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sabato 7 luglio 2018

Il «Divorzio» tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia: come esplose il debito pubblico (Per la voce che stecca).

Articolo dedicato al cosiddetto Divorzio, avvenuto nel 1981, tra il Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia, e i suoi effetti sul debito pubblico italiano. Articolo pubblicato per il blog "La voce che stecca", il 13 aprile 2018. Eccovi il link, buona lettura: Il «Divorzio» tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia: come esplose il debito pubblico.


mercoledì 25 febbraio 2015

STORIA DELL'UNIONE VALUTARIA - SME, DIVORZIO, SME CREDIBILE E LO SHOCK DEL 1992.

Salve gentili lettori.

E' ormai da qualche settimana che non sto più trattando nello specifico il tema Euro in modo puro, senza farlo attraverso collegamenti politici o riferimenti alla situazione italiana, spagnola o greca.
In questo articolo, vorrei produrre un percorso storico che, dal 1979 fino al 1992, ha portato l'Italia prima ad entrare nello SME e poi ad uscirne obbligatoriamente, con intermezzi non di minor importanza rappresentati dal "divorzio" tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro, e dalla modifica dello SME, che profuma tanto di "prove generali di Euro".
Qualora ne foste interessati, potreste trovare in questo articolo http://simosamatzai1993.blogspot.it/2014/11/gold-standard-bretton-woods-e-sme-i.html anche dei richiami storici sul Gold standard ed il Sistema di Bretton Woods.

Spero che l'articolo risulti non troppo complesso e di facile comprensione.
Buona lettura.

1979 - Il Parlamento italiano vota l'adesione allo SME.

Nel 1979 tutti gli Stati precedentemente legati al sistema di Bretton Woods vedevano continuare da qualche anno una sorta di libertà dei cambi, dove il loro valore nominale non era fissato con nessun altro cambio, e ci si limitava a far fluttuare il valore delle valute nel mercato.
Questo equilibrio si ruppe per gli Stati europei nel momento in cui i Parlamenti degli Stati del vecchio continente, compreso quello italiano, votarono l'adesione al Sistema Monetario Europeo (SME).
Pare paradossale col senno di poi, ma questa decisione parlamentare fu presa nonostante l'astensione del Partito socialista ed il voto contrario del Partito comunista.
Che cos'era lo SME? 
Esso risultava essere un sistema monetario simile al vecchio sistema di Bretton Woods, dove in sostituzione del Dollaro USA, veniva utilizzata un'unità di conto denominata ECU (European Currency Unit). Essa era, semplificando, una moneta di conto il cui valore nominale era attribuito attraverso la media dei cambi delle valute dei paesi interni al sistema stesso.
Il Dollaro stava a Bretton Woods come l'ECU stava allo SME.
Rispetto al Sistema di Bretton Woods, tuttavia, lo SME non prevedeva nessun fondo che sostenesse gli Stati in difficoltà.
Lo SME era una prima prova, assai primitiva di unione monetaria europea, tuttavia, a differenza dell'Euro, le monete nazionali continuavano ad esistere, e gli Stati membri, nonostante alcuni parametri fissi da rispettare, avevano dei limiti di manovre monetarie da poter attuare in caso di necessità.

1981 - "divorzio" tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia.

Sostanzialmente, il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia consistette  nel fatto che la Banca d'Italia, a differenza del passato, venne sollevata dall'obbligo di comprare le eccedenze dei titoli di Stato che non si riuscivano a piazzare alle aste.
Questa concessione permise alla Banca d'Italia di sentirsi sollevata da questo dovere, e questo produsse tre diverse conseguenze:
1) L'inflazione scese in modo corposo;
2) Il debito pubblico s'impennò perché tutte le imprese investirono la metà degli utili nei Titoli di Stato, che divennero un'investimento più produttivo rispetto ad un'ulteriore miglioramento dell'impianto produttivo delle imprese;
3) La disoccupazione cominciò ad aumentare.

In questo link troverete un articolo completo solo su questo tema http://simosamatzai1993.blogspot.it/2015/01/1981-divorzio-tra-tesoro-e-banca.html .

1987 - Trasformazione dello SME in "SME credibile".

