Translate

lunedì 9 febbraio 2015

ARTICOLO 3 COSTITUZIONE - I PRINCIPI DI LIBERTA' E UGUAGLIANZA FORMALE E SOSTANZIALE.

Salve gentili lettori.

In questo articolo vorrei dedicarmi ad un'analisi su due concetti fondamentali, in contrasto tra loro: la libertà e l'uguaglianza. Lo vorrei fare ricollegandomi anche all'articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana del 1948. Esso ci parla d'uguaglianza, sia da un punto di vista formale, e sia da un punto di vista sostanziale. Ritengo che sia importante la conoscenza di questo specifico articolo perché da esso possono risolversi conflitti ideologici nel mondo politico, che poi si ripercuotono anche nei nostri rapporti interpersonali.

Lo so, a qualcuno potrebbe sembrare un comportamento spregiudicato quello di scrivere interpretazioni personali di aspetti in contrapposizione tra loro, ed addirittura di un articolo della Costituzione. Io, però, ritengo che tutti debbano provare a conoscere e dare una propria interpretazione di aspetti anche complicati, a costo di sembrare spregiudicati o sbruffoni. Per dare interpretazioni precise esistono le interpretazioni autentiche, la giurisprudenza e la dottrina (e spesso anch'esse vanno in contrasto tra di loro).
Conoscere ed interpretare l'ordinamento dello Stato, ed ancor di più la nostra Costituzione, è un diritto/dovere, proprio come il voto.

Buona lettura.

Voglio cominciare questo articolo con un'analisi comparativa tra due valori che da sempre risultano essere al centro delle ideologie politiche di sinistra e destra: libertà vs uguaglianza.
La libertà è un valore molto importante in una società evoluta, ed esso merita di essere ampiamente tutelato; nell'altra faccia della medaglia abbiamo un altro valore non certo secondario al primo, che è l'uguaglianza. Tutti e due meritano tutela, ma rischiano d'entrare in conflitto tra di loro per un semplicissimo motivo:
1) Se si rispetta completamente il valore della libertà, dando la possibilità alle persone di relazionarsi tra loro, operando senza limiti nelle loro azioni, il risultato che avremo sarà sicuramente un aumento delle disuguaglianze all'interno della società, con la creazione di diverse fascie sociali, che con l'andare del tempo porterebbero creare numerosi conflitti interni;
2) Al contrario, se lo Stato operasse per realizzare una totale uguaglianza tra i propri cittadini, si finirebbe per controllare troppo la loro libertà, limitando gli spazi d'azione dei cittadini, e si rischierebbe di non dare risalto alle qualità personali di un soggetto, impedendogli di imporre le sue qualità personali su altri concorrenti.

Il contrasto fra libertà e uguaglianza risulta essere, proprio per questi motivi esposti, al centro delle riflessioni politiche da ormai più di 200 anni.
Molto semplicemente, i movimenti d'ispirazione evidentemente liberali provano ad imporre le idee di libertà, a costo di allargare le disuguaglianze tra i cittadini; mentre, i movimento d'ispirazione socialista ed ancor più marcatamente comunista, cercano d'imporre i loro mantra in difesa dell'uguaglianza, sacrificando in parte gli spazi di libertà personale dei soggetti.

Il gioco storicamente è sempre stato quello di provare ad equilibrare questi due concetti ideologici in netta contrapposizione, al fine di trovare un punto d'incontro che accontenti entrambe le parti.

Riuscire a trovare il punto d'incontro significa liberarsi dei concetti ottocenteschi di libertà vista esclusivamente come spazio libero dove i privati possono muoversi, accordarsi e contrattare senza controlli dello Stato. Infatti, questo concetto primario di libertà ha fallito, perché se è vero che formalmente i due soggetti erano liberi di contrattare liberamente le condizioni per trovare un accordo, sostanzialmente ad imporsi come soggetto forte era sempre quello che aveva in mano il potere: pensiamo ad un contratto tra datore di lavoro e lavoratore subordinato. E' chiaro che nella sostanza i concetti di libertà non reggessero, in quanto le condizioni contrattuali venivano imposte dall'imprenditore, ed il lavoratore subordinato era costretto ad accettarle, altrimenti ci sarebbero state altre 1000 persone pronte a sostituirlo accettando quelle condizioni.
Il concetto di libertà formale, come una libertà dei privati dal controllo dello Stato ha chiaramente fallito.

Oggi, la libertà viene intesa in modo completamente differente (nella legalità). Non si tratta più di una libertà dei privati al controllo statale, ma si tratta di una libertà ottenuta per mezzo dello Stato, con un soggetto pubblico che non resta più come soggetto controllore dall'alto, ma al contrario entra nella partita tra privati, limitando gli spazi di libertà personale al fine di ottenere confini delimitati chiamati TUTELE.

Proprio qui, a questo punto del ragionamento tra i due aspetti contrastanti di cui sto parlando, entra in gioco l'articolo 3 della nostra Costituzione.



Il valore dell'uguaglianza è di fondamentale importanza all'interno della nostra Costituzione, e questo è dimostrato dal fatto che all'uguaglianza è stato dedicato un articolo completo della Costituzione, l'articolo 3. 
Esso è un articolo che si divide in due commi, che trattano l'uguaglianza da due punti di vista differenti, che parrebbero opposti, ma che in realtà si dimostrano complementari tra di loro. Questi due punti di vista sono l'aspetto formale e sostanziale.

                       Partiamo con l'articolo 3 comma 1, che ci parla di uguaglianza formale.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

I significati che mostra l'articolo 3 comma 1 sono diversi. Si parte da un aspetto fondamentale, che risulta essere il concetto principe, ovvero: LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI.
Questo è un aspetto bellissimo visto da un punto di vista storico, che da uno spintone ad aspetti storici evidentemente tristi, dove la società era divisa di ordini, ed ognuno di questi aveva una legislazione specifica, differente da quella alla quale erano soggetti i cittadini interni ad altri ordini sociali.
Ora no; s'impone a tutti i cittadini di uno Stato una legislazione univoca, aldilà di ogni contrasto socio-economico.
Un altro concetto importantissimo che contiene questo comma è il DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE, perché nessun cittadino, aldilà del suo colore della pelle, della lingua da lui parlata, della religione da lui professata, dalle sue idee politiche difese o dalla sua condizione economica, può ricevere un trattamento legale differente da qualsiasi altro cittadino.
Dobbiamo immaginare l'articolo 3 comma 1 come un insieme d'imposizioni d'uguaglianza tra cittadini, raggiunte dopo anni di lotte. Tuttavia, quest'uguaglianza è esclusivamente formale, scritta, ma non attuata nei contesti sociali.
E' vero che tutti sono uguali, e che tutti formalmente, grazie all'articolo 3 comma 1 hanno il diritto di poter avere uno stipendio dignitoso, ma nella sostanza sappiamo che non tutti, pur avendone il diritto riescono a raggiungere questo equilibrio di vita soddisfacente.
Serve qualcosa in più, una componente che s'inserisca all'interno del ragionamento dell'articolo 3 comma 1, dando le linee guida per portare a termine nella sostanza una reale uguaglianza tra i cittadini.
All'interno di quest'ingranaggio, per raggiungere questi scopi, s'inserisce perfettamente l'articolo 3 comma 2, fornendo una risposta esaustiva agli interrogativi che lascia irrisolti con se l'articolo 3 comma 1.

