Gli elettori votano i loro rappresentanti in parlamento, che cercano di applicare il programma elettorale.
Il governo in carica è l'esecutivo, che non si occupa di legiferare, ma di rendere esecutivo il lavoro legislativo del parlamento, tutto perfetto.
Quanti governi saltavano prima senza che si andasse a elezioni? Le legislature duravano.
Il problema è un altro. Abbiamo perso la concezione di parlamento che legifera, perché è stato spostato anche il potere legislativo sul governo.
Ecco, quindi, che quando va per aria un governo, il proseguimento della legislatura sembra non avere senso.
Se si recuperasse la concezione di parlamento come organo legislativo e di governo come organo esecutivo del lavoro parlamentare, i cittadini non
avrebbero più questa confusione in testa. E' una confusione legittima, con questi equilibri.
Ecco perché alle elezioni i cittadini non eleggono un governo! perché il governo è subordinato al volere della maggioranza parlamentare! e il presidente della Repubblica, qualsiasi nome indichi per formare un governo, dovrebbe sapere che tanto è l'organo legislativo che indirizza, non il
governo. Il parlamento può sfiduciare e far saltare il governo quando vuole.
Tutte queste concezioni sono completamente saltate per aria. Oggi siamo, in sostanza, una nuova forma di Stato, una Repubblica governativa, passatemi il termine, e ciò trova conferme anche nel documento allegato alla riforma costituzionale:
"Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, che hanno prodotto rilevanti effetti sui rapporti tra Governo, Parlamento e Autonomie territoriali – incidendo indirettamente sulla stessa forma di Stato e di Governo – senza tuttavia che siano stati adottati interventi diretti a ricondurre in modo organico tali trasformazioni entro un rinnovato assetto costituzionale". Fonte: http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/2080/testoddl1429senato.pdf
giovedì 1 settembre 2016
NAZIONALE ITALIANA - VENTURA E' UN GRANDE C.T.
Salve gentili lettori.
Oggi, eccezionalmente rispetto alle tematiche che solitamente tratto nel mio blog, voglio parlare di calcio. L'occasione merita, perché oggi ci sarà l'esordio di Giampiero Ventura alla guida della nazionale italiana e io, da tifoso storico del Cagliari, non posso che esserne felice.
Ormai sono dal 2010 che non seguo più il calcio, ma fino a quel momento posso definirmi un buon conoscitore delle tematiche calcistiche, in quanto il mio sogno giovanile è sempre stato quello di diventare, un giorno, un giornalista sportivo. Speranza poi accantonata per la nascita di nuovi interessi personali, superiori a quelli precedenti.
Se è quindi vero che non seguo il calcio espresso dalle squadre del mister Ventura dal suo primo anno al Bari, dove mi sembrò di rivedere quel meraviglioso Cagliari del 1998-1999, posso dire che Ventura è sempre stato un innovatore, e quindi dal punto di vista tattico è e ancora sarà, all'avanguardia.
Ormai sono dal 2010 che non seguo più il calcio, ma fino a quel momento posso definirmi un buon conoscitore delle tematiche calcistiche, in quanto il mio sogno giovanile è sempre stato quello di diventare, un giorno, un giornalista sportivo. Speranza poi accantonata per la nascita di nuovi interessi personali, superiori a quelli precedenti.
Se è quindi vero che non seguo il calcio espresso dalle squadre del mister Ventura dal suo primo anno al Bari, dove mi sembrò di rivedere quel meraviglioso Cagliari del 1998-1999, posso dire che Ventura è sempre stato un innovatore, e quindi dal punto di vista tattico è e ancora sarà, all'avanguardia.
Ho sempre sperato che un allenatore con le capacità di Ventura potesse un giorno avere il privilegio di allenare in palcoscenici internazionali, perché ha sempre dimostrato di saper insegnare calcio in provincia. Avere la notizia di un incarico così importante, mi fa davvero piacere, perché significa che anche partendo dalle categorie più basse del nostro calcio, dai campi polverosi della provincia, si può arrivare al top, se nell'individuo sono presenti doti innate come la professionalità e la conoscenza maniacale della materia trattata.
Ero molto piccolo quando, nel 1997, il mister Ventura prese la guida di un Cagliari distrutto dalla retrocessione in B dell'anno precedente, nel famoso spareggio con il Piacenza, nel neutro del San Paolo di Napoli. Una stagione nata male con l'esonero di Gregorio Perez, e proseguita tra alti e bassi con il sempre stimato Carlo Mazzone.
Il presidente Cellino si mise nelle mani di un Ventura che arrivava da una doppia promozione dalla C alla A con il Lecce, e fece centro, sia nei risultati sportivi che economici.
Il mister portò con se dei calciatori conosciuti, che potessero essergli di appoggio per far digerire meglio il nuovo sistema di gioco allo zoccolo duro del Cagliari del 1996. Arrivarono De Patre, Cavezzi, Zanoncelli e Macellari.
In serie B, non senza iniziali difficoltà, Ventura ottenne l'ennesima promozione, riportando immediatamente il Cagliari in serie A, ma fu nell'anno successivo che arrivarono le grandi imprese.
Con un gioco spumeggiante, specialmente nelle partite giocate al Sant'Elia, tutte le grandi squadre di categoria furono fermate. Si vinse con il Milan per 1-0 con goal di De Patre; la Juventus per 1-0 con goal di Berretta; per 1-0 con il fortissimo Parma con goal di Kallon; per 4-3 con la Roma, in una partita mitica dove le due stelle O'Neill e Muzzi fecero la differenza (doppietta del primo e goal del secondo); per 3-1 al Dall'Ara di Bologna, con goal di Macellari, Mboma e O'Neill. Inoltre, si andò a fermare la Lazio, l'Inter e la Fiorentina
Mitiche le goleade casalinghe con l'Empoli per 5-1, con tripletta di Mboma e doppietta di Muzzi, e per 5-0 con la Sampdoria di Spalletti.
Per sognare l'Europa, mancò un po' di regolarità di trasferta, perché in casa quel Cagliari aveva medie davvero spaventose.
Vorrei mostrarvi una partita in particolare, che i tifosi del Cagliari sicuramente ricorderanno bene!
L'anno successivo, purtroppo, Giampiero Ventura decise di voltare pagina, trasferendosi alla Sampdoria, dove diversi anni prima iniziò la sua scalata al grande calcio partendo dal settore giovanile.
La traccia del suo progetto calcistico a Cagliari rimase indelebile, con la valorizzazione massima di talenti come Roberto Muzzi, Fabian O'Neill, Fabio Macellari, Johnatan Zebina, Cristiano Zanetti, Mohamed Kallon, alcuni dei quali portarono grossi guadagni dalle vendite dei loro cartellini.
Ventura tornò a Cagliari nel 2002-2003, dove fu chiamato a metà stagione per rimettere in piedi un nuovo progetto, nel ricordo dei fasti precedenti. Con ottimi diamanti grezzi come Suazo, Langella, Esposito, Conti, riportò il Cagliari in orbita promozione, mancandola al termine di una stagione molto positiva. L'arrivo di Gianfranco Zola nell'anno successivo mise il Cagliari come grandissima favorita per la promozione in A ma, tuttavia, nonostante un'ottima partenza con un 3-0 al Catania, i risultati altalenanti non furono ritenuti soddisfacenti e il mister fu esonerato quando il Cagliari si trovava all'ottavo posto, comunque ben posizionato nel "treno" promozione.
Un altro grande ricordo di Ventura, per me, è sempre il suo Pisa dei miracoli del 2007-2008. Una squadra neo promossa in serie B, che diede l'incarico progettuale a Ventura, con ottime aspettative sul futuro, grazie al prestito del bravissimo Cerci e di giocatori da valorizzare. Fu un'annata condita da un calcio bellissimo, che fece sfiorare la doppia promozione al Pisa, che si arrese ai play-off al Lecce.
L'ultima esperienza che ho seguito, prima di abbandonare la visione dettagliata degli aspetti calcistici, fu il neo-promosso Bari. Un Bari che arrivava dalla promozione ottenuta proprio con il mister Antonio Conte, e che Ventura seppe migliorare, riportandolo a un ricordo del suo vecchio Cagliari dal punto di vista dell'approccio alle partite con le grandi squadre, anche se non dal punto di vista tattico. Una squadra mai doma, che grazie al grande lavoro di Ventura, riuscì a lanciare giovanissimi come Ranocchia e Bonucci, ed a rilanciare Barreto e Almiron. Ottenne grandi risultati, riuscendo a battere al San Nicola 2-0 la Lazio (e 2-0 anche al ritorno), 3-1 la Juventus, 4-2 il Palermo, 2-1 la Sampdoria, 2-0 la Fiorentina, pareggiare 2-2 con il Milan al San Nicola e 0-0 a San Siro con il Milan, 0-0 con l'Inter. Chiuse la stagione al 10° posto.
Non tratto il tema "Torino" perché non ho avuto il piacere di vedere il grande progetto portato avanti dal mister, ma i risultati ottenuti sono sotto gli occhi di tutti.
Riprenderò con piacere a guardare le partite della Nazionale, perché con Ventura in panchina, non si può fare altrimenti! buon lavoro, mister.
Stasera buon Italia-Francia a tutti, proprio nel "suo" San Nicola di Bari.
Alla prossima.
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mercoledì 3 agosto 2016
OLIMPIADI RIO 2016 - QUALI SONO LE SPERANZE DI MEDAGLIA PER L'ITALIA?
Salve gentili lettori.
In questo articolo, andrò a parlare di aspetti differenti rispetto a quelli che tratto solitamente all'interno del mio blog. Generalmente ho sempre trattato tematiche come la politica e l'economia, ma io sono un grande appassionato di sport, fin da giovanissimo. Mi sono allontanato dal calcio ormai da diversi anni, ma per tutti gli altri sport la mia informazione non è diminuita.
Scindere gli aspetti politici da quelli sportivi è fondamentale, perché se è vero che sono contro la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, perché credo che prima di organizzare un evento di questa portata e con tali investimenti da sobbarcarsi, si debbano risolvere prima le problematiche fondamentali sui servizi offerti ai cittadini; dall'altra parte credo che non si debba perdere uno spettacolo che, sportivamente parlando, non ha eguali.
Il Brasile, forse contro il volere del proprio popolo, si è sobbarcato una mole di investimenti grossi in grandi eventi, ricordiamo anche il mondiale di calcio del 2014, la Confederation Cup del 2013. Questo è un problema politico, di un paese in via di sviluppo che avrebbe altre priorità rispetto all'organizzazione di grandi eventi sportivi, esattamente come l'Italia.
Le Olimpiadi sono la manifestazione con il più alto grado di aggregazione di popoli e culture del mondo, e non la vedo come uno scontro titanico dal sapore nazionalista, proprio per la motivazione precedente. I boicottaggi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, in piena guerra fredda, furono strumentalizzazioni politiche che utilizzarono lo sport per scopi esterni.
Come avete letto nel titolo, vorrei parlare delle speranze di medaglia dell'Italia. Partiamo dal nuoto e dai tuffi.