In Europa gli Stati membri decisero di porre dei vincoli più stretti rispetto a quelli già in vigore dal 1979.
Se fino al 1987 i cambi potevano avere dei margini di libertà dal cambio fisso in caso di necessità, permettendo quindi una rivalutazione o una svalutazione a seconda delle esigenze, in modo da trovare un riallineamento, ora i riallineamenti dei cambi non furono più permessi. Si entrò in un vero e proprio Euro, pur mantenendo le valute nazionali, ma fissate indissolubilmente e senza margini all'ECU.
Le motivazioni che portarono a questa scelta furono dovute alla necessità d'attuare delle politiche di moderazione dell'inflazione, in quanto la Germania con le sue politiche rigide riusciva ad essere più competitiva nel mercato, dovendo sopportare un'inflazione più bassa rispetto agli altri paesi dello SME. E proprio l'Italia era quella che pativa di più questo squilibrio, in quanto la Germania è sempre stata, e sempre sarà il nostro maggior competitor nell'export.
Attraverso questa rigidità, ed attraverso la perdita del potere di riallineare il cambio alle esigenze economiche, si creò una sorta di allineamento al ribasso dei salari (la tanto amata deflazione salariale made in Germany).

1992 - L'uscita dallo SME e la ripresa.

Dopo aver fatto saltare per aria la cosiddetta " scala mobile " che riusciva a mantenere inalterato il potere d'acquisto dei lavoratori, allineando i salari all'inflazione, il 1992 fu l'anno della clamorosa crisi valutaria, che costrinse il governo Amato, dopo aver bruciato tutte le riserve valutarie estere al fine di provare a restare nello SME, ad uscirne in modo drastico.
L'Italia svalutò in modo pesante, del 20%, ma in questo modo i suoi prodotti ritrovarono la competitività d'un tempo e l'economia italiana riprese a crescere nel giro di un paio di mesi.
L'inflazione addirittura scese, dal 5% al 4%, al contrario delle solite paure che ci mettono i giornalisti pro Euro. 
E' vero, le correlazioni tra svalutazione ed inflazione esistono, ma sono molto meno pesanti di quello che vogliano farvi apparire i giornalisti, in quanto si prendono in considerazione anche casi d'iperinflazione come quello Argentino o quello dello Zimbabwe.


Spero che questa breve linea del tempo ricollegabile al percorso unitario degli Stati, fino ad una prova generale di Euro vi sia servita per comprendere bene il fatto che l'Euro non sarà irreversibile. Abbiamo già vissuto una situazione del genere, ed avete visto come andò a finire.

Alla prossima!


lunedì 12 gennaio 2015

1981 - DIVORZIO TRA TESORO E BANCA D'ITALIA. RIPASSIAMO PER NON SBAGLIARE PIU'.

Salve gentili lettori.

In questo articolo, vorrei ripercorrere uno dei momenti cruciali della storia dell'economia italiana, che ha portato a grosse ripercussioni, e che, una volta usciti dal cappio dell'EURO, dovremmo comunque risistemare con gli equilibri precedenti.
Il tema dell'articolo, come avrete capito dal titolo, sarà la scissione del 1981 tra Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia, e le conseguenze che questa scelta politica portò con se.
Effettivamente, io quella situazione non l'ho vissuta, essendo nato solo nel 1993, ma essendo un appassionato di politica, e di economia, ho avuto la possibilità di leggere molto sul tema.

Vi auguro una buona lettura.