                                                 Articolo 3 comma 2

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

All'articolo 3 comma 1 si aggiunge l'articolo 3 comma 2. Il secondo comma, ad un primo sguardo rischia di sembrare opposto al primo, ma ad un'analisi più attenta si dimostra in simbiosi, assolutamente complementare col primo.
Il principio di uguaglianza sostanziale contenuto nel secondo comma dell'articolo 3, vuole spiegare che lo Stato deve stabilire la forza con la quale intervenire in aiuto dei cittadini, al fine di rendere realmente operativi i principi contenuti all'interno del primo comma. Quando parlo di aiuti statali, parlo di esenzioni da tributi, di aiuti economici, che riescano ad intervenire in aiuto dei cittadini che vivono con difficoltà, al fine di ristabilire un livello di parità di possibilità reali, rendendo ai meno abbienti possibili prospettive che senza lo Stato rimarrebbero solo utopie.
Questo trattamento parrebbe discriminazione verso i più facoltosi, e quindi in completa controtendenza con il primo comma, ma in realtà non è così.
Il secondo comma riesce a ristabilire una condizione equa, dove tutti riescono ad accedere a servizi che altrimenti rimarrebbero possibili esclusivamente ad una piccola fetta di cittadinanza.

All'interno dell'articolo 3 della Costituzione, trovano complementarietà aspetti di libertà ed uguaglianza, prima in contrasto, oggi pienamente complementari ed attuabili.

Basterebbe capire ed applicare scrupolosamente l'articolo 3 della Costituzione, per trovare un equilibrio tra diverse ideologie politiche, al fine di formare una società dove tutti trovino la loro dimensione e dove tutti riescano ad accedere a servizi e trattamenti personali NON DISCRIMINATORI.

Giornalmente mi trovo a discutere di false ideologie politiche, di discriminazioni razziali, religiose, economiche. Tutto quello che riguarda la discriminazione, la libertà, la disuguaglianza può essere risolto attraverso queste poche righe.

La Costituzione è di tutti, va oltre le ideologie e quindi il suo contenuto dev'essere rispettato da qualsiasi forza politica e da tutti i cittadini. Dev'essere evidentemente aggiornata, integrata con nuovi strumenti, ogni qualvolta i cambiamenti storici lo consiglino. Questo dev'essere fatto senza andare ad intaccare i principi cardine della Costituzione, e l'articolo 3 è un pilastro fondamentale di questa costruzione.

Da esso riusciamo a capire come non dipenda ne dalla sinistra e ne dalla destra applicare politiche sociali a sostegno dei meno abbienti, perché questo comportamento l'impone la Costituzione, che va ben oltre la semplice ideologia politica.

Le discriminazioni razziali, religiose, sessuali, sociali, dovrebbero dovute essere già superate con l'entrata in vigore di questo articolo, tuttavia mi accorgo che non è così.
C'è chi continua a sostenere che l'Italia sia legata alla religione cattolica, ma questo è un ragionamento discriminatorio verso tutti quelli che professano altri culti religiosi, e per questo va contro il principio di uguaglianza formale enunciato dall'articolo 3. E' lo Stato che deve porre rimedio a queste controversie agendo nella sostanza come scritto all'interno dell'articolo 3 comma 2. Dividere religioni attraverso un ragionamento geografico è il modo più sbagliato per approcciare questo ragionamento, proprio perché nessuno impone ad un italiano di professare il Cristianesimo e da lui la possibilità di poter essere Musulmano, Induista, Buddhista... .

Ho limitato i ragionamenti contenuti in quest'articolo solo al principi enunciati dall'articolo 3 della Costituzione, che contiene tutto quello che serve. Non sono secondari tutti gli altri articoli, specie tutti quelli contenuti nei PRINCIPI FONDAMENTALI.

Ragioniamoci, alla prossima.








venerdì 6 febbraio 2015

PODEMOS E SYRIZA - LA MANIFESTAZIONE DI PUERTA DEL SOL ED I PRIMI FATTI DI TSIPRAS.

Salve gentili lettori.

In questi ultimi giorni, successivi all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica Mattarella, ho deciso di prendermi una pausa dalla politica interna per ricaricare le pile. C'è un limite a tutto, e la modalità di votazione che c'è stata al quarto scrutinio è stata un punto davvero molto basso, almeno per quanto mi riguarda.
E' stato un punto ancora più basso dei primi tre scrutini resi inutili appositamente per abbassare la maggioranza a 505 voti nel quarto scrutinio (ogni seduta comune costa 10 milioni di Euro...). 
Tuttavia, le parole di Mattarella mi sono piaciute, e spero che esegua scrupolosamente il suo compito di garante della Costituzione sulla quale ha giurato pochi giorni fa.
Il nuovo Capo dello Stato era uno dei componenti della Corte Costituzionale che decretò l'incostituzionalità del Porcellum per un premio di maggioranza spropositato e per la mancanza delle preferenze. Si vedrà immediatamente se sarà coerente con le sue idee nel momento in cui dovrà firmare o rigettare l'Italicum (in questo articolo la spiegazione dell'Italicum http://simosamatzai1993.blogspot.com/2015/01/dittatura-nome-in-codice-italicum-ecco.html). Per adesso auguro a Mattarella un buon lavoro da Capo dello Stato.

Libero dai miei soliti scrupolosi momenti d'informazione politica interna, mi sono potuto dedicare con molta calma alla lettura personale ed all'informazione politica estera riguardante la Grecia e la Spagna. Mi sono documentato sulle iniziative prese dal governo di Alexis Tsipras in Grecia, ed ho letto qualcosa su Podemos, che inizia a piacermi davvero tanto.

I due argomenti che tratterò all'interno dell'articolo, saranno proprio Syriza e Podemos.

Buona lettura!

Voglio partire da questa meravigliosa fotografia di un comizio di Podemos, perché la piazza di Madrid mi ha visivamente colpito. Era un pezzo che non vedevo una partecipazione del genere in sostegno di un movimento politico. Credo che possa essere paragonato, non tanto per i numeri, ma per la partecipazione e la forza comunicativa espressa, esclusivamente all'ultimo comizio del MoVimento 5 stelle dello Tsunami Tour, a Roma, il 23 febbraio 2013.
In questa piazza, dal vivo piuttosto ampia, secondo gli organizzatori vi erano dalle 200 alle 300 mila persone, ma non sono i numeri che contano. Quello che realmente conta è la forza espressiva di questa piazza; bella, bellissima.