NUOTO E TUFFI
Nel nuoto riponiamo ottime speranze, sicuramente maggiori rispetto alle cocenti delusioni sopportate a Londra 2012. Arriviamo con il campione del mondo in carica dei 1500 stile libero Gregorio Paltrinieri, che pochi mesi fa ha vinto la medaglia d'oro all'europeo di Londra con un grandissimo tempo, record europeo in 14'34''04, a soli tre secondi dal record di Sun Yang. Nella medesima gara, troviamo anche Gabriele Detti, compagno di allenamento di Paltrinieri, accreditato di tempi un po' più alti nella specialità, vice campione europeo, ma in grado di giocarsi una medaglia con il canadese Ryan Cochrane e lo statunitense, vice campione mondiale, Connor Jegger.
Spostandoci ai 400 stile libero, scopriamo sempre lui, un Gabriele Detti in grande spolvero, accreditato del terzo tempo mondiale dell'anno in 3'43''97 e campione europeo della distanza pochi mesi fa a Londra. La concorrenza è spietata, ma può giocarsi una medaglia insieme a Sun Yang, Horton a Guy, Cochrane e Jagger. Abbattendo il record italiano di Rosolino, risalente all'argento olimpico di Sydney 2000 di 3'43''40 ha probabilità grandissime di riuscirci.
Un'altra gara fantastica saranno i 100 stile libero, che vedono un Luca Dotto in grande spolvero, primo italiano a scendere sotto i 48 secondi, che si presenta come campione europeo in carica. Inutile dire che la concorrenza nella specialità regina è validissima: dall'australiano McEvoy, passando per il francese Gilot e l'americano Adrian, il canadese d'origine italiana Condorelli e il cinese Zatao, campione mondiale in carica.
Troveremo Luca Dotto anche nei 50 stile libero, che gli regalarono l'argento mondiale a Shanghai 2011. Può sicuramente scendere sotto i 22 secondi, e le medaglie, a mio parere potrebbero giocarsi sul 21.70 per l'argento e il bronzo. Dotto ha possibilità ridotte, ma in una gara dove i calcoli stanno a zero, mai dire mai. L'oro di Manaudou non pare poter essere in discussione.
Chiudiamo l'argomento maschile con la 4x100 stile libero, bronzo mondiale e accreditata di un quartetto davvero valido: Luca Dotto, Marco Orsi, Filippo Magnini e Luca Leonardi. La staffetta ha sempre dimostrato di essere validissima nel fondamentale dei cambi e con un Orsi versione Kazan 2015, la speranza finale dev'essere raggiunta.
Passando al femminile, abbiamo la Pellegrini che può giocarsi il trono olimpico nei suoi 200 stile libero, Katie Ledecky permettendo. Una gara apertissima, specie se pensiamo ai tempi della Pellegrini del 2016, che è tornata sotto i 1'55, proprio come Katie Ledecky. La sfida si annuncia accesissima, con la Franklin che non sembra essere quella del 2015, e una Sjostrom in più da domare.
Un'altra staffetta che potrebbe regalarci soddisfazioni sarà la 4x200 stile libero donne, con la Pellegrini in ultima frazione che, se lanciata a dovere dalle tre precedenti staffettiste, potrebbe riportarci a ridosso del podio o oltre, come successo al mondiale di Kazan 2015, dove prendemmo l'argento.
Occhio al nuoto di fondo, dove l'iridato mondiale della 25 km Simone Ruffini si gioca grandi possibilità nella 10 km, dove si è imposto anche in una gara di coppa del mondo.
Passando ai tuffi, Tania Cagnotto, al suo ultimo tentativo olimpico, cercherà di far sua la medaglia olimpica che manca ad un palmares fantastico. Avrà due tentativi: il primo nel sincro 3 metri, in compagnia di Francesca Dallapè, dove le aspettative sono altissime, per la storia di questa gara ai mondiali da Roma 2009 in poi; il secondo nell'individuale, trampolino da tre metri, dove oltre le incredibili cinesi, dovrà vedersela con la Canadese Abel e la fortissima australiana Keeney.
ATLETICA
Dopo il caso Schwazer, che è comunque partito per Rio e aspetta la sentenza definitiva, si è socchiusa una grossa possibilità di medaglia. Un'altra mazzata è arrivata con l'infortunio del saltatore Tamberi, che faceva sperare in grande per la rassegna olimpica, dopo il fantastico record italiano a 2.39. Le speranze sono davvero piccole, e sono limitate al salto triplo con Donati, alla Rigaudo e alla Straneo. Sarebbero gradite delle sorprese!
CICLISMO
Abbiamo diverse chance nella prova in linea grazie alla presenza di Fabio Aru ma, soprattutto, di Vincenzo Nibali, uscito benissimo dal Tour de France. Nella specialità della mountain bike Fontana, bronzo olimpico a Londra 2012 può giocarsi nuovamente il podio, grazie alla sua esperienza, acquisita anche attraverso il quinto posto di Pechino 2008.
BOXE
L'assenza del fortissimo supermassimo Cammarelle pesa, ma Clemente Russo vuole e può finalmente raggiungere l'obiettivo di una carriera: vincere l'oro olimpico. Troviamo anche un Mangiacapre, bronzo olimpico a Londra 2012, in cerca di conferme e la variabile Cappai, che ha contro di lui i pronostici, ma potrebbe trovare comunque un risultato soddisfacente.
TENNIS
Le speranze non sono concentrate nell'individuale, dove Fognini potrebbe riuscire, tirando fuori il suo miglior tennis a fare l'impresa, ma nel doppio femminile, dove la riunione del duo Errani-Vinci, che tanti slam hanno vinto nel recente passato, potrebbe aprirci grandi prospettive!
SCHERMA
Quando parliamo di scherma, il medagliere italiano s'illumina. E' sempre stato così, e speriamo che lo sia nuovamente anche a Rio 2016. Il fioretto individuale femminile ci apre a grandi prospettive, con la Di Francisca, campionessa olimpica in carica in grado di difendere il suo titolo ma, soprattutto, da Arianna Errigo, finalista a Londra proprio contro la Di Francisca, e in cerca di riscatto.
Il fioretto maschile vede grandi prospettive sia nella prova individuale, con Cassarà e Avola in cerca di riscatto dopo Londra e il giovanissimo Garozzo, variabile davvero pericolosa per qualsiasi avversario. Inoltre, nella prova a squadre, dove Cassarà, Garozzo, Baldini e Avola potrebbero ripetere i fasti delle recenti prove olimpiche italiane nella specialità.
Altre discipline dove nutriamo possibilità sono la spada sia individuale che a squadre, dove la campionessa mondiale Rossella Fiammingo si gioca l'oro. Inoltre, la sciabola individuale, dove Montano e Occhiuzzi potrebbero giocarsi chance di titolo olimpico, dopo l'oro di Montano ad Atene 2004 e il bronzo a squadre del 2012.
TIRO CON L'ARCO
Questa disciplina appassiona sempre, quando arriviamo in periodo olimpico. Siamo detentori del titolo olimpico, ottenuto a Londra 2012 contro gli USA dal trio Galiazzo, Nespoli e Frangilli. Nella gara a squadre abbiamo più possibilità di centrare una medaglia, mentre nell'individuale, dato l'appannamento di Galiazzo, c'è da andare cauti.....ma il ricordo di Atene 2004 è sempre lì. Non dimentichiamoci le donne, che hanno una squadra giovane e possono far bene nella prova a squadre.
TIRO A VOLO
Si pensa al tiro a volo, e ci torna in mente il record del mondo di Jessica Rossi a Londra 2012, un incredibile 99/100. Arriva in buona forma la campionessa, e può giocarsi buone possibilità. Nel maschile, non dimentichiamoci di Fabbrizi, già argento olimpico e Pellielo, vincitore di due argenti e un bronzo olimpico.
TIRO A SEGNO
In questa specialità Campiani di presenta da campione olimpico in carica nella carabina 50 metri da tre posizioni, mentre è argento in carica nella carabina da 10 metri. La speranza che si ripeta qui a Rio è alta! occhio anche a Petra Zublasing.
LOTTA
In questa specialità abbiamo ottime chance, grazie al cubano naturalizzato italiano Chamizo, un grande campione della disciplina, un vero e proprio lottatore che non si arrende mai fino all'ultimo secondo, come ha dimostrato recentemente.
GINNASTICA ARTISTICA
Tutte le speranze sono concentrate su Vanessa Ferrari, grande campionessa che si giocherà le sue possibilità nella specialità del corpo libero e alla trave.
ALTRI SPORT DI SQUADRA
Pesa l'assenza della nazionale di Basket, che aveva un insieme di cestisti davvero forti, sulla carta. Il volley sia maschile che femminile, ma anche la pallanuoto potrebbero offrirci diverse possibilità di trovare medaglie. Abbiamo un'ottima coppia nel torneo di beach volley maschile.
NUOTO E TUFFI
Nel nuoto riponiamo ottime speranze, sicuramente maggiori rispetto alle cocenti delusioni sopportate a Londra 2012. Arriviamo con il campione del mondo in carica dei 1500 stile libero Gregorio Paltrinieri, che pochi mesi fa ha vinto la medaglia d'oro all'europeo di Londra con un grandissimo tempo, record europeo in 14'34''04, a soli tre secondi dal record di Sun Yang. Nella medesima gara, troviamo anche Gabriele Detti, compagno di allenamento di Paltrinieri, accreditato di tempi un po' più alti nella specialità, vice campione europeo, ma in grado di giocarsi una medaglia con il canadese Ryan Cochrane e lo statunitense, vice campione mondiale, Connor Jegger.
Spostandoci ai 400 stile libero, scopriamo sempre lui, un Gabriele Detti in grande spolvero, accreditato del terzo tempo mondiale dell'anno in 3'43''97 e campione europeo della distanza pochi mesi fa a Londra. La concorrenza è spietata, ma può giocarsi una medaglia insieme a Sun Yang, Horton a Guy, Cochrane e Jagger. Abbattendo il record italiano di Rosolino, risalente all'argento olimpico di Sydney 2000 di 3'43''40 ha probabilità grandissime di riuscirci.
Un'altra gara fantastica saranno i 100 stile libero, che vedono un Luca Dotto in grande spolvero, primo italiano a scendere sotto i 48 secondi, che si presenta come campione europeo in carica. Inutile dire che la concorrenza nella specialità regina è validissima: dall'australiano McEvoy, passando per il francese Gilot e l'americano Adrian, il canadese d'origine italiana Condorelli e il cinese Zatao, campione mondiale in carica.
Troveremo Luca Dotto anche nei 50 stile libero, che gli regalarono l'argento mondiale a Shanghai 2011. Può sicuramente scendere sotto i 22 secondi, e le medaglie, a mio parere potrebbero giocarsi sul 21.70 per l'argento e il bronzo. Dotto ha possibilità ridotte, ma in una gara dove i calcoli stanno a zero, mai dire mai. L'oro di Manaudou non pare poter essere in discussione.
Chiudiamo l'argomento maschile con la 4x100 stile libero, bronzo mondiale e accreditata di un quartetto davvero valido: Luca Dotto, Marco Orsi, Filippo Magnini e Luca Leonardi. La staffetta ha sempre dimostrato di essere validissima nel fondamentale dei cambi e con un Orsi versione Kazan 2015, la speranza finale dev'essere raggiunta.
Passando al femminile, abbiamo la Pellegrini che può giocarsi il trono olimpico nei suoi 200 stile libero, Katie Ledecky permettendo. Una gara apertissima, specie se pensiamo ai tempi della Pellegrini del 2016, che è tornata sotto i 1'55, proprio come Katie Ledecky. La sfida si annuncia accesissima, con la Franklin che non sembra essere quella del 2015, e una Sjostrom in più da domare.