Con l'asta dei titoli di Stato, tenutasi nel luglio 1981, cominciò una nuova era nel metodo di politica monetaria dello Stato italiano. Infatti, attraverso il " divorzio " tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia, la seconda poteva esimersi dall'emettere moneta per comprare i titoli di Stato eccedenti rimasti invenduti. 
Era questo, il semplice meccanismo che sta alla base di uno dei cardini storici della nostra politica economico-monetaria, che ha compromesso, in parte, la stabilità del sistema economico italiano.
Il cosiddetto " divorzio ", ebbe il suo documento principale nella lettera che l'allora ministro del Tesoro, Nino Andreatta, consegnò alla Banca d'Italia, dandole facoltà di esimersi dal compito, fin li tassativo, di prestarsi come compratrice d'ultima istanza.
Questo modello, venne ricalcato sulla vigente politica monetaria dell'Inghilterra, dove la Banca d'Inghilterra, aveva la facoltà di lasciare i Titoli di Stato rimasti invenduti, al proprio destino, senza risultare obbligata a prestarsi come compratrice d'ultima istanza. Questa, come appena detto, era semplicemente una facoltà attribuita alla Banca d'Inghilterra, che tuttavia decise di utilizzarla col contagocce, stampando Sterline e comprando i Titoli di Stato non ancora piazzati nel mercato nella maggior parte dei casi.
Al contrario, invece, la Banca d'Italia, una volta avuta questa facoltà, decise d'impuntarsi e di rimanere tassativamente nelle sue posizioni.
Il " divorzio ", si tenne in un contesto sociale dove, l'Italia, si presentò come una superpotenza mondiale, derivante dal miracolo economico degli anni '60, e dalla continua crescita del decennio successivo, che la portò a superare economie come quella inglese, francese, ed addirittura ad insidiare la superpotenza tedesca. 
Il 1980 fu l'anno del boom dei risparmi privati: mediamente, un cittadino italiano, riusciva a conservare ben il 25% del suo stipendio, dopo aver speso per completare i suoi consumi personali. L'Italia diventò la prima nazione al mondo come tasso percentuale di risparmio privato.
Nel 1979, l'Italia, ahimè, entrò nello SME (Sistema monetario Europeo), una sorta di Euro, con monete nazionali aventi cambi bloccati e fissati ad una moneta fittizia, denominata ECU, secondo vincoli monetari fissati in partenza. Gli obblighi di politiche monetarie comuni, fecero si che, l'Italia, se pur ancora padrona di una propria moneta nazionale, dovesse sottostare a vincoli economici ben precisi, e nel 1981, il " divorzio ", fu il completamento d'un equilibrio che andò a rendere sicuri questi legami.
L'inflazione con la quale si presentava l'Italia all'appuntamento dello SME era pesante, e si avvicinava al 20%, nonostante questo i risparmi privati fioccavano. Bisognava allineare la propria inflazione a livelli più bassi (vi ricorda qualcosa???), e scindendo le politiche di Ministero del Tesoro, e Banca d'Italia, scese l'emissione di moneta a copertura dei Titoli di Stato rimasti invenduti, e scese anche l'inflazione.
Tuttavia, purtroppo, cominciarono a salire i tassi d'interesse sui Titoli di Stato, proprio per la mancanza di un compratore d'ultima istanza come la Banca d'Italia, che garantiva una stabilità dei tassi ed un debito pubblico in equilibrio con normali Stati competitor.
Salirono i tassi d'interesse sui Titoli di Stato, e conseguentemente, salì pure il debito pubblico.

Secondo uno studio condotto dall'economista Nino Galloni, in quel periodo al Ministero del Tesoro, i primi 50 gruppi industriali pubblici, ed i primi 50 gruppi industriali privati del sistema economico italiano, investivano più della metà degli utili d'impresa in Titoli di Stato. I tassi d'interesse che si impennavano al rialzo, rendevano più allettante un investimento finanziario, con una maggiore possibilità di profitto. Il finanziario stava surclassando l'economia reale del produttivo (vi ricorda qualcosa???), e questo fece abbassare la richiesta di manodopera.

Dev'essere chiarissimo un passaggio chiave: lo stesso Ministro del Tesoro, Nino Andreatta, in un articolo de " Il Sole24Ore " del 1991, ricordò come, il " divorzio " fra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia, fu una logica conseguenza preventivata, dell'adesione dell'Italia allo SME.

Sappiamo benissimo come, dopo una spirale recessiva sviluppatasi durante il periodo dello SME,
l'Italia, nel 1992, dopo l'attacco speculativo alla Lira subito, dovette uscire dallo SME, non prima d'aver prosciugato le riserve di valuta della Banca d'Italia. Appena uscita dallo SME, l'Italia riprese a crescere fino al 1996, per poi cominciare un leggero calo dal 1997 ( accordo Prodi - Kohl, che fissò il cambio Lira - Marco e che cominciò a far attuare politiche restrittive in preparazione dell'ingresso nell'Euro ).





Esposti tutti questi fatti, vorrei ricordarvi che la storia, ha sempre un suo perché, è non si possono ignorare delle ripetizioni periodiche di questo sistema d'unioni monetarie tra economie differenti.
Anche uscendo dall'Euro, non cambierebbe nulla se, insieme a questo passaggio fondamentale, non unissimo l'uscita dal vincolo del Fiscal Compact, e conseguentemente del pareggio di bilancio in Costituzione. In caso d'uscita dall'Euro, con l'ingresso di una nuova moneta nazionale, la banca nazionale dovrà nuovamente essere legata alle politiche del governo, attraverso un nuovo impegno atto a prestarsi come compratrice d'ultima istanza, al fine di stabilizzare i tassi d'interesse sui Titoli di Stato.

In chiusura d'articolo, vorrei regalarvi questa risposta dell'ex premier italiano, Enrico Letta, riguardante il " divorzio " tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia. Vi faccio presente che, il titolo di un suo libro è " Morire per Maastricht ".


Risposte da brividi!!
Alla prossima!