Io ci sono stato personalmente in quella piazza, a Puerta del Sol. Mi capitò in gita scolastica, la classica gita che si fa in quinta superiore prima di preparare l'esame di maturità. Un momento che ti rimarrà impresso nei ricordi perché vissuto con una classe di amici con la quale hai condiviso un sacco di ricordi lungo il periodo scolastico. L'albergo dove soggiornavamo era proprio a Puerta del Sol, nel periodo appena successivo alle movimentazioni degli Indignados. In quei 5 giorni di permanenza a Madrid passammo continuamente per questa piazza, tra simpatici mascotte dei Looney Tunes pronte a prestarsi per una foto ricordo, idranti che durante la notte la ripulivano per bene, musicisti ed illusionisti pronti a stupirti.
Sì, gli Indignados, un movimento che pareva di esclusiva protesta, che ha avuto il suo culmine nel 2011, per poi svanire poco più di un anno dopo.
No, svanire non è il termine esatto, perché da una costola degli Indignados, è nato Podemos, che ora vola nei sondaggi e pare pronto a governare la Spagna dopo le prossime elezioni.
E' un partito giovane, giovanissimo, fondato nei primi giorni del 2014 e che è riuscito immediatamente a stupire alle elezioni europee ottenendo addirittura 5 seggi, attraverso il voto di oltre 1 milione di spagnoli.

Per tutti questi motivi mi sento legato a Podemos, oltre che al fatto che condividano insieme al MoVimento 5 stelle e Syriza alcuni punti di programma Europeo che vanno contro l'austerity, pur avendo rispetto al m5s diversi punti differenti.
I punti di contrasto contro il sistema europeo sono chiari, vanno dal rifiuto dell'austerity, al Fiscal Compact, alla ridiscussione della struttura della BCE, attacchi al FMI e Troika, fino alle politiche sociali e di democrazia attiva.
Una convergenza con il MoVimento è possibile, anzi, necessaria perchè la forza di un'unione tra paesi mediterranei andrebbe a sbaragliare la forza prorompente ed autoritaria dei tedeschi nell'UE.

I dialoghi sono già cominciati.



Pablo Iglesias, il leader politico di Podemos è una personalità giovane che parla bene, diretto, senza troppi freni. Lo seguo molto attentamente, perché trovo in Podemos una forza politica piena di voglia di mettersi a servizio della propria cittadinanza, in modo pulito. Esattamente le stesse motivazioni che mi hanno portato da diversi anni a seguire il MoVimento 5 stelle e successivamente ad iscrivermi per far parte del progetto.



Da tutte e due le forze politiche sono nate aperture, diversi progetti politici interni al Parlamento Europeo vengono condivisi con Podemos ed anche con Syriza.
Ideologicamente siamo evidentemente differenti, ma perseguire l'uguaglianza tra i cittadini, per un partito italiano, non significa dover essere ideologicamente di sinistra. Perseguire l'uguaglianza in Italia, significa esclusivamente rispettare l'articolo 3 della nostra Costituzione, sia da un punto di vista formale (comma 1), sia da un punto di vista sostanziale (comma 2).
E le politiche sociali sono al centro delle proposte del MoVimento 5 stelle.



Ora vorrei passare all'analisi sulla Grecia, dove il premier Alexis Tsipras si è subito dato da fare, in modo piuttosto veloce facendo ottime mosse per il suo popolo.
Non aveva cominciato bene alleandosi con l'estrema destra (ricordo le critiche al m5s per l'unione con UKIP). Qui la situazione è diversa. Mentre con UKIP il MoVimento 5 stelle ha obiettivi di democrazia diretta in comune, ed altri punti di vista assolutamente in contrasto dove i due schieramenti votano in modo opposto (Energia, politiche sociali); in Grecia, Syriza ha fatto un governo con la destra estrema, obbligatoriamente, dato che per soli due seggi non è riuscita a raggiungere la maggioranza assoluta. Ora, purtroppo, Tsipras sarà sotto continuo ricatto dei suoi alleati di governo, che potrebbero far saltare il suo esecutivo. Spero che abbiano trovato un accordo solido.
Ora andiamo ai fatti. Sì, fatti. Sono contento di poter parlare di fatti associandoli a Tsipras.
Si è subito mosso benissimo ed in pochi giorni ha legato il suo nome ad una parola straordinaria in politica: CONCRETEZZA.

Ha alzato il salario minimo dei lavoratori greci da 450 a 751 Euro lordi ed ha posto subito in atto un progetto di riassunzione di pubblici funzionari; verrà data la cittadinanza greca a tutti i figli d'immigrati nati in Grecia (non credo che gli alleati d'estrema destra stiano saltando di gioia); e soprattutto, ha subito bloccato le privatizzazioni, bloccando la vendita del porto Pireo ai cinesi della COSCO (sto leggendo in questi giorni Gomorra, il collegamento è stato immediato ed inevitabile, perché anche nel romanzo di Saviano si fa riferimento alla COSCO nel 1° capitolo dedicato al porto).
Mossa non di poco conto, dato che la COSCO possiede la terza flotta più grande al mondo. Inoltre, il governo Tsipras ha bloccato anche la privatizzazione della società di gestione di energia elettriche.

Tutto questo in una settimana, fantastico, sono felicissimo di poter scrivere queste cose per il bene del popolo greco.

Tsipras è stato pochi giorni fa a Roma, in visita al premier Matteo Renzi. Baci e abbracci, strette di mano di facciata, con il condimento di una cravatta regalata da Renzi al premier greco. Tuttavia, oggi, all'annuncio delle misure della BCE sulla Grecia, Renzi si è stancato di fare l'amico, e si è subito accodato alle scelte tedesche rispetto alla Grecia. Ne avevate il minimo dubbio?? Io no.
Renzi:<< Decisione della BCE giusta è opportuna >>.

Andiamo agli aspetti bui.

Come avevo scritto nel mio articolo che analizzava la vittoria schiacciante di Syriza alle elezioni greche, in cui mostravo tutta la mia speranza per il popolo greco, il dubbio che rimane è sempre quello: riuscirà Tsipras a rinegoziare a condizioni temporali più vantaggiose il pagamento del debito pubblico greco?
La mia speranza è che ci riesca, ma purtroppo tutta la storia UE mi porta a dire che non succederà. L'UE non è un'unione di cooperazione, ma un'unione dove ci si tira cazzotti a vicenda per mostrare chi è più bravo a rimanere in piedi. E' un sistema che, al netto, dimostra di essere chiuso e dove la Germania fa la padrona incontrastata nel mercato interno UE, specie nelle esportazioni verso i PIIGS.
Per tutto questo, un'unione strategica tra paesi mediterranei (punto fondamentale del m5s in Europa) è non solo una speranza, ma è fortemente probabile.
Tsipras si troverà ad un bivio molto, molto presto. Credo che si deciderà tutto entro la fine di marzo. O Tsipras si piegherà sottostando ai dicktat UE dopo essersi visto sbattere la porta in faccia, oppure uscirà dall'Euro, con molto coraggio.

Ieri sera la BCE ha emanato un comunicato diretto alla Grecia, dove si specifica che la BCE revoca alle banche greche la possibilità di consegnare in garanzia titoli di Stato greci, in cambio di liquidità.
Questo è un ovvio avvertimento a Tsipras, una minaccia nascosta, per ricordare al nuovo esecutivo che si dovrà comunque tener fede agli accordi precedentemente presi dallo scorso esecutivo greco con la BCE e la Troika.
La richiesta di Tsipras d'ottenere una cancellazione di parte del debito è saltata. Presto la Grecia sarà politicamente spalle al muro, e vedremo la consistenza di Tsipras nella politica estera. Speriamo in bene.