Un'altra staffetta che potrebbe regalarci soddisfazioni sarà la 4x200 stile libero donne, con la Pellegrini in ultima frazione che, se lanciata a dovere dalle tre precedenti staffettiste, potrebbe riportarci a ridosso del podio o oltre, come successo al mondiale di Kazan 2015, dove prendemmo l'argento.
Occhio al nuoto di fondo, dove l'iridato mondiale della 25 km Simone Ruffini si gioca grandi possibilità nella 10 km, dove si è imposto anche in una gara di coppa del mondo.
Passando ai tuffi, Tania Cagnotto, al suo ultimo tentativo olimpico, cercherà di far sua la medaglia olimpica che manca ad un palmares fantastico. Avrà due tentativi: il primo nel sincro 3 metri, in compagnia di Francesca Dallapè, dove le aspettative sono altissime, per la storia di questa gara ai mondiali da Roma 2009 in poi; il secondo nell'individuale, trampolino da tre metri, dove oltre le incredibili cinesi, dovrà vedersela con la Canadese Abel e la fortissima australiana Keeney.
ATLETICA
Dopo il caso Schwazer, che è comunque partito per Rio e aspetta la sentenza definitiva, si è socchiusa una grossa possibilità di medaglia. Un'altra mazzata è arrivata con l'infortunio del saltatore Tamberi, che faceva sperare in grande per la rassegna olimpica, dopo il fantastico record italiano a 2.39. Le speranze sono davvero piccole, e sono limitate al salto triplo con Donati, alla Rigaudo e alla Straneo. Sarebbero gradite delle sorprese!
CICLISMO
Abbiamo diverse chance nella prova in linea grazie alla presenza di Fabio Aru ma, soprattutto, di Vincenzo Nibali, uscito benissimo dal Tour de France. Nella specialità della mountain bike Fontana, bronzo olimpico a Londra 2012 può giocarsi nuovamente il podio, grazie alla sua esperienza, acquisita anche attraverso il quinto posto di Pechino 2008.
BOXE
L'assenza del fortissimo supermassimo Cammarelle pesa, ma Clemente Russo vuole e può finalmente raggiungere l'obiettivo di una carriera: vincere l'oro olimpico. Troviamo anche un Mangiacapre, bronzo olimpico a Londra 2012, in cerca di conferme e la variabile Cappai, che ha contro di lui i pronostici, ma potrebbe trovare comunque un risultato soddisfacente.
TENNIS
Le speranze non sono concentrate nell'individuale, dove Fognini potrebbe riuscire, tirando fuori il suo miglior tennis a fare l'impresa, ma nel doppio femminile, dove la riunione del duo Errani-Vinci, che tanti slam hanno vinto nel recente passato, potrebbe aprirci grandi prospettive!
SCHERMA
Quando parliamo di scherma, il medagliere italiano s'illumina. E' sempre stato così, e speriamo che lo sia nuovamente anche a Rio 2016. Il fioretto individuale femminile ci apre a grandi prospettive, con la Di Francisca, campionessa olimpica in carica in grado di difendere il suo titolo ma, soprattutto, da Arianna Errigo, finalista a Londra proprio contro la Di Francisca, e in cerca di riscatto.
Il fioretto maschile vede grandi prospettive sia nella prova individuale, con Cassarà e Avola in cerca di riscatto dopo Londra e il giovanissimo Garozzo, variabile davvero pericolosa per qualsiasi avversario. Inoltre, nella prova a squadre, dove Cassarà, Garozzo, Baldini e Avola potrebbero ripetere i fasti delle recenti prove olimpiche italiane nella specialità.
Altre discipline dove nutriamo possibilità sono la spada sia individuale che a squadre, dove la campionessa mondiale Rossella Fiammingo si gioca l'oro. Inoltre, la sciabola individuale, dove Montano e Occhiuzzi potrebbero giocarsi chance di titolo olimpico, dopo l'oro di Montano ad Atene 2004 e il bronzo a squadre del 2012.
TIRO CON L'ARCO
Questa disciplina appassiona sempre, quando arriviamo in periodo olimpico. Siamo detentori del titolo olimpico, ottenuto a Londra 2012 contro gli USA dal trio Galiazzo, Nespoli e Frangilli. Nella gara a squadre abbiamo più possibilità di centrare una medaglia, mentre nell'individuale, dato l'appannamento di Galiazzo, c'è da andare cauti.....ma il ricordo di Atene 2004 è sempre lì. Non dimentichiamoci le donne, che hanno una squadra giovane e possono far bene nella prova a squadre.
TIRO A VOLO
Si pensa al tiro a volo, e ci torna in mente il record del mondo di Jessica Rossi a Londra 2012, un incredibile 99/100. Arriva in buona forma la campionessa, e può giocarsi buone possibilità. Nel maschile, non dimentichiamoci di Fabbrizi, già argento olimpico e Pellielo, vincitore di due argenti e un bronzo olimpico.
TIRO A SEGNO
In questa specialità Campiani di presenta da campione olimpico in carica nella carabina 50 metri da tre posizioni, mentre è argento in carica nella carabina da 10 metri. La speranza che si ripeta qui a Rio è alta! occhio anche a Petra Zublasing.
LOTTA
In questa specialità abbiamo ottime chance, grazie al cubano naturalizzato italiano Chamizo, un grande campione della disciplina, un vero e proprio lottatore che non si arrende mai fino all'ultimo secondo, come ha dimostrato recentemente.
GINNASTICA ARTISTICA
Tutte le speranze sono concentrate su Vanessa Ferrari, grande campionessa che si giocherà le sue possibilità nella specialità del corpo libero e alla trave.
ALTRI SPORT DI SQUADRA
Pesa l'assenza della nazionale di Basket, che aveva un insieme di cestisti davvero forti, sulla carta. Il volley sia maschile che femminile, ma anche la pallanuoto potrebbero offrirci diverse possibilità di trovare medaglie. Abbiamo un'ottima coppia nel torneo di beach volley maschile.
giovedì 21 luglio 2016
RIFORMA COSTITUZIONALE - ANALISI SUI COSTI DEL SENATO.
Salve gentili lettori.
In questo articolo ho intenzione di proseguire le argomentazioni sulla riforma costituzionale, in vista del referendum confermativo che si svolgerà a novembre, a quanto pare.
L'articolo di oggi nasce da un dato che ho potuto visionare sulla pagina Twitter ufficiale del Senato della Repubblica (https://twitter.com/SenatoStampa/status/755781985138794498), e che poi mi ha portato a fare una riflessione interessante, che vorrei condividere con voi.
Il dato è questo grafico, che ci va a illustrare il rapporto esistente tra il costo dell'istituzione Senato della Repubblica e il totale della spesa pubblica sostenuta dallo Stato.
Ciò significa che sul totale della spesa sostenuta dallo Stato, lo 0,060% viene destinato al Senato della Repubblica, nella forma attuale, pre applicazione della riforma costituzionale del governo Renzi.
Osservate il grafico. Il rapporto sopra citato è già di per se in fase calante dal 2006, ed è passato in 9 anni dallo 0,083% allo 0,060% attuale.
Dato quest'elemento, ho provato a ragionare in collegamento con la riforma costituzionale, confrontando le diminuzioni di costo che la riforma garantirebbe passando dal Senato della Repubblica attuale, al Senato delle Autonomie, previsto dalla riforma. Il risparmio è pari a 58 milioni di Euro, ovvero l'8,8% dell'ammontare totale della macchina Senato della Repubblica, che si aggira sui 540 milioni.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/04/riforma-del-senato-ecco-quanto-si-risparmiera-appena-48-milioni-su-540-di-spese-solo-tagli-risibili/2431750/
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/04/riforma-del-senato-ecco-quanto-si-risparmiera-appena-48-milioni-su-540-di-spese-solo-tagli-risibili/2431750/
In sostanza, i sostenitori del SI' al referendum costituzionale confermativo di novembre, stanno supportando, tra le tesi a sostegno dell'approvazione della riforma, l'ottenimento di un ingente risparmio per le casse dello Stato di 58 milioni di Euro, che porterebbe, secondo loro, grandi benefici.
Siete così sicuri che valga la pena mettere in gioco l'assetto dei poteri conferito al nostro Stato dalla Costituzione repubblicana, per una diminuzione pari a 58 milioni di Euro della spesa pubblica, ovvero, per capirci meglio, una diminuzione dell'8,8% di quel minuscolo 0,060% che è dimostrato dai dati del Senato?
Fossi in voi, cari connazionali, sinceramente, ci penserei 1000 volte prima di cadere in questi beceri giochetti di cifre, che sembrano essere enormi, ma in realtà non lo sono, se dall'altra parte della bilancia ci sono gli equilibri democratici della Repubblica.
E in chiusura, invito i sostenitori del SI' a giocarsi altre carte, per imporsi in questa partita, che vede da una parte il sostegno a una riforma che accentra verso l'esecutivo, e più specificatamente verso il presidente del Consiglio, i poteri; e dall'altra, chi vuole preservare gli equilibri democratici esistenti.
Alla prossima.
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mercoledì 17 febbraio 2016
UNIONI CIVILI - M5S - LA SCELTA DEI PORTAVOCE AL SENATO MI RAPPRESENTA IN TOTO.
Salve gentili lettori.
In questo breve articolo, vorrei rimarcare quello che è successo ieri al Senato, durante la discussione del DDL Cirinnà sulle Unioni Civili. Io sono un attivista del movimento 5 stelle, e mai come ieri sono stato fiero della scelta portata avanti dai miei portavoce. Argomenterò a sostegno di questa mia tesi, perché comprenderla, se lo si vuol fare, è davvero molto semplice. E' la base di una democrazia parlamentare.
Buona lettura.
Ciò che non si capisce, è che siamo in una democrazia parlamentare, dove i parlamentare sono rappresentanti del campione della cittadinanza italiana. Per approvare una legge, serve che il popolo sia a favore e preparato a quel determinato pensiero, perché manda in Parlamento qualcuno che rappresenti le sue istanze. In questo caso, la maggioranza sulle Unioni civili c'è! questo se c'è una legge elettorale che copi il più possibile la rappresentanza popolare all'interno dell'istituzione Parlamento. Ogni parlamentare, rappresenta un campione di 50 mila cittadini. Ad approvare le unioni civili, ci si arriva attraverso un dialogo parlamentare aperto, anche ai rappresentanti della cittadinanza italiana che si oppone a questo progetto, facendo sì che possano esprimersi in dissenso: loro sono in quell'assemblea in rappresentanza di cittadini, esattamente come lo siete voi.
E' democrazia, o ci siamo dimenticati il significato?

Quando un popolo è di per se pronto ad un cambiamento, esso arriva naturalmente, perché eleggeranno dei rappresentanti che siano in conformità con i cambiamenti che si vorranno ottenere all'interno della società.
Per ottenere un cambiamento, in una democrazia parlamentare, non si può utilizzare un metodo antidemocratico, punto.
Volete ottenere un risultato reprimendo il diritto di rappresentanza istituzionale del campione di cittadinanza italiana che la pensa diversamente rispetto a voi? Allora non siete democratici.
Il cambiamento avverrà, manca poco, perché i voti per far approvare il provvedimento ci sono! il movimento 5 stelle è arrivato addirittura a non presentare nessun emendamento, per non bloccare ulteriormente il dibattito su questo disegno di legge, su cui auspica fortemente che ci sia un esito positivo, e non era mai successo nella storia della Repubblica che un gruppo parlamentare non presentasse nessun emendamento.
Ma, se la maggioranza, nonostante la Lega Nord avesse rimosso già in partenza 4500 dei 5000 emendamenti presentati inizialmente, riducendo il dialogo a 500, un numero normalissimo, continua a voler agire attraverso strumenti di repressione delle minoranze parlamentari, come il maxiemendamento, allora bisogna dire no, in rispetto della forma di Stato che abbiamo, in rispetto delle minoranza che non possono essere rappresentante nel dibattito.
Tagliare la lingua alle opposizioni non è democratico. Anche se si parla di espressione di pensieri come quelli di Giovanardi, che non piace neppure a me, è ugualmente sbagliato, perché essendo un parlamentare della Repubblica rappresentativo di 50 mila cittadini italiani come noi, ha il diritto di portare la loro voce.
IL MAXIEMENDAMENTO
Che cos'è il cosiddetto CANGURO?
Il canguro è un maxiemendamento che distrugge il dialogo parlamentare, ammazzando quasi tutti gli emendamenti presentati delle opposizioni. E' dittatura. Che si sia d'accordo o meno con la legge, non si può votare a favore di questo metodo. Mi sono sentito rappresentato dai senatori del m5s, come nella stragrande maggioranza dei casi, perché io avrei fatto la stessa cosa. Questo metodo va a ripercorrere il metodo incostituzionale di legiferare perennemente attraverso le questioni di fiducia, al fine di superare il dialogo parlamentare.
Il risultato finale si otterrà, ma attraverso un dialogo parlamentare aperto alle opposizioni parlamentari di questo provvedimento specifico, non con sistemi totalitari che svuotano il significato di democrazia parlamentare.
Otterremo il risultato, e sarà ancora più bello averlo fatto dando a tutti la possibilità di dissentire.
" NON CONDIVIDO LA TUA IDEA, MA DAREI LA VITA PERCHE' TU LA POSSA ESPRIMERE ".
Vale sempre, anche in questo caso. Ed è proprio quando il risultato prodotto sarebbe andato bene al Movimento 5 stelle, che bisogna rimarcare i danni democratici che porta legiferare in questo modo.
Alla prossima.
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mercoledì 9 dicembre 2015
ECCO PERCHE' LE IDEOLOGIE NON HANNO FONDAMENTO.
Salve gentili lettori.
Questo articolo lo dedicherò ad un'analisi che mi ha portato a porre la parola fine su un ragionamento che mi frullava in testa ormai da ormai troppo tempo.
Da quando ho conosciuto e poi abbracciato il pensiero di Beppe Grillo, che poi s'è evoluto nel tempo attraverso i programmi del Movimento 5 stelle, mi sono sempre trovato d'accordo sul fatto che il fattore ideologico fosse di troppo, e fungesse da tappo nei confronti della possibilità d'impostare il dialogo politico in modo più aperto rispetto al passato e al presente.
Non credo di essere l'unico a cominciare ragionamenti più profondi in attesa che arrivi il sonno. Qualche notte fa, in attesa di addormentarmi, ho cominciato a riprendere il mio ragionamento sull'ideologia, riuscendo ad arrivare alla mia realtà personale.
Ho preso l'ideologia di destra e di sinistra, e le ho incrociate tra loro attraverso il concetto di multiculturalismo all'interno di uno Stato, e di dottrine economiche appoggiate dalle due correnti.
PRIMO ASPETTO: IL MULTICULTURALISMO
Per definizione, il multiculturalismo è l'appartenenza o la partecipazione a diverse culture. Osservandolo da un punto di vista politico, il multiculturalismo è la politica sociale volta a riconoscere, all'interno di un paese, l'identità culturale e linguistica di ciascuna delle componenti etniche.
Se in passato il multiculturalismo italiano poteva esser limitato alla protezione delle culture regionali o locali, ai dialetti, alle minoranze linguistiche presenti nel territorio, come il caso del sardo, gli sviluppi dell'economia verso una scelta globalizzata, è andata a proporre un nuovo multiculturalismo, atto a valutare la forte presenza nei confini italiani, di culture estranee alla nostra. Vedi le culture rom e africane.
La resistenza del concetto di ideologia, completamente annullato da un punto di vista economico, vista l'unica strada seguita sia da governi di sinistra e di destra, si aggrappa ormai esclusivamente alla valutazione del multiculturalismo all'interno della società di uno Stato.
Dalla sinistra, abbiamo una forte apertura alle nuove culture, all'accoglienza, allo sviluppo di strumenti che diano la possibilità a persone non cittadine di quello Stato di poter proseguire il loro percorso di vita, senza dover rinunciare alle loro tradizioni. Vi è quindi una forte apertura.
Dalla destra, abbiamo una chiusura netta verso le nuove culture, con restrizioni pesantissime sull'accoglienza, ed una chiusura totale allo sviluppo di strumenti che permettano ai cittadini esterni di proseguire le loro tradizioni anche fuori dai loro Stati. Vi è una forte apertura verso l'adeguamento dei cittadini esteri alla cultura interna allo Stato. Un adattamento quasi costrittivo, date le chiusure ad una possibilità di dialogo.
SECONDO ASPETTO: LA POSIZIONE DI POLITICA ECONOMICA
Negli anni '60 e '70 questa era una forte componente dell'ideologia, ma oggi si è completamente annullata, almeno in Italia. Le politiche economiche interne all'UE vengono sostanzialmente imposte dall'alto, con margini di manovra davvero limitati dovuti al rispetto dei parametri dell'Unione, tra cui i parametri dei Trattati di Maastricht e di funzionamento dell'Unione Europea.
Possiamo ritenere la politica economica ideologizzata, se non morta, almeno sepolta in attesa di una nuova fioritura.
Ma valutiamola ugualmente.
Dalla sinistra, abbiamo una posizione ben precisa, dettata dall'ideologia comunista, che presuppone il concetto primario di proprietà pubblica dei mezzi di produzione, portata avanti dalla figura statale. Ora, lo statalismo è andato a scemare in tutte le anche nella vera ideologia comunista, con l'avvento del capitalismo più o meno soft, però l'idea di base è questa.
Dalla destra, abbiamo una posizione tendente al liberismo, che presuppone la libera iniziativa economica, e il libero mercato, senza o con limitatissimo intervento dello Stato all'interno di esso. Il privato è posto come soluzione alle problematiche, fiduciosi che il mercato sappia movimentare nel modo giusto il capitale, senza bisogno di correzioni dello Stato.
Il liberismo è una posizione di politica economica tale da creare dei vantaggi competitivi nelle diverse produzioni su scala mondiale, attraverso la globalizzazione, che permettano di rendere sostenibile e remunerativa una determinata produzione, in un determinato luogo. Il risultato finale è un minor prezzo del bene finito per tutti, perché per un paese non produttore, produrre quel determinato prodotto costerebbe di più che importarlo dall'estero.
Quindi, ricapitolando, abbiamo un incrocio di posizioni delle due ideologie, in base al concetto che si prende in considerazione:
PERSONE: sinistra, più libertà di flusso e più multiculturalismo; destra, meno libertà di flusso e meno multiculturalismo;
CAPITALE e ECONOMIA: sinistra, controllo accentrato per mezzo dello Stato, e quindi meno libertà; destra, più libertà al capitale, capace attraverso il mercato di allocare le risorse dove risultino più produttive.
Le ideologie esistono esclusivamente per creare divisioni nella società. Se nel capitale ormai nella sostanza la posizione è omogenea da parte di destra e sinistra, l'unico tema che le mantiene ancora in piedi è il dibattito in campagna elettorale sulle persone. Nella sostanza le posizione si stanno andando ad incontrare anche in questo caso.
Questa canzone di Gaber spiega tutta la politica attuale attraverso un pezzo favoloso. Avrei potuto riassumere questo articolo esclusivamente postando questo video. "Il Conformista".
Non sono le ideologie a dover guidare un dibattito, ma gli ideali. Gli ideali come realtà non tangibile oggi, ma su cui lavorare su base progettuale, per arrivarci il più velocemente possibile.
PRIMO ASPETTO: IL MULTICULTURALISMO
Per definizione, il multiculturalismo è l'appartenenza o la partecipazione a diverse culture. Osservandolo da un punto di vista politico, il multiculturalismo è la politica sociale volta a riconoscere, all'interno di un paese, l'identità culturale e linguistica di ciascuna delle componenti etniche.
Se in passato il multiculturalismo italiano poteva esser limitato alla protezione delle culture regionali o locali, ai dialetti, alle minoranze linguistiche presenti nel territorio, come il caso del sardo, gli sviluppi dell'economia verso una scelta globalizzata, è andata a proporre un nuovo multiculturalismo, atto a valutare la forte presenza nei confini italiani, di culture estranee alla nostra. Vedi le culture rom e africane.
La resistenza del concetto di ideologia, completamente annullato da un punto di vista economico, vista l'unica strada seguita sia da governi di sinistra e di destra, si aggrappa ormai esclusivamente alla valutazione del multiculturalismo all'interno della società di uno Stato.
Dalla sinistra, abbiamo una forte apertura alle nuove culture, all'accoglienza, allo sviluppo di strumenti che diano la possibilità a persone non cittadine di quello Stato di poter proseguire il loro percorso di vita, senza dover rinunciare alle loro tradizioni. Vi è quindi una forte apertura.
Dalla destra, abbiamo una chiusura netta verso le nuove culture, con restrizioni pesantissime sull'accoglienza, ed una chiusura totale allo sviluppo di strumenti che permettano ai cittadini esterni di proseguire le loro tradizioni anche fuori dai loro Stati. Vi è una forte apertura verso l'adeguamento dei cittadini esteri alla cultura interna allo Stato. Un adattamento quasi costrittivo, date le chiusure ad una possibilità di dialogo.
SECONDO ASPETTO: LA POSIZIONE DI POLITICA ECONOMICA
Negli anni '60 e '70 questa era una forte componente dell'ideologia, ma oggi si è completamente annullata, almeno in Italia. Le politiche economiche interne all'UE vengono sostanzialmente imposte dall'alto, con margini di manovra davvero limitati dovuti al rispetto dei parametri dell'Unione, tra cui i parametri dei Trattati di Maastricht e di funzionamento dell'Unione Europea.
Possiamo ritenere la politica economica ideologizzata, se non morta, almeno sepolta in attesa di una nuova fioritura.
Ma valutiamola ugualmente.
Dalla sinistra, abbiamo una posizione ben precisa, dettata dall'ideologia comunista, che presuppone il concetto primario di proprietà pubblica dei mezzi di produzione, portata avanti dalla figura statale. Ora, lo statalismo è andato a scemare in tutte le anche nella vera ideologia comunista, con l'avvento del capitalismo più o meno soft, però l'idea di base è questa.
Dalla destra, abbiamo una posizione tendente al liberismo, che presuppone la libera iniziativa economica, e il libero mercato, senza o con limitatissimo intervento dello Stato all'interno di esso. Il privato è posto come soluzione alle problematiche, fiduciosi che il mercato sappia movimentare nel modo giusto il capitale, senza bisogno di correzioni dello Stato.
Il liberismo è una posizione di politica economica tale da creare dei vantaggi competitivi nelle diverse produzioni su scala mondiale, attraverso la globalizzazione, che permettano di rendere sostenibile e remunerativa una determinata produzione, in un determinato luogo. Il risultato finale è un minor prezzo del bene finito per tutti, perché per un paese non produttore, produrre quel determinato prodotto costerebbe di più che importarlo dall'estero.