Forza Spagna, forza Grecia, forza Italia...(ci hanno rovinato pure il termine forza Italia...siamo proprio sottoterra).

Alla prossima!







martedì 27 gennaio 2015

ELEZIONI GRECHE - LA VITTORIA DI TSIPRAS ED I DUE SCENARI CHE POTREBBERO APRIRSI.

Salve gentili lettori.

Questo articolo lo dedicherò ad un'analisi delle elezioni politiche che si sono svolte nel fine settimana in Grecia, e che hanno visto la vittoria schiacciante di Syriza, capitanato da Alexis Tsipras. 
Proverò ad analizzare soggettivamente, secondo le mie sensazioni personali, le conseguenze che questo risultato elettorale potrebbero portare sulle politiche greche e sullo scacchiere europeo.

Buona lettura. 

Alexis Tsipras non ha vinto, ha stravinto le elezioni in Grecia, successive alla mancata elezione del Presidente della Repubblica.
Ha sfiorato un colpo incredibile, perché per soli due seggi non ha avuto accesso al premio di maggioranza, che gli avrebbe permesso di governare in solitudine.
Purtroppo per lui non ha ottenuto la maggioranza assoluta, ed è dovuto scendere a patti coalizzandosi con l'estrema destra, che guiderà ogni sua mossa, minacciandolo di far cadere il governo ogni qualvolta abbiano la Luna come dire...un po' storta.

La modalità che hanno portato alla mancata elezione del Presidente della Repubblica greco (sono saltate perché si sono tirati indietro proprio i futuri alleati di Tsipras), con conseguenti immediate elezioni, mi lasciano sospetto. Ma io lo sono sempre e comunque. Non mi fido molto e scavo sempre alla ricerca di chiarimenti.

In Italia sta accadendo qualcosa d'impensabile, perché si è ribaltata ogni logica nel valutare la vittoria di Syriza. Nel PD si parla di grande felicità, perché Tsipras rappresenta la sinistra greca (il PD è di sinistra? Mi sono perso qualcosa?); Vendola salta felice, senza prendere in considerazione il fatto che Tsipras si sia dovuto alleare con i nazionalisti.
Parte del programma di Syriza si avvicina al programma del m5s in chiave sia italiana e sia europea, ma i due programmi vengono valutati dall'informazione italiana in modo opposto in base al soggetto protagonista. Che falsità!

Se potessimo riavvolgere il nastro storico per tornare a maggio 2014, ci renderemmo conto della faziosità dell'informazione italiana. Si criticò Grillo per l'accordo con Farage, definito un nazionalista fascista e razzista (nel suo partito ci sono eletti di tutte le etnie e culture). Non sopporto l'opportunismo giornalistico e la capacità di distorcere l'informazione a piacimento in base ai soggetti coinvolti. 
Ma anche Tsipras se l'è andata a cercare la definizione di " Renzi greco ".

La mia posizione su Tsipras non è ne positiva e ne negativa. E' semplicemente una posizione d'attesa e speranza, se pur io appoggi alcune sue idee ed abbia voluto fortemente un suo successo alle elezioni. Non mi hanno convinto per niente due sue dichiarazioni recenti:
1) << Farò tutto il possibile per salvare il sistema Euro >>;
2) << Io come Renzi voglio cambiare verso all'Europa >>.

Due uscite che metterebbero i brividi anche all'elettore più convinto, ma siccome la speranza è gratis ed è illimitata, voglio sperare di aver valutato male, per il bene del popolo greco.

Indubbiamente, qualsiasi posizione si avesse in partenza sulla situazione greca, la vittoria di Alexis Tsipras è un risultato che tutti avremmo voluto, non tanto per posizione politica acquisita, ma per la curiosità di vedere lo sviluppo che la sua vittoria avrebbe portato. Parlo di curiosità non a caso, in quanto la mia posizione politica rispetto alle sue idee non è assolutamente contraria, anzi. Ritengo che le promesse fatte da Tsipras durante la campagna elettorale siano derivate da una sacrosanta realtà, derivata dalla disperazione del popolo greco. Tuttavia, sottolineo che quello che non combacia con le sue idee sia proprio lo scenario politico nella quale si ritroverà a dover trattare. Uno scenario già in partenza disperato per la crisi incredibile che sta vivendo il popolo greco, e reso ancor più spaventoso dal fatto di dover trattare con chi non avrà nessuna voglia di mettersi ad un tavolo in modo costruttivo.
E' proprio da qui che nasce la curiosità estrema sulle modalità scelte per arrivare ad un risultato promesso in campagna elettorale.
Le sue posizioni contro l'austerità, contro il grande mostro della finanza e del sistema liberista le condivido, e ci mancherebbe.
Quello che purtroppo mi turba è l'aver già avuto la prova che, la modalità scelta da Tsipras per superare questi scogli, porterà ad un nulla di fatto.
Il MoVimento 5 stelle si presentò con 7 semplici punti alle Europee, ed in questi punti vi erano dei cardini come l'abolizione del Fiscal Compact e la condivisione del debito. Tentativi ragionevoli, ma che nell'atto pratico si sono scontrati contro il muro di gomma delle istituzioni europee, che hanno rigettato tutto senza nemmeno provare a valutare queste opzioni.
Tsipras sta semplicemente riproponendo questo in modalità più avanzata, in quanto si presenterà a trattare come premier greco, e non semplicemente come componente di un gruppo al Parlamento Europeo.

Le sue scelte in campagna elettorale hanno portato ad una prospettiva che proverà a portare il popolo greco fuori dalla disperazione attraverso scelte politiche come: l'abolizione della tassa sugli immobili, una forte lotta all'evasione fiscale, agevolazioni ai più poveri (trasporti gratis, elettricità e buoni pasto); taglio del debito pubblico e rialzo degli stipendi minimi fino a 750 Euro; e una riformulazione del debito.
Prospettive che mi auguro riesca a portare a termine per il bene degli amici greci, tuttavia parto già scoraggiato dalle dichiarazioni di Draghi, che non hanno sicuramente aperto la porta al dialogo.
Ecco le sue dichiarazioni:<< Atene può sperare di rinegoziare sul "quando" ma non sul "se ripagare i debiti ". Ed in caso di altre concessioni, deve ricordare che ci sono margini per chiedere di più anche ai suoi contribuenti, visto che la pressione fiscale ellenica resta sotto le medie europee >>.

Molto presto Alexis Tsipras si troverà a dover far fronte alla resa dei conti, e sarà proprio li che dovremmo valutare la sua azione politica. Dalle parole di Draghi abbiamo già potuto notare una chiusura netta alle idee portate avanti dal leader di Syriza, che dovrà mostrare coraggio ed avviare un piano B.
Ed il piano B lo conosciamo tutti. Tsipras, dopo aver incassato un secco no dalle istituzioni europee, dovrà portare fuori dall'UE e dall'Euro la Grecia.
Una minaccia come questa farà male ai creditori della Grecia, perché si vedrebbero pagare i loro crediti in moneta altamente svalutata, e questo farà precipitare il capitale recuperato. Al fattore svalutazione che subirebbe la " Nuova Dracma ", dovremmo unire un tasso d'inflazione che salirebbe di qualche punto percentuale, andando ulteriormente a ridurre i debiti della Grecia.