Quindi, ricapitolando, abbiamo un incrocio di posizioni delle due ideologie, in base al concetto che si prende in considerazione:
PERSONE: sinistra, più libertà di flusso e più multiculturalismo; destra, meno libertà di flusso e meno multiculturalismo;
CAPITALE e ECONOMIA: sinistra, controllo accentrato per mezzo dello Stato, e quindi meno libertà; destra, più libertà al capitale, capace attraverso il mercato di allocare le risorse dove risultino più produttive.
Le ideologie esistono esclusivamente per creare divisioni nella società. Se nel capitale ormai nella sostanza la posizione è omogenea da parte di destra e sinistra, l'unico tema che le mantiene ancora in piedi è il dibattito in campagna elettorale sulle persone. Nella sostanza le posizione si stanno andando ad incontrare anche in questo caso.
Questa canzone di Gaber spiega tutta la politica attuale attraverso un pezzo favoloso. Avrei potuto riassumere questo articolo esclusivamente postando questo video. "Il Conformista".
Non sono le ideologie a dover guidare un dibattito, ma gli ideali. Gli ideali come realtà non tangibile oggi, ma su cui lavorare su base progettuale, per arrivarci il più velocemente possibile.
Alla prossima.
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lunedì 7 settembre 2015
LIBRI - LA CASA IN COLLINA, DI CESARE PAVESE. ALCUNI PASSI TRA PASSATO E PRESENTE E CONSIGLI SULLA LETTURA DELL'OPERA.
Salve gentili lettori.
In questi mesi mi sono dedicato alle lettura di libri aventi come filo conduttore la seconda guerra mondiale. L'ultimo libro che ho finito pochi giorni fa, è l'opera di Cesare Pavese "La casa in collina". Un libro molto bello, che consiglio vivamente.
In questo articolo vorrei soffermarmi proprio su alcuni passaggi di quest'opera, che mi hanno colpito molto e che ritrovano, nonostante il periodo storico differente, un collegamento con la situazione socio-economica attuale.
Buona lettura.
La casa in collina è un'opera che risale al periodo post resistenza, perché fu scritto da Cesare Pavese tra il settembre del 1947 ed il febbraio 1948. Essa si colloca quindi nel periodo successivo allo storico referendum istituzionale a suffragio universale tenutosi il 2 giugno 1946, che ebbe come quesito posto agli italiani, la scelta tra Monarchia e Repubblica.
Fa parte di una sorta di collana di opere che sono andate a completare quello che fu il periodo storico tra ventennio fascista, seconda guerra mondiale, resistenza e post-resistenza.
Pavese subì su se stesso la forza squadrista del ventennio fascista, perché fu arrestato ed incarcerato, con l'accusa di antifascismo, arrivata dopo una perquisizione fascista nella sua abitazione, conseguenza della sua frequentazione con intellettuali antifascisti. Nella perquisizione nella sua abitazione, fu trovata una lettera di Altiero Spinelli, già incarcerato a Roma.
Fu prima arrestato, poi imprigionato e processato, con condanna a 3 anni di esilio in Calabria.
In quest'opera, il personaggio di Corrado riflette il carattere stesso di Pavese, timido, introverso, amante della solitudine e molto riflessivo. Durante la seconda guerra mondiale, lui, professore a Torino, passa le nottate in collina in un'osteria, con la fedele compagnia del suo cane Belbo, che inizialmente risulta essere l'unica sua compagnia. In collina trova protezione dal rischio di perquisizioni e bombardamenti tedeschi. Qui ritrova una sua ex fidanzata, Cate, scoprendola mamma di un giovane bambino di nome Corrado, detto "Corradino". In lui cominciano a instaurarsi dubbi sulla possibilità di essere il padre di Corradino, seppur Cate, continui a negare quest'eventualità.
Il suo rapporto con Corradino diventa sempre più amichevole, in quanto il bambino lo vede come un punto di riferimento in conoscenza, e curioso, chiede a Corrado di accompagnarlo nei boschi per ricevere conoscenze scientifiche.
Durante il racconto, Cate sarà presa ed imprigionata dai tedeschi, mentre Corrado e Corradino scampano alla perquisizione per spostarsi in un convento a Chieri.
In chiusura, Corrado, avvisato di un possibile arrivo dei tedeschi, scappa dal convento di Chieri per spostarsi nel paese dei suoi genitori, mentre Corradino scappa anch'egli dal convento qualche giorno dopo Corrado.
Ora vediamo i passi che mi hanno colpito di più.
Pavese subì su se stesso la forza squadrista del ventennio fascista, perché fu arrestato ed incarcerato, con l'accusa di antifascismo, arrivata dopo una perquisizione fascista nella sua abitazione, conseguenza della sua frequentazione con intellettuali antifascisti. Nella perquisizione nella sua abitazione, fu trovata una lettera di Altiero Spinelli, già incarcerato a Roma.
Fu prima arrestato, poi imprigionato e processato, con condanna a 3 anni di esilio in Calabria.
In quest'opera, il personaggio di Corrado riflette il carattere stesso di Pavese, timido, introverso, amante della solitudine e molto riflessivo. Durante la seconda guerra mondiale, lui, professore a Torino, passa le nottate in collina in un'osteria, con la fedele compagnia del suo cane Belbo, che inizialmente risulta essere l'unica sua compagnia. In collina trova protezione dal rischio di perquisizioni e bombardamenti tedeschi. Qui ritrova una sua ex fidanzata, Cate, scoprendola mamma di un giovane bambino di nome Corrado, detto "Corradino". In lui cominciano a instaurarsi dubbi sulla possibilità di essere il padre di Corradino, seppur Cate, continui a negare quest'eventualità.
Il suo rapporto con Corradino diventa sempre più amichevole, in quanto il bambino lo vede come un punto di riferimento in conoscenza, e curioso, chiede a Corrado di accompagnarlo nei boschi per ricevere conoscenze scientifiche.
Durante il racconto, Cate sarà presa ed imprigionata dai tedeschi, mentre Corrado e Corradino scampano alla perquisizione per spostarsi in un convento a Chieri.
In chiusura, Corrado, avvisato di un possibile arrivo dei tedeschi, scappa dal convento di Chieri per spostarsi nel paese dei suoi genitori, mentre Corradino scappa anch'egli dal convento qualche giorno dopo Corrado.
Ora vediamo i passi che mi hanno colpito di più.
PRIMO PASSO.
Restai solo con Cate. - Non vieni a sentire la radio? - mi disse.
Fece un passo con me, poi si fermò.
- Non sei mica fascista? - mi disse.
Era seria e rideva. La presi per mano e sbuffai. - Lo siamo tutti, cara Cate, - dissi piano. - Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s'accontenta, è già un fascista.
Non è vero - mi disse, - si aspetta il momento. Bisogna che finisca la guerra.
Questo primo passo ripercorre una divisione storica presente nel periodo del ventennio fascista, all'interno dei cittadini e più specificatamente degli intellettuali che non si schierarono apertamente a sostegno del regime. Questa divisione viene tuttora ricordata in: antifascisti ed indifferenti.
Gli antifascisti, schierati apertamente in prima linea contro il regime; gli indifferenti in una posizione titubante, di attesa perenne.
Questa posizione d'attesa è del tutto comprensibile se riportata in un periodo storico dove, qualsiasi cittadino non iscritto al partito fascista, rischiava di fare la fame mandando a rotoli la sua famiglia. Basta ricordare, per esempio, il metodo di reclutamento dei lavoratori utilizzato in quel periodo, con graduatorie di disoccupati che venivano classificate in anzianità d'iscrizione al partito fascista. Conseguentemente, molti padri di famiglia se volevano sperare in un'occupazione erano costretti a mascherarsi a malincuore da fascisti, a crearsi una corazza fasulla per il bene della sua famiglia.
"Chi lascia fare e s'accontenta, è già un fascista".
Oggi, quest'affermazione potremmo proiettarla al presente, in un'idea di mantenimento dello status quo di chi, pur essendo indignato per gli eventi che si sono susseguiti e che si ha il sentore possano materializzarsi ancora, mette un tappo alla sua voglia di rivolta, perché in questa condizione c'è chi ci galleggia bene, tutto sommato.
C'è chi, tuttavia, è riuscito coraggiosamente a ribaltare qualsiasi ragionamento sullo status quo, forse perché in condizioni più drastiche rispetto a quelle italiane, ed è stato il popolo greco. Ha dato a tutti una lezione di coraggio, seppur il referendum che n'è stato il punto più alto, si sia poi dimostrato una farsa.
Questo primo passo ripercorre una divisione storica presente nel periodo del ventennio fascista, all'interno dei cittadini e più specificatamente degli intellettuali che non si schierarono apertamente a sostegno del regime. Questa divisione viene tuttora ricordata in: antifascisti ed indifferenti.
Gli antifascisti, schierati apertamente in prima linea contro il regime; gli indifferenti in una posizione titubante, di attesa perenne.
Questa posizione d'attesa è del tutto comprensibile se riportata in un periodo storico dove, qualsiasi cittadino non iscritto al partito fascista, rischiava di fare la fame mandando a rotoli la sua famiglia. Basta ricordare, per esempio, il metodo di reclutamento dei lavoratori utilizzato in quel periodo, con graduatorie di disoccupati che venivano classificate in anzianità d'iscrizione al partito fascista. Conseguentemente, molti padri di famiglia se volevano sperare in un'occupazione erano costretti a mascherarsi a malincuore da fascisti, a crearsi una corazza fasulla per il bene della sua famiglia.
"Chi lascia fare e s'accontenta, è già un fascista".
Oggi, quest'affermazione potremmo proiettarla al presente, in un'idea di mantenimento dello status quo di chi, pur essendo indignato per gli eventi che si sono susseguiti e che si ha il sentore possano materializzarsi ancora, mette un tappo alla sua voglia di rivolta, perché in questa condizione c'è chi ci galleggia bene, tutto sommato.
C'è chi, tuttavia, è riuscito coraggiosamente a ribaltare qualsiasi ragionamento sullo status quo, forse perché in condizioni più drastiche rispetto a quelle italiane, ed è stato il popolo greco. Ha dato a tutti una lezione di coraggio, seppur il referendum che n'è stato il punto più alto, si sia poi dimostrato una farsa.
SECONDO PASSO.
Allora rientrai nel discorso. - Non parlo di questo. Non parlo di classi. Fonso ha ragione, si capisce. Ma noialtri italiani siamo fatti così: ubbidiamo soltanto alla forza. Poi, con la scusa ch'era forza, ci ridiamo. Nessuno la prende sul serio.
- I borghesi no certo.
- Dico di tutti gli italiani.
- Professore, - esclamò Nando a testa bassa, - voi amate l'Italia?
Di nuovo ebbi intorno le facce di tutti: Tono, la vecchia, le ragazze, Cate. Fonso sorrise.
- No, dissi adagio, - non l'Italia. - Gli italiani.
Qua la mano, - disse Nando. - Ci siamo capiti.
Il fulcro di questo secondo passo è il seguente: "Ma noialtri italiani siamo fatti così: ubbidiamo soltanto alla forza".
Forza, intesa allora come strapotere militare che riesce ad imporre i suoi dicktat ad un popolo incapace di creare una vera e propria controffensiva, ed oggi come strapotere finanziario, in due epoche differenti, ma che tuttavia portano ad un elemento comune: la resistenza.
Forza, vista però anche da un terzo punto di vista, ovvero come "vincolo esterno", che costringa il popolo a fare sacrifici superiori rispetti a quelli di normale coesione sociale, con la prospettiva di una visione rosea del futuro. Sacrifici, sia chiaro, che senza la presenza di questo "vincolo esterno" non avremmo mai accettato di fare e conseguentemente la classe dirigente non avrebbe mai avuto la forza d'imporre.
E' proprio su quest'ottica che è nato il famosissimo detto "ce lo chiede l'Europa". Esso permette alla classe dirigente di scaricare le colpe di una politica di tagli alla spesa sociale e d'aumento dell'imposizione fiscale, evidentemente sgradita alla società civile, sotto l'accomodante idea di "riforma" che ci tenga al passo con gli altri paesi dell'Unione.
In questo modo il governo nazionale che si è sobbarcato l'onere d'imporre queste politiche restrittive riesce nel suo progetto, pulendosi la coscienza davanti al proprio elettorato.
Il fulcro di questo secondo passo è il seguente: "Ma noialtri italiani siamo fatti così: ubbidiamo soltanto alla forza".
Forza, intesa allora come strapotere militare che riesce ad imporre i suoi dicktat ad un popolo incapace di creare una vera e propria controffensiva, ed oggi come strapotere finanziario, in due epoche differenti, ma che tuttavia portano ad un elemento comune: la resistenza.
Forza, vista però anche da un terzo punto di vista, ovvero come "vincolo esterno", che costringa il popolo a fare sacrifici superiori rispetti a quelli di normale coesione sociale, con la prospettiva di una visione rosea del futuro. Sacrifici, sia chiaro, che senza la presenza di questo "vincolo esterno" non avremmo mai accettato di fare e conseguentemente la classe dirigente non avrebbe mai avuto la forza d'imporre.
E' proprio su quest'ottica che è nato il famosissimo detto "ce lo chiede l'Europa". Esso permette alla classe dirigente di scaricare le colpe di una politica di tagli alla spesa sociale e d'aumento dell'imposizione fiscale, evidentemente sgradita alla società civile, sotto l'accomodante idea di "riforma" che ci tenga al passo con gli altri paesi dell'Unione.
In questo modo il governo nazionale che si è sobbarcato l'onere d'imporre queste politiche restrittive riesce nel suo progetto, pulendosi la coscienza davanti al proprio elettorato.
TERZO PASSO.
Ora che ho visto cos'è la guerra, la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: - E dei caduti che facciamo? Perché sono morti? - Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero.
"Dei caduti che facciamo? Perché sono morti?". Una guerra, storicamente porta sempre all'affermazione di un contendente rispetto ad un altro, che dopo aver compreso l'impossibilità del suo progetto, concorda un'uscita in modo pesante. E' stato così per la prima guerra mondiale, dove la Germania pagò a carissimo prezzo il conflitto attraverso una multa salatissima concordata nel Trattato di Versailles del 1919, ed è stato così per la seconda guerra mondiale.
Ogni guerra porta con se delle conseguenze che nessun trattato di pace riuscirà mai a rimarginare. Porta con se ulteriore odio verso altri popoli, che rischia se proiettato nel futuro, di riproporre nuovi conflitti bellici. Ma, soprattutto, come scritto da Pavese lascia con se dei morti. Morti senza un perché, semplicemente vittime d'un fallimento diplomatico o una voglia di predominanza territoriale ed economica.
Qualsiasi siano le modalità delle guerre, vuoi belliche, vuoi finanziarie o economiche, esse lasciano strascichi dove si infilano ideologie di odio razziale, che produrranno esse stesse altri morti.
E' un circolo vizioso, questa domanda alla quale Pavese non si seppe, o non si volle dare (in questo caso), una risposta.
CONSIGLI PRECEDENTI ALLA LETTURA DELL'OPERA.
Insomma, io vi consiglio vivamente la lettura di quest'opera, pur non sapendo se il modo di narrare di Pavese possa interessarvi. Vi consiglio, precedentemente alla lettura de "La casa in collina", di leggervi due racconti minori, scritti nel 1942 e nel 1944, in quanto è li che Pavese pose le basi facendo nascere i personaggi ed il comportamento che poi ritroverete nell'opera principale.
Il primo racconto è del 1942 e s'intitola "La famiglia". Qui comincerete a conoscere 3 personaggi: Corrado, Cate e Corradino, anche se in modalità differenti rispetto al racconto principale.
Qui Corrado risulterà essere sempre una persona chiusa ed introversa (esattamente come Pavese), e ritroverà Cate, una sua ex fidanzata, mamma di Corradino, e nascerà il conflitto interiore che ritroverete nell'opera successiva, in quanto anche qui Corrado ha il dubbio che Corradino sia effettivamente suo figlio.
Il personaggio di Cate, nell'opera "La famiglia" credo che sia stato ripreso da un evento reale della vita di Pavese. Cate è una ballerina-cantante che gira il mondo con un suo gruppo di collaboratori, e ritroverà Corrado in un locale di Torino.
Ed effettivamente, nella vita di Pavese, accadde realmente in giovane età di rimanere in attesa all'uscita di un locale di una cantante-ballerina di varietà, esattamente come il personaggio di Cate (scelta che gli provocò una pleurite).
La seconda opera che dovreste leggervi prima di avventurarvi nel testo principale è brevissimo, e s'intitola "Il fuggiasco", scritto nel 1944.
Concetto di fuggiasco che fu portato all'esasperazione ne "La casa in collina", con continui spostamenti dovuti a pericoli di incursioni tedesche che mettessero a repentaglio la sicurezza.
"Dei caduti che facciamo? Perché sono morti?". Una guerra, storicamente porta sempre all'affermazione di un contendente rispetto ad un altro, che dopo aver compreso l'impossibilità del suo progetto, concorda un'uscita in modo pesante. E' stato così per la prima guerra mondiale, dove la Germania pagò a carissimo prezzo il conflitto attraverso una multa salatissima concordata nel Trattato di Versailles del 1919, ed è stato così per la seconda guerra mondiale.
Ogni guerra porta con se delle conseguenze che nessun trattato di pace riuscirà mai a rimarginare. Porta con se ulteriore odio verso altri popoli, che rischia se proiettato nel futuro, di riproporre nuovi conflitti bellici. Ma, soprattutto, come scritto da Pavese lascia con se dei morti. Morti senza un perché, semplicemente vittime d'un fallimento diplomatico o una voglia di predominanza territoriale ed economica.
Qualsiasi siano le modalità delle guerre, vuoi belliche, vuoi finanziarie o economiche, esse lasciano strascichi dove si infilano ideologie di odio razziale, che produrranno esse stesse altri morti.
E' un circolo vizioso, questa domanda alla quale Pavese non si seppe, o non si volle dare (in questo caso), una risposta.
CONSIGLI PRECEDENTI ALLA LETTURA DELL'OPERA.
Insomma, io vi consiglio vivamente la lettura di quest'opera, pur non sapendo se il modo di narrare di Pavese possa interessarvi. Vi consiglio, precedentemente alla lettura de "La casa in collina", di leggervi due racconti minori, scritti nel 1942 e nel 1944, in quanto è li che Pavese pose le basi facendo nascere i personaggi ed il comportamento che poi ritroverete nell'opera principale.
Il primo racconto è del 1942 e s'intitola "La famiglia". Qui comincerete a conoscere 3 personaggi: Corrado, Cate e Corradino, anche se in modalità differenti rispetto al racconto principale.
Qui Corrado risulterà essere sempre una persona chiusa ed introversa (esattamente come Pavese), e ritroverà Cate, una sua ex fidanzata, mamma di Corradino, e nascerà il conflitto interiore che ritroverete nell'opera successiva, in quanto anche qui Corrado ha il dubbio che Corradino sia effettivamente suo figlio.
Il personaggio di Cate, nell'opera "La famiglia" credo che sia stato ripreso da un evento reale della vita di Pavese. Cate è una ballerina-cantante che gira il mondo con un suo gruppo di collaboratori, e ritroverà Corrado in un locale di Torino.
Ed effettivamente, nella vita di Pavese, accadde realmente in giovane età di rimanere in attesa all'uscita di un locale di una cantante-ballerina di varietà, esattamente come il personaggio di Cate (scelta che gli provocò una pleurite).
La seconda opera che dovreste leggervi prima di avventurarvi nel testo principale è brevissimo, e s'intitola "Il fuggiasco", scritto nel 1944.
Concetto di fuggiasco che fu portato all'esasperazione ne "La casa in collina", con continui spostamenti dovuti a pericoli di incursioni tedesche che mettessero a repentaglio la sicurezza.
Alla prossima!
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martedì 1 settembre 2015
STORIA - NASCITA, PRESA DEL POTERE, SVILUPPO E CADUTA DEL REGIME FASCISTA.
Salve gentili lettori. Qualche articolo fa trattai l'ascesa al potere del Nazismo, cercando di sfatare un falso storico secondo cui esso esplose dopo la crisi inflazionistica post trattato di Versailles. Chiaramente, esso risulta essere un falso storico di portata gigantesca, che dimentica volontariamente almeno 8 anni di storia post primo conflitto mondiale. Esso esplose dopo le politiche d'austerità imposte dal governo Bruning dopo la crisi del 1929, mentre la Germania si risollevò dalla crisi inflazionistica della Repubblica di Weimar già dal 1925. In caso vogliate leggere un mio articolo sul tema, ecco il link STORIA - L'IPERINFLAZIONE DI WEIMAR E' STATA DAVVERO LA CAUSA DEL NAZISMO? O L'AUSTERITA'...
In questo articolo che mi accingo a scrivere, parlerò del Fascismo italiano, ripercorrendo la sua nascita, il suo avvento al potere, lo svilupparsi di una sorta di ideologia fascista lungo il ventennio e la caduta dello stesso.
Proverò a non dilungarmi troppo, ma per trattare un tema così importante bisogna mettere dei punti fissi, imprescindibili. Buona lettura.
Prendere sottogamba il Fascismo come pericolo all'impianto democratico del paese Italia, fu l'elemento decisivo, ma anche l'appoggio di grandi forze politiche dovuto ad un tentativo di sgambetto contro il governo in carica, fecero la loro parte. Quando Mussolini entrò al governo, fu appoggiato da esponenti liberali e nazionalisti, i quali si fusero nel partito fascista nel 1923.
In questo articolo che mi accingo a scrivere, parlerò del Fascismo italiano, ripercorrendo la sua nascita, il suo avvento al potere, lo svilupparsi di una sorta di ideologia fascista lungo il ventennio e la caduta dello stesso.
Proverò a non dilungarmi troppo, ma per trattare un tema così importante bisogna mettere dei punti fissi, imprescindibili. Buona lettura.
Prendere sottogamba il Fascismo come pericolo all'impianto democratico del paese Italia, fu l'elemento decisivo, ma anche l'appoggio di grandi forze politiche dovuto ad un tentativo di sgambetto contro il governo in carica, fecero la loro parte. Quando Mussolini entrò al governo, fu appoggiato da esponenti liberali e nazionalisti, i quali si fusero nel partito fascista nel 1923.
La grande trasformazione
ci fu non da un punto di vista economico, ma da un punto di vista del
controllo democratico del paese, attraverso riforme forti che
colpirono tutti i settori chiave: legge elettorale, lavoro, libertà
di stampa, scuola.