La crisi greca deriva, come sappiamo, non tanto dal debito pubblico (che pur è un problema grande per gli ellenici), ma da una deflazione salariale arrivata a colpi di riforme del mercato del lavoro, con la speranza di rendere i beni ed i servizi prodotti internamente più appetibili all'estero per favorire le esportazioni (quanto somiglia all'Italia cavolo). Questo è successo, perché effettivamente sia in Italia e sia in Grecia si esporta qualcosina in più rispetto all'apice della crisi, tuttavia si sono creati squilibri interni che portano i cittadini greci a non poter più acquistare i beni ed i servizi da loro prodotti. La crisi greca è una crisi della domanda interna.
Questo è un circolo perverso che si verifica ogni qualvolta un paese forte (Germania) unisce il proprio cambio con un paese debole (Grecia), facendo entrare capitali al fine di drogare il sistema fino al punto di rottura, che si verifica nel momento in cui i creditori esteri passano a far cassa.
I creditori speculano sulla situazione greca inserendo il dito nella piaga grazie a tassi d'interesse estremamente appetibili.
Ed ecco che oggi la Grecia si trova con un debito estero incredibile da dover soddisfare, senza avere purtroppo i mezzi per farlo.

Tsipras si troverà a scontarsi con le istituzioni europee incassando un secco no, e solo a quel punto capiremo di che pasta sarà fatto il rivoluzionario greco. 
Se scegliesse la strada della disobbedienza al sistema Euro, allora aprirà una breccia dove potranno inserirsi la Spagna con Podemos ed il MoVimento 5 stelle in Italia (è un mio auspicio); se invece si chinasse ai voleri tedeschi incassando il no senza reagire, rimarrà una grandissima occasione persa, quella stessa occasione che in Italia stiamo aspettando disperatamente.

Alla prossima!


lunedì 26 gennaio 2015

LA NOTTE DELL'ONESTA' - CONTENUTI, RIFLESSIONI E LO SPETTRO DEL QUIRINALE.

Salve gentili lettori.

Questo non sarà un articolo monotematico come gli altri articoli di questo blog. Sarà un articolo piuttosto corposo, pieno di documenti video. Questa volta ho scelto di trattare, in uno stesso articolo, due diversi argomenti che si collegano molto bene l'un l'altro. Come avrete capito dal titolo dell'articolo, i due macro argomenti che tratterò saranno:
1) La manifestazione del m5s di sabato a Roma, denominata " La notte dell'onestà ";
2) Le ormai prossime votazioni parlamentari per il Quirinale.

Vi auguro una buona lettura.

Comincio subito con la magnifica manifestazione di sabato, che mi ha emozionato molto, pur non avendola vissuta a Roma, ma esclusivamente dietro un pc.
La notte dell'onestà segna un forte punto di rottura col passato, per due motivi specifici che spiegherò all'interno dell'articolo.
Questa manifestazione è nata per riportare le luci dell'informazione su Mafiacapitale. Si è parlato di legalità, onestà, giustizia, collegandosi ad eventi tragici della criminalità organizzata e tracciando una via che provi a rendere il popolo non più succube di questo sistema, ma la prima forza a combattere lo stesso.

Così come il passato, anche i fatti di Mafiacapitale sono stati trattati dai media con un solito " mordi e fuggi " all'italiana. Su questo punto specifico, l'intervento di Dario Fo è stato davvero magistrale.
Con un intervento in pieno " stile Fo ", Dario è riuscito a far comprendere a tutti come l'informazione italiana utilizzi sempre lo stesso metodo per sgonfiare temi di una rilevanza spaventosa, che tuttavia appaiono ormai ordinarie notizie giornaliere alle orecchie dei cittadini italiani. Quando qualcosa di scandaloso si ripete con una frequenza maggiore, diventa materia, e questo porta un fatto a farlo mimetizzare nell'ambiente circostante e successivamente a farlo dimenticare.
Ascoltarlo direttamente vi trasmetterà i concetti del suo intervento in un modo infinitamente superiore rispetto a quanto possano fare le mie misere parole. Dario Fo è cultura.



Grande intervento vero? Ormai Dario Fo è così grande che ci si aspetta sempre qualcosa di meraviglioso dai suoi interventi, e lui non delude mai.

Un altro intervento meraviglioso è stato quello di Sabina Guzzanti.

L'ho sempre seguita, fin da quando mi appassionai alla satira grazie a Beppe Grillo. Il suo intervento è stato incisivo; ha parlato del suo percorso con il film " La Trattativa ", per poi ricollegarsi ad una causa del grande effetto collaterale che ci ha portato ad un attacco lento e sistematico alle basi democratiche della nostra Repubblica. Temo, purtroppo, che non tutti abbiano compreso il significato del messaggio che Sabina ha cercato di trasmettere attraverso l'imitazione della De Filippi. Credo che il significato intero suo intervento rischi di essere minimizzato alla sola imitazione.
Molti italiani, in questi anni sono stati pilotati dall'informazione, in un sentiero di mancanza di curiosità. Un'informazione non chiara, deviata e che spesso è stata lasciata da parte, sostituita da una programmazione giornalistico - televisiva volta alla distrazione di massa rispetto ai veri problemi del nostro Stato.
La sua imitazione mi ha immediatamente mostrato, come solo la satira riesce a fare, un quadro informativo - distorsivo dell'informazione, che ha imbambolato la curiosità popolare nell'andarsi a cercare dove stesse realmente la verità dei fatti che si sono succeduti in questi anni, cominciando proprio dalla trattativa. Un'informazione che ha sostituito le reali tematiche d'interesse, per spostare l'attenzione sull'intrattenimento di massa, che ha causato una distrazione popolare, artefice di tutto questo.


Credo che il concetto che ha provato a trasmettere Sabina sia esattamente riassumibile in questa immagine.
Non ho utilizzato il termine " imbambolato " a caso. Nel suo intervento ha provato a far comprendere che non è vero il luogo comune che si va ripetendo secondo cui " GLI ITALIANI NON CAMBIANO MAI ". Insomma, gli italiani siamo noi, e solo noi possiamo con un po' attenzione e partecipazione attiva riuscire a riprenderci la democrazia che c'è stata scippata PER COLPA NOSTRA.
Intervento profondo, che con un po' d'attenzione in più può esser apprezzato.


Lo ripropongo integralmente qui. Ascoltatelo con attenzione.



Mi sono emozionato fortemente seguendo il suo ragionamento. Bravissima Sabina.

Anche l'intervento di Salvatore Borsellino è stato magistrale. E' stato senza dubbio l'intervento che mi ha colpito di più per la profondità delle sue parole. E' partito ringraziando i meetup sparsi nel territorio italiano per la loro collaborazione nel dar voce alla sua battaglia, richiamando l'attenzione sulla strage di via D'Amelio, per poi chiedere a gran voce il concetto di resistenza popolare a protezione del grande attacco antidemocratico che si sta verificando.

Ecco il suo intervento.



Di questa manifestazione ho notato due aspetti nascosti che non tutti hanno forse colto. Ora proverò ad illustrarveli.

Primo aspetto - In quest'occasione, il comportamento dell'informazione è stato molto differente rispetto al solito. Abbiamo fatto un passo indietro nella concezione che hanno i media del m5s.
Siamo ritornati ai primi VDay del 2007 e del 2008.
Questa volta, al contrario delle ultime manifestazioni, V3Day compreso, ho notato che c'è stata poca polemica sui numeri dei partecipanti in piazza ed anche sui contenuti lanciati attraverso questa serata.
La partecipazione di persone come Sabina Guzzanti, Ferdinando Imposimato, Salvatore Borsellino, Dario e Jacopo Fo, credo che abbiano fatto molto male ad una parte dell'informazione di sinistra, perché per la prima volta tante persone hanno volutamente messo la faccia a loro discapito, pur di appoggiare la battaglia del m5s.
Questo ha creato una situazione che definirei di stallo. Si è scelto di abbassare le luci della ribalta, di non parlarne troppo, per cercare di far morire questa manifestazione esattamente come i primi due VDay.
Si è ritornati alla prima fase, passando dalla modalità combattiva contro qualsiasi battaglia del m5s, ad una fase di completa (o quasi), oscurità.

Secondo aspetto - Non credo che molti abbiano captato il grande cambiamento che ci sia stato ieri nel controllo della manifestazione. 
La centralità dell'evento non era più gestita in prima persona da Beppe Grillo, ma da attivisti, parlamentari e consiglieri comunali e regionali.
Tutto è girato intorno al lavoro svolto nelle istituzioni, specie nel consiglio regionale del Lazio e dai consiglieri eletti a Roma, per poi tornare sulla centralità dei rappresentanti eletti in Parlamento.
Con la nascita del direttorio, Beppe Grillo si è defilato ed è intervenuto per 10 minuti solo in chiusura di serata. Grillo non è più il microfono che coinvolge persone al fine di far conoscere le idee del m5s, ma ha assunto una posizione defilata, ma pur sempre incisiva.

Ecco il suo intervento di sabato.


Un intervento incisivo, non troppo lungo, ma che ha trasmesso i concetti giusti. Beppe è un grande comunicatore, è scomodo al sistema e come tutte le persone scomode, o piace o non piace.

Vorrei collegarmi all'aspetto del Quirinale, attraverso il discorso di Ferdinando Imposimato.
Il suo è stato un intervento molto profondo. E' stato meraviglioso perché ha parlato alla folla come farebbe un nonno con un suo giovane nipotino, proprio come dovrebbe fare un vero Presidente della Repubblica che abbia a cuore i principi democratici del nostro Stato.
E' riuscito a parlare trasmettendo concetti di onestà, partecipazione attiva dal basso e giustizia.

Ecco il video del suo intervento.



So che vederlo al Quirinale sarebbe il sogno di tantissimi cittadini italiani, ma purtroppo in un Italia controllata da chi è fortemente legato alle poltrone ed ai sistemi di gestione popolare a fini privati, so che questo nostro auspicio rimarrà solo un'utopia.

All'Italia serve una personalità che come " Capo dello Stato " riesca a garantire la tutela della Costituzione sulla quale giurerà, e non un Presidente che sia garante delle larghe intese pro riforme costituzionali. E' un controsenso! si giura sulla Costituzione, e poi si fa di tutto e di più per sfasciare i suoi principi.

Durante la manifestazione di sabato il MoVimento 5 stelle ha risposto all'invito di Renzi.
Qualche giorno fa Beppe aveva lanciato un grido a Renzi, chiedendo una rosa di nomi da valutare. In risposta, Renzi ha proposto un incontro al Nazareno con una delegazione di parlamentari m5s.
Tuttavia non doveva esser questa la risposta.
Renzi si sarebbe dovuto limitare a fornire una rosa sulla quale ci fosse la sua apertura, per verificare se ci fosse la possibilità di trovare una personalità condivisa con il MoVimento 5 stelle.
La risposta del MoVimento 5 stelle la conoscono tutti molto molto bene.
Qualora Renzi  presentasse una rosa di nomi come Amato, Prodi, Veltroni, Mattarella, D'Alema, Finocchiaro...la chiusura sarebbe automatica; mentre se i nomi fossero quelli di Strada, Rodotà, Angela, Imposimato, Zagrebelsky, sicuramente la convergenza su uno di queste personalità ci sarebbe pienamente.
Renzi lo sa, ma questo andrebbe a far saltare il patto del Nazareno siglato con Berlusconi, e farebbe deragliare la legge elettorale e le riforme costituzionali.
A Renzi la scelta, o una vera personalità garante dei principi costituzionali, o una personalità garante delle larghe intese PD - Forza Italia.

La risposta del MoVimento 5 stelle è arrivata in piazza durante la manifestazione. Eccola.



Si potrebbe contestare la formula, perché pretende di parlare in nome del popolo italiano, ma sono sicurissimo che. così come successo nel 2013, la grandissima maggioranza degli italiani vorrebbe un Presidente della Repubblica vicino alla cittadinanza e garante della Costituzione, che segni una chiusura del periodo Napolitano.
Solo attraverso un nome accordato col MoVimento 5 stelle si potrebbe arrivare a trovare una maggioranza solida a sostegno della votazione di una personalità del genere.
Ricordate le urla degli elettori del PD quando invocarono Rodotà fuori dal Parlamento? Io ricordo molto bene quei momenti.

Credo che tutti gli elettori del MoVimento 5 stelle, me compreso, possano ritrovarsi perfettamente nel ragionamento impostato da Marco Travaglio rispetto ai nomi che circolano per il " TotoQuirinale ".



Insomma, personalmente vedere al Quirinale Amato mi farebbe disperare non poco. Ricordate??



In chiusura, accettare l'incontro con Renzi al Nazareno, sarebbe stato come presentarsi nel luogo del misfatto. Il MoVimento 5 stelle vuole solo dei nomi da valutare con la cittadinanza. Renzi, se ci sei, batti un colpo.

Alla prossima!

Ps. Aggiornamento del 26/01/2015.

Renzi:<< Scheda bianca per 3 votazioni, poi solo un nome >>. Abbiamo già capito tutto cari connazionali... . I 4 nomi a questo punto non credo che arriveranno, e probabilmente presenteremo un nome degno di tutta la cittadinanza italiana, come successo nel 2013.

giovedì 22 gennaio 2015

DITTATURA, NOME IN CODICE: ITALICUM. ECCO COSA PREVEDE.

Salve gentili lettori.

Questo articolo verrà dedicato ad analizzare, da prima il concetto di democrazia rappresentativa ed a impostare un ragionamento completo sulle funzioni e sul significato di legge elettorale. Successivamente concluderò il discorso con il contenuto dell'Italicum, che il Parlamento si sta apprestando a votare nei prossimi giorni. Proverò a smontare il contenuto, per capire se la soluzione proposta risulti condivisibile oppure sia da rigettare per il bene della democrazia e, quindi, della cittadinanza italiana.

Buona lettura.

Partiamo dal concetto di democrazia.