La riforma della scuola
privilegiò le materie letterali rispetto a quelle scientifiche e diede
grossissimi poteri nelle mani dei presidi; la riforma del lavoro
impostava un incontro della domanda e dell'offerta attraverso
specifici uffici di collocamento, dove i datori di lavoro avevano la
possibilità di scegliere il lavoratore da contattare e da mettere
sotto contratto, preferendo graduatorie impostate secondo l'anzianità
d'iscrizione al partito fascista. Un solo sindacato fascista faceva
rispettare i diritti sia dei lavoratori che dei datori di lavoro,
reprimendo il diritto di sciopero dei primi ed il diritto di serrata
dei secondi (in quest'ultimo caso, solo apparentemente).
La riforma elettorale,
prettamente maggioritaria, prese il nome di legge Acerbo, dal suo
primo firmatario. Essa passò con l'aiuto dei liberali, nonostante
poco prima Mussolini avesse revocato loro alcuni ministeri di cui
possedevano il controllo. (vi consiglio la lettura di questo articolo che mette a confronto due leggi elettorali maggioritarie, la Legge Acerbo citata precedentemente e l'Italicum. Vi stupirete. Ecco il link: LEGGE ACERBO vs ITALICUM.).
Mussolini possedeva i ministeri più importanti (interni ed esteri) ed aveva piazzato suoi sottosegretari negli altri ministeri per tenere sotto controllo la situazione politica.
Mussolini possedeva i ministeri più importanti (interni ed esteri) ed aveva piazzato suoi sottosegretari negli altri ministeri per tenere sotto controllo la situazione politica.
A mostrare la forza del
maggioritario furono le elezioni comunali, dove con la forza le forze
opposte al fascismo furono fatte fuori, con elezioni farsa e spesso
con i soli fascisti come candidati a governare.
Le tecniche fasciste
proseguirono sempre con l'arma della forza, accostando una milizia
fascista all'esercito di Stato e rivendicando il potere su ciò che i
giornalisti potevano o non potevano divulgare, con pene severe per
chi avesse osato denunciare fatti o atti in contrasto con il regime
fascista o che avessero destabilizzato il potere dell'esecutivo.
A destabilizzare il
potere dell'esecutivo ci provò Matteotti nel 1924, quando in
Parlamento chiese l'annullamento delle elezioni appena tenutasi, con
il listone fascista vincitore facile con il 66% dei consensi,
distribuiti a sud, nel padano veneto e nelle periferie, mentre nelle
principali città il Fascismo faticava ad imporsi con percentuali
importanti, e si limitava a pareggi o vittorie risicate. Lo scontro
ideologico tra i partiti opposti al fascismo, tuttavia,
semplificarono il compito, annullando di fatto le possibilità d'affermazione dell'anti-fascismo (il cambiamento di questo paradigma, sarà fondamentale a partire dalla seconda metà del 1943).
Matteotti in modo
coraggioso, denunciò le elezioni farsa, ma questo gli costò
un'aggressione, un sequestro e la successiva morte. Egli fu ritrovato
in un bosco alle porte di Roma pochi giorni dopo.
Il percorso che portò il
Fascismo a diventare regime fu relativamente lento e si concretizzò
piano piano, seguendo un percorso di svuotamento dei poteri
parlamentari e aumento spropositato dei diritti/doveri
dell'esecutivo. Si passò da un iniziale comitato ristretto di
fascisti, senza numero fisso, che si riunivano di notte con
Mussolini, per impostare le scelte dell'esecutivo, aldilà degli
altri componenti di maggioranza di governo.
La possibilità di
emanare norme anche senza il benestare del Parlamento, fu un
passaggio fondamentale, ma non decisivo, seppur antidemocratico.
Successivamente gli
accordi con il Re, con gli industriali e con la Chiesa, chiusero il
cerchio. I patti Lateranensi firmati nel 1929 (firma rappresentata nella foto precedente) furono il culmine del
percorso che portarono Mussolini all'apice.
Per mantenersi al potere
il Fascismo non si basò soltanto sulla violenza e la coercizione
popolare. Mussolini allargò il consenso attraverso strumenti di
propaganda affinati per quel periodo storico, come la tecnologia (attraverso la radio) e le
organizzazioni giovanili e dopolavoristiche, sfruttando l'impronta
dei successi sportivi degli atleti italiani per gonfiare la sua
posizione di politica estera.
Famosi intellettuali
diedero appoggio al Fascismo, come Pirandello, Gabriele D'Annunzio e
Guglielmo Marconi. Queste scelte possono essere tracciate anche come
opportunistiche da parte di taluni intellettuali.
Il Fascismo definì
addirittura se stesso, attraverso una voce dell'enciclopedia generale
realizzata dal fascista Gentile. La definizione, scritta
personalmente da Mussolini, puntava a mostrare una posizione
nazionalista, non ugualitaria, squadrista e di organizzazione
improntata perennemente ad una prossima guerra. L'esaltazione della
violenza (con cui i fascisti si fecero spazio inizialmente) mantenne,
quindi, una posizione predominante.
Altro concetto
fondamentale, fu quello dell'anti-fascismo. Il Fascismo, più che mostrare le
sue idee costruttive, tendeva a smontare le posizioni nate nel
passato ed ad esso avverse, come il pacifismo, l'umanitarismo, la
democrazia. " Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte
le energie umane e imprime un sigillo di nobilità ai popoli che
hanno virtù di affrontarla ".
Nacque l'EIAR (Ente
italiano audizioni radiofoniche), ed esso diede una grossa spinta
alla diffusione delle ideologie interne al Fascismo, con Mussolini
stesso che spesso interveniva in
prima persona, facendosi sentire da tutto il popolo e comunicando in modo astuto con loro. Egli veniva udito in
qualsiasi zona d'Italia, ed i suoi discorsi semplicistici facilitavano la comprensione anche agli analfabeti.
Le vittorie dell'Italia
di Pozzo ai mondiali del 1934 e del 1938, aggiunte alla medaglia
d'oro olimpica di Berlino del 1936, furono un grosso assist in
termini patriottici, prontamente sfruttato da Mussolini per gonfiare
nel popolo un senso nazionalistico.
L'arrivo delle
Corporazioni falsificarono i valori rappresentativi in campo, rendendo apparentemente
rappresentati nei comuni e nel Parlamento i cittadini operai, che
tuttavia venivano semplicemente aggirati in quanto le scelte
principali venivano prese direttamente dal partito fascista in
collaborazione stretta con i potentati dell'economia italiana.
Opera finale, nel 1939,
lo scioglimento della Camera dei Deputati al termine del 29°
legislatura e l'avvio della Camera dei Fasci e delle Corporazioni,
convocata dal duce Mussolini secondo suoi termini temporali e sciolta
da Mussolini tramite suggerimento di un decreto regio.
Come ogni dittatura anche
il Fascismo cercò di dare vita a uno Stato totalitario,
caratterizzato dall'occupazione di ogni spazio di potere. Nella
realtà però il regime non arrivò mai ad ottenere questo fine, fermandosi ad una sorta di
totalitarismo imperfetto, in un paese che rispose talvolta con
l'opposizione più spesso con l'indifferenza. Con totalitarismo,
s'intende l'occupazione totale di qualsiasi spazio di potere,
compreso il monopartitismo, che di fatto si traduce in un'assenza di
democrazia.
L'opera di comporre un
vero e proprio Stato totalitario, tuttavia, fu impressa
esclusivamente nella mente dei cittadini meno attenti ed istruiti,
perché in realtà Mussolini non superò mai l'importanza figurata
del Re, alla quale si doveva pur sempre ritenere servo.
Una resistenza esistette
sempre, lungo tutto il periodo fascista, talvolta rappresentata da
scontri tra istituzioni fasciste ed esterne al Fascismo. Nello
specifico, ricorderei lo scontro sul piano educativo e culturale tra
i gruppi giovanili fascisti e le organizzazioni dell'Azione
cattolica, che se pur talvolta occultamente, si posizionarono in
condizione di essere rivali. Questo creò nella maggior parte dei
giovani universitari di diverse località italiane, una scelta
d'iscrizione all'Azione cattolica, e non ai giovani universitari
fascisti.
Si crearono due
situazioni diverse di opposizione al Fascismo, accompagnati da figure
illustri della cultura italiana: gli indifferenti e gli antifascisti.
Nel primo gruppo possiamo
inserire tutti quei cittadini italiani che rimasero ai margini delle
organizzazioni fasciste, che tuttavia negli anni del regime non
seppero o non ebbero il coraggio di porsi in prima persona contro il
regime stesso.
Dall'altra parte,
troviamo gli antifascisti, presenti occultamente nel territorio
italiano, anche attraverso quelle organizzazioni partitiche che
provavano in segreto a riorganizzare un loro assetto politico, senza
tuttavia trovare solide basi d'accordo tali da buttare giù il
regime. Possiamo ritenere questi partiti gruppi il germe nascente del
CLN (comitato di liberazione nazionale), che nacque successivamente, nel 1943. Alcune personalità
importantissime del movimento antifascista, possiamo individuarle in
Filippo Turati, Sandro Pertini, Cesare Pavese e Antonio Gramsci,
fondatore del partito comunista italiano nel 1921, che nel 1928 fu
condannato dal Tribunale speciale a vent'anni di carcere.
Per quanto riguarda il
versante della politica estera lungo il ventennio fascista, possiamo
dire senza dubbi che uno degli obbiettivi di Mussolini fosse già in
origine, quello di far saltare gli equilibri post bellici europei, affermatisi con il Trattato di Versailles del 1919.
Le mosse di Mussolini,
tuttavia, furono lente ed ambigue, in quanto l'Italia sempre secondo
il Trattato di Versailles, aveva ottenuto una posizione importante
datale dal rango di potenza vincitrice.
La guerra d'Etiopia del
1935-1936, mostrarono la mania imperialista di Mussolini. L'attacco
all'Etiopia fu preparato perché essa rimaneva ormai
l'unico territorio africano conquistabile, perché non controllato e
posto come colonia di uno Stato europeo. Apparentemente la posizione
dell'Etiopia all'interno della Società delle nazioni, rendeva
difficile un approccio ed un permesso da parte degli altri Stati
membri per trovare un cavillo sul quale attaccarsi per dichiarare
guerra all'imperatore d'Etiopia Hailè Selassiè. Lo spunto fu atteso
fino al 1934, quando uno scontro tra Somalia italiana ed Etiopia,
diede il via libera a Mussolini.
Il 3 ottobre 1935 le
truppe italiane varcarono il confine dell'Etiopia, dando inizio ad
un'aggressione non preventivata, dato che nessuna dichiarazione di
guerra fu presentata in date antecedenti all'attacco. L'imperatore
d'Etiopia si difese facendo appello alla Società delle nazioni, ed
ottenne come risultato delle sanzioni economiche contro l'Italia, che
tuttavia con riguardarono embarghi sul petrolio, indispensabile per
il proseguimento dell'attacco. Nel maggio 1936, l'Italia sferrò
l'attacco decisivo, entrando nella capitale Addis-Abeba. Il sogno
imperialistico di Mussolini si realizzò, ma come vedremo
successivamente, esso fu scardinato in tempo limitato dai britannici
durante la seconda guerra mondiale, sia in Libia e sia in Somalia,
Eritrea ed Etiopia.