Per democrazia, intendiamo una forma di governo, atta ad affidare al popolo l'esercizio della sovranità. Nello specifico, l'Italia è una democrazia rappresentativa, in quanto essa risulta essere una Repubblica parlamentare, nella quale i cittadini aventi il diritto/dovere di votare scelgono di eleggere dei rappresentati candidatisi, per essere governati in nome e per conto loro.
Indubbiamente le difficoltà che s'incontrano nell'attuazione di un vero sistema democratico sono innumerevoli, e mi piacerebbe fornirvi una citazione di Churchill:<< E' stato detto che la democrazia sia la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora >>.
Ho voluto citare Churchill perché credo fortemente in quest'affermazione, ed ora vi spiegherò le motivazioni che mi portano a sostenerla.
Ritengo che la democrazia sia imperfetta, non tanto per la disonestà che spesso mostrano i rappresentanti eletti verso i propri elettori (quello è un passaggio successivo che si verifica talvolta), ma perché anche la democrazia rappresentativa non riesce ad accontentare tutti gli elettori, per il semplice fatto che manca una formula che garantisca la rappresentatività di ciascun elettore all'interno del Parlamento.
Proprio per questo motivo, il cittadino tende ad astenersi e qui nasce una nuova problematica. In democrazia, l'astensione viene accettata ma non contemplata, perché essa non ha una rappresentanza in Parlamento; questo distorce i risultati elettorali e, conseguentemente, la reale distribuzione dei seggi parlamentari.
E' vero che si potrebbe superare questa problematica sostenendo che tutti gli aventi diritto hanno il dovere civico di andare a votare, ma chi si astiene lo fa dopo un ragionamento che lo porta evidentemente a comprendere di non sentirsi rappresentato dalle liste candidate.
Ma il concetto di democrazia presuppone la rappresentanza di tutta la cittadinanza, non solo di chi si sente rappresentato da una specifica lista.
Bisogna abbandonare l'idea di legge elettorale come teorema matematico atto alla distribuzione di poltrone tra i partiti. La legge elettorale è un concetto evidentemente matematico legato indissolubilmente al significato di rappresentanza della cittadinanza.

COSA S'INTENDE PER RAPPRESENTANZA?


Per rappresentanza s'intente riuscire, in base ad una legge elettorale ben strutturata ed ai risultati elettorali, a formare un campione dove tutti i cittadini trovino un proprio rappresentante all'interno dell'istituzione. Purtroppo, per problemi matematici riuscire a raggiungere l'obiettivo di una completa rappresentanza è impossibile.

Dobbiamo cominciare ponendo un paletto estremamente importante: non c'è nessun metodo matematico utilizzabile all'interno di una legge elettorale, in grado di garantire la piena rappresentanza dei cittadini all'interno del Parlamento. Detto questo, una legge elettorale deve cercare di trovare le modalità più consone all'interno della propria Costituzione, per arrivare ad una rappresentanza più ampia possibile della cittadinanza all'interno del Parlamento nazionale. In scala proporzionale, ogni parlamentare rappresenta 50 mila cittadini italiani.

Dobbiamo sempre ricordarci che all'interno dei tre poteri di una democrazia ve ne sono 2  ben distinti che si ricollegano al ragionamento che stiamo portando avanti: potere LEGISLATIVO e potere ESECUTIVO.

Il potere legislativo è detenuto dal Parlamento, eletto a suffragio universale dalla popolazione attraverso delle elezioni regolamentate dalla legge elettorale in vigore. Il Parlamento rappresenta la popolazione per una durata classica di 5 anni (legislatura), ed ha la funzione di confrontarsi, proporre e votare delle migliorie all'impianto legislativo della nostra Repubblica.
Ad eseguire il volere del Parlamento c'è il governo, nominato dal Presidente della Repubblica, che entra in carica solo dopo aver ricevuto la fiducia da entrambi i rami del Parlamento (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica).
Al governo è quindi fornito il potere di dar esecuzione all'impianto legislativo della Repubblica, con specifica attenzione per le norme via via approvate dal Parlamento, ed esso resta in carica fino a quando la maggioranza del Parlamento lo ritiene opportuno.
Il governo è quindi uno strumento del Parlamento.
Il governo ha anche facoltà di produrre norme in caso di urgenza ( per approfondire il tema leggete quest'articolo http://simosamatzai1993.blogspot.it/2014/10/m5s-cosa-significa-essere.html ).

Già da questa prima analisi cade una base fondante dell'Italicum. Infatti abbiamo compreso che, il concetto di legge elettorale non sia legato al significato di stabilità del governo, come il Renzi ci ha detto per mesi.

Ora analizziamo il significato di governabilità, che spesso viene confuso con il significato di stabilità del governo.

Secondo il vocabolario della lingua italiana (vi invito a verificare personalmente), per governabile s'intende un qualcosa che risulta essere manovrabile.
Quello che dobbiamo capire è chi, tra Parlamento e governo debba essere manovrato dall'altro.
Per capirlo dobbiamo chiederci chi, tra i due, sia il detentore del potere principale all'interno di una democrazia parlamentare. E tra i due, è chiaramente il Parlamento, perché esso risulta eletto dalla cittadinanza in sua rappresentanza, oltre essere il detentore del potere legislativo, ovvero il potere di proporre, discutere ed approvare nuove norme da inserire dentro l'ordinamento della Repubblica; mentre il governo è l'attuatore di queste misure, e risulta essere un organo nominato e subordinato ai membri parlamentari, che possono farlo cadere in qualsiasi momento sfiduciandolo. E' quindi il Parlamento che manovra il governo, anche se ormai la concezione di questi poteri si è completamente ribaltata.
Un esecutivo deve durare semplicemente per il tempo necessario a trasformare le idee della maggioranza in realtà tangibile.
Quando andiamo a votare, non lo facciamo per eleggere un governo, ma per eleggere i nostri rappresentanti all'interno del Parlamento, nella speranza di riuscirne ad eleggere il maggior numero possibile di rappresentanti della lista da noi sostenuta. Starà poi al Presidente della Repubblica nominare, tenendo conto dei risultati elettorali, una personalità in grado di presentare al giudizio del Parlamento una squadra di governo credibile in modo da ottenere la fiducia dalla maggioranza degli eletti in entrambi i rami parlamentari.
In caso di conflitto tra la maggioranza dei parlamentari ed il governo, cade quest'ultimo, mentre la legislatura continua nel suo corso attraverso la nomina di un nuovo esecutivo tale da trovare una maggioranza che lo appoggi in entrambi i rami del Parlamento.

Tutte queste logiche che vi ho appena illustrato, decadono completamente di fronte alla legge elettorale che si vorrebbe andare a rendere operativa, ovvero l'Italicum.

VORREI FARE ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ITALICUM, PRIMA DI ESAMINARLO.