Come vuole introdurre la foto precedente, nella nostra ricostruzione siamo arrivati al "Patto d'acciaio". Il patto d'acciaio tra i due regimi nazionalistici principali dell'Europa, fu firmato il 22 maggio 1939. Esso conteneva 3 articoli, che sostanzialmente sancivano una santa alleanza tra le due parti, sia da un punto di vista diplomatico, sia da un punto di vista bellico.
Nello specifico, l'articolo 1, sanciva l'obbligo tra le due parti di un continuo e perenne confronto, allo scopo di trovare intese sulle questioni principali, riguardanti gli interessi comuni ed europei.
L'articolo 2 sanciva l'obbligo di un immediato confronto tra le parti nel caso in cui un avvenimento internazionale avesse posto in pericolo gli interessi comuni delle due parti contraenti, al fine di trovare una soluzione concordata alla risoluzione della problematica in atto.
L'articolo 3 obbligava la controparte ad accorrere a sostegno della prima, nel caso in cui una di esse fosse stata impegnata in un conflitto bellico, sia per attacco subito e sia per attacco portato.
Il secondo conflitto mondiale, per l'Italia cominciò con il famoso discorso di Mussolini, che dichiarò guerra alla Francia ed alla Gran Bretagna.
L'illusione fascista fu quella di entrare in un conflitto che si sarebbe risolto in pochi mesi e l'Italia potesse espandersi territorialmente in Europa meridionale e nel Mediterraneo, compresa la Corsica, Nizza, la Tunisia, Gibilterra, Malta, la Somalia francese e britannica.
Il conflitto nell'immaginario fascista si sarebbe forzatamente dovuto risolvere in un lasso di tempo breve, anche perché l'Italia fascista si mostrava assai vulnerabile da un punto di vista bellico, nei confronti delle altre potenze. Nello specifico, lo era nelle tonnellate di carburante pro-capite a confronto dei contendenti, in quando essa possedeva 3 tonnellate pro capite, mentre gli USA 17 mila; l'URSS 6300; la Germania 3800; la GB 3700 e la Francia 207.
L'illusione fascista fu quella di entrare in un conflitto che si sarebbe risolto in pochi mesi e l'Italia potesse espandersi territorialmente in Europa meridionale e nel Mediterraneo, compresa la Corsica, Nizza, la Tunisia, Gibilterra, Malta, la Somalia francese e britannica.
Il 28 ottobre 1940, l'Italia attaccò la Grecia. Data non casuale, in quanto essa coincideva perfettamente con l'anniversario della "Marcia su Roma". Tuttavia l'attacco, anziché distruggere la resistenza del modesto esercito greco, rischio di mettere a repentaglio anche i confini albanesi conquistati precedentemente da Mussolini. Fu un totale fallimento.
In Libia l'attacco britannico su difficoltosamente fronteggiato fino al gennaio 1941, quando l'Italia fu sconfitta e 133 mila italiani furono fatti prigionieri; in Etiopia la sconfitta arrivò nel maggio 1941 e così, cadde l'impero africano italiano, baluardo della propaganda fascista.
Solo l'arrivo degli aiuti tedeschi permisero alle truppe italiane di resistere in Jugoslavia e Grecia, oltre che in Libia, prima della capitolazione del maggio 1943, con la caduta di 200 mila prigionieri italiani.
La propaganda, che aveva tenuto in piedi il regime fascista lungo il ventennio, venne meno dopo queste sconfitte e fu messo in difficoltà dall'insurrezione delle famiglie dei soldati che persero la vita o che furono imprigionati dalle forze nemiche del fascismo. In più, l'insurrezione popolare si fece sentire attraverso l'insurrezione popolare, con manifestazioni rabbiose che spingevano verso la pace e l'antifascismo, alla ricerca del cibo che scarseggiava (nel 1942 la razione di pane giornaliera fu abbassata di 50 grammi, scendendo a 150 grammi a testa).
Nella notte tra il 24 ed il 25 luglio del 1943, il gran consiglio del fascismo votò la sfiducia a Mussolini. Un modo per "salvare" e provare a far reggere un regime che ormai stava cedendo, nel momento in cui il Re accettò le dimissioni di Mussolini, che fu inoltre arrestato.
Nel momento in cui i tedeschi individuarono il luogo dove Mussolini era imprigionato, l'8 settembre 1943 riuscirono a liberarlo e portarlo al sicuro in Germania. Il tentativo di una ricostruzione fascista attraverso la Repubblica sociale italiana, nei territori italiani controllati durante la guerra dai tedeschi fallì. Essa è ricordata anche come "Repubblica di Salò", che in realtà non ebbe mai le sembianze reali di uno Stato sovrano.
Il giorno successivo, il 9 settembre 1943, a Roma, nacque il già citato C.L.N., comitato di liberazione nazionale. Esso fu una sorta di governo ombra, del tutto clandestino, che si mise l'obiettivo di combattere i nazifascisti presenti nel territorio italiano. Per la prima volta dalla marcia su Roma, gli antifascisti riuscirono concretamente a trovare un'unità d'intenti, tale da unire per un unico scopo forze politiche con idee differenti, ma funzionali al progetto di liberazione nazionale. In esso confluirono rappresentanti del Partito Comunista Italiano, della Democrazia Cristiana, del Partito Liberale, del Partito Socialista, del Partito d'Azione e della Democrazia del Lavoro.
Il comitato di liberazione nazionale, accompagnato dalla Resistenza, furono capaci di congiungere con solo attività di disturbo fine a se stesso, come fecero durante il ventennio fascista, ma riuscirono ad organizzarsi in modo molto più incisivo, sia dal punto di vista politico e sia da quello militare.
Nel giugno 1944, Roma fu liberata, la Toscana ad agosto.
Nel nord del paese, l'organizzazione partigiana riuscì a resistere alle milizie tedesche e ad aprile 1945, tutta l'Italia fu liberata.
Nell'immagine precedente, alcuni dei rappresentanti del comitato di liberazione nazionale che sfilarono a Milano dopo la liberazione.
Di conseguenza alla liberazione totale dal sistema fascista della nazione italiana, e con il ritorno ad una nazione democratica, fu indetto un referendum a suffragio universale (per la prima volta comprese le donne), per far decidere agli italiani la forma di Stato che più ritenessero consona, tra Repubblica e Monarchia.
Agli italiani fu presentata la seguente scheda.
Il 2 giugno 1946, fu esercitato il diritto di voto, che diede la prevalenza alla forma repubblicana. Per la precisione, l'esito esatto del referendum fu dato dalla corte suprema di cassazione, che il 12 giugno 1946, proclamò la vittoria della forma repubblicana con 12.672.767 voti, contro i 10.688.905 a sostegno della monarchia. Una settimana dopo, la corte suprema di cassazione confermò la vittoria repubblicana, con un'ulteriore verifica delle schede che non modificarono l'esito nettissimo del referendum nella sua sostanza, ma che ebbero delle modifiche formali nei numeri. La distanza si mantenne sui due milioni di voti circa. Tutti i ricorsi successivi furono respinti, in quanto questa differenza diede comunque la maggioranza assoluta ai repubblicani.
La notizia fu ripresa nei giorni seguenti dai quotidiani, con prime pagine famosissime che ancora oggi periodicamente ci capita di leggere.
Dell'assemblea costituente parlerò in un altro articolo. Tema lungo ed appassionante, alla quale dedicare un articolo esclusivo!
Alla prossima!
La propaganda, che aveva tenuto in piedi il regime fascista lungo il ventennio, venne meno dopo queste sconfitte e fu messo in difficoltà dall'insurrezione delle famiglie dei soldati che persero la vita o che furono imprigionati dalle forze nemiche del fascismo. In più, l'insurrezione popolare si fece sentire attraverso l'insurrezione popolare, con manifestazioni rabbiose che spingevano verso la pace e l'antifascismo, alla ricerca del cibo che scarseggiava (nel 1942 la razione di pane giornaliera fu abbassata di 50 grammi, scendendo a 150 grammi a testa).
Nella notte tra il 24 ed il 25 luglio del 1943, il gran consiglio del fascismo votò la sfiducia a Mussolini. Un modo per "salvare" e provare a far reggere un regime che ormai stava cedendo, nel momento in cui il Re accettò le dimissioni di Mussolini, che fu inoltre arrestato.
Nel momento in cui i tedeschi individuarono il luogo dove Mussolini era imprigionato, l'8 settembre 1943 riuscirono a liberarlo e portarlo al sicuro in Germania. Il tentativo di una ricostruzione fascista attraverso la Repubblica sociale italiana, nei territori italiani controllati durante la guerra dai tedeschi fallì. Essa è ricordata anche come "Repubblica di Salò", che in realtà non ebbe mai le sembianze reali di uno Stato sovrano.
Il giorno successivo, il 9 settembre 1943, a Roma, nacque il già citato C.L.N., comitato di liberazione nazionale. Esso fu una sorta di governo ombra, del tutto clandestino, che si mise l'obiettivo di combattere i nazifascisti presenti nel territorio italiano. Per la prima volta dalla marcia su Roma, gli antifascisti riuscirono concretamente a trovare un'unità d'intenti, tale da unire per un unico scopo forze politiche con idee differenti, ma funzionali al progetto di liberazione nazionale. In esso confluirono rappresentanti del Partito Comunista Italiano, della Democrazia Cristiana, del Partito Liberale, del Partito Socialista, del Partito d'Azione e della Democrazia del Lavoro.
Il comitato di liberazione nazionale, accompagnato dalla Resistenza, furono capaci di congiungere con solo attività di disturbo fine a se stesso, come fecero durante il ventennio fascista, ma riuscirono ad organizzarsi in modo molto più incisivo, sia dal punto di vista politico e sia da quello militare.
Nel giugno 1944, Roma fu liberata, la Toscana ad agosto.
Nel nord del paese, l'organizzazione partigiana riuscì a resistere alle milizie tedesche e ad aprile 1945, tutta l'Italia fu liberata.
Nell'immagine precedente, alcuni dei rappresentanti del comitato di liberazione nazionale che sfilarono a Milano dopo la liberazione.
Di conseguenza alla liberazione totale dal sistema fascista della nazione italiana, e con il ritorno ad una nazione democratica, fu indetto un referendum a suffragio universale (per la prima volta comprese le donne), per far decidere agli italiani la forma di Stato che più ritenessero consona, tra Repubblica e Monarchia.
Agli italiani fu presentata la seguente scheda.
Il 2 giugno 1946, fu esercitato il diritto di voto, che diede la prevalenza alla forma repubblicana. Per la precisione, l'esito esatto del referendum fu dato dalla corte suprema di cassazione, che il 12 giugno 1946, proclamò la vittoria della forma repubblicana con 12.672.767 voti, contro i 10.688.905 a sostegno della monarchia. Una settimana dopo, la corte suprema di cassazione confermò la vittoria repubblicana, con un'ulteriore verifica delle schede che non modificarono l'esito nettissimo del referendum nella sua sostanza, ma che ebbero delle modifiche formali nei numeri. La distanza si mantenne sui due milioni di voti circa. Tutti i ricorsi successivi furono respinti, in quanto questa differenza diede comunque la maggioranza assoluta ai repubblicani.
La notizia fu ripresa nei giorni seguenti dai quotidiani, con prime pagine famosissime che ancora oggi periodicamente ci capita di leggere.
Dell'assemblea costituente parlerò in un altro articolo. Tema lungo ed appassionante, alla quale dedicare un articolo esclusivo!
Alla prossima!
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