Il bisogno spasmodico di una nuova legge elettorale nacque qualche anno fa, dal bisogno di trovare una nuova legge elettorale che vada a sostituire il Porcellum. Quest'ultimo fu successivamente ritenuto incostituzionale da una sentenza della Corte costituzionale, per il suo premio di maggioranza spropositato e per l'inesistenza delle preferenze. Inoltre, nella sentenza la Corte costituzionale ha dichiarato, senza interpretazioni possibili, che le liste bloccate debbano essere assolutamente abolite, che la legge elettorale debba mettere nelle condizioni l'elettore di esprimere delle preferenze e che i premi di maggioranza predisposti in partenza sono di per se incostituzionali (quindi l'Italicum è già incostituzionale).
Proprio la Corte costituzionale, dopo aver emanato la sentenza d'incostituzionalità ha fornito una trasformazione costituzionalmente sostenibile dello stesso Porcellum (il cosiddetto Consultellum). Basterebbe rendere eseguibile quel progetto già pronto.
Eppure, ad oggi, l'Italia è fornita di una legge elettorale, ma mancano i dettagli che la rendano applicabile, ovvero tutti i dettagli che spieghino al cittadino come votare con la seguente legge elettorale uscita dalla Consulta.
Renzi va dicendo da mesi che serva una legge elettorale che dica immediatamente, la notte stessa delle elezioni, chi sia il vincitore. Ma perché questa fretta? Come sempre successo, l'esecutivo precedente rimane in carica fino a quando il nuovo governo non ottiene la fiducia da entrambi i rami del Parlamento, quindi non c'è nessun periodo in cui manca un esecutore al volere parlamentare ( semplicemente, nel periodo d'attesa, ci sarà una sostituzione dei parlamentari, dovuta al subentro di una nuova legislatura).
Poi, altro aspetto importante, in Italia abbiamo ben 75 mila leggi (verificate su www.normattiva.it), a differenza della Germania che ne ha circa 7000 e della Gran Bretagna che ne ha meno di 6000. Quindi tutta questa fretta da produzione non esiste, meglio la qualità della quantità.
L'Italicum perde il concetto di legge elettorale volta a creare in scala parlamentare la rappresentatività della cittadinanza espressa nelle elezioni, perché va alla ricerca della stabilità del governo, come se nella Costituzione ci fosse scritto che l'esecutivo debba rimanere in carica per tutta la durata della legislatura.

CHE COSA PREVEDE L'ITALICUM?

Secondo l'Italicum, se una lista dovesse arrivare al 40% dei consensi, avrebbe il 55% dei seggi, con un premio di maggioranza del 15%, che le darebbe il 55% dei seggi; mentre, se nessuna delle liste riuscisse a raggiungere il 40%, si andrebbe al ballottaggio tra le prime due liste, ed al vincitore verrebbero garantiti il 55% dei seggi (questo specifico caso lo vedremo in chiusura d'articolo con un esempio concreto).
Quindi, il primo passo verso l'incostituzionalità, proprio come avvenuto col Porcellum, è un premio di maggioranza spropositato. Addio rappresentatività della cittadinanza in Parlamento, in nome della stabilità dell'esecutivo (senza considerare che i votanti si sono ridotti ormai al 50% degli aventi diritto). Capite che, in questo modo, la legge elettorale diventi solo una norma atta a ridistribuire i seggi, perdendo il concetto base di democrazia, e quindi di rappresentanza popolare che abbiamo analizzato in precedenza.
Inoltre, l'Italicum sarebbe già di per se incostituzionale, perché presuppone che le modifiche costituzionali proposte dal governo Renzi vadano a completo compimento. Si parla esclusivamente di'una legge elettorale valida per le elezioni dei membri della Camera dei deputati, mentre il Senato della Repubblica si tralascia, sperando che la modifica del titolo V della Costituzione vada a compimento, trasformandolo in una Senato delle autonomie, con composizione formata da sindaci e presidenti di regione nominati che andrebbero a ricoprire il ruolo di senatori, in un Senato privato delle sue funzioni. Peccato (anzi, no) che per superare il bicameralismo perfetto servano ancora 4 votazioni parlamentari (2 per ogni ramo del Parlamento), come indicato dalla Costituzione. Tra l'altro la Boschi promise un referendum al termine delle riforme costituzionali per verificare la volontà popolare http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2014/07/24/riforme-boschi-ci-sara-referendum_49db3f9b-d40f-4373-b8ea-70934a780e77.html...promessa fasulla, perché lo dovrà fare solo perché costretto da Costituzione, non certo perché si atteggi da santo. La mia paura è quella che sulla scia della metodologia di governo renziana (che nulla ha di democrazia parlamentare), arrivi un ennesima fiducia come sua prassi quotidiana... . Sbaglierò? No credo, vedrete... tempo al tempo.
Nella sostanza, l'Italicum prevede la presenza di 100 collegi. Da ognuno di questi collegi verranno eletti 6 candidati; il 70% dei candidati sarebbero dei nominati dai partiti, con il vincitore che si prenderebbe il 55% dei seggi, nominando 2 deputati e lasciandone eleggere 1 dalla cittadinanza; mentre, al contrario, per i partiti perdenti verrebbero nominati 3 deputati, uno per ciascuna lista.
Insomma, se l'Italicum passasse avremmo 5 deputati su 6 nominati dai partiti, ed uno solo eletto dalla cittadinanza, che sarebbe un deputato del partito vincitore.
Con il Senato che per la modifica del titolo V della Costituzione diverrà un organo di nominati e non più d'eletti, avremmo anche una Camera dei deputati dove l'84% dei deputati verrebbe nominato (il 100% nel caso specifico dei partiti perdenti).
Inoltre si è andato ad aggirare la sentenza della Corte costituzionale anche sulle preferenze, con la presenza, proprio come nel Porcellum, delle liste bloccate, suddividendo il listone classico, in tante piccole " sottoliste ", dove il capolista viene bloccato e quindi, sostanzialmente nominato, mentre per i restanti componenti, ci si affiderà all'elezione. Dove sta il trucco di questa apertura?
Semplicissimo! se in un collegio che esprime 6 seggi (e quindi dal quale usciranno 6 futuri deputati), ci sono 6 liste, i 6 seggi verranno tutti nominati, perché verranno presi dai 6 capilista. Preferenze solo di facciata quindi... . Tuttavia non ci sarà una condizione di totale nomina per un semplice fattore. Vediamolo.
Ci sarà una disparità di trattamento tra gli elettori delle liste principali e delle liste minori, perché in caso di raggiungimento del 40% la lista vincitrice si prenderà il premio di maggioranza fino a salire al 55% dei seggi, e questo creerà una disparità di trattamento tra gli elettori. Mi spiego meglio, questo succederà perché in un collegio ci sarà più di uno eletto per la lista vincitrice, e questo permetterà all'elettore della lista vincitrice di eleggere un deputato (oltre al capolista nominato), cosa che non avverrà per tutti gli altri elettori delle altre liste perdenti, che vedranno entrare in Parlamento esclusivamente il componente capolista, che è un nominato.
Questo è incostituzionale, perché va contro l'articolo 3 della Costituzione, che parla di principio di uguaglianza formale e sostanziale, e qui mancherebbe l'uguaglianza di trattamento tra gli elettori di liste differenti.

Ora facciamo un esempio pratico d'applicazione dell'Italicum. In un elezione il 50% degli aventi diritto si reca alle urne; il partito A prende il 25%, il partito B il 20%, il partito C il 10% ed il partito D il 5%. Nessuno ha raggiunto la soglia del 40% e quindi nessuno dei partiti candidatisi prende il premio di maggioranza. Il partito A ed il partito B vanno al ballottaggio, dove il vincente tra i due si prenderà il 55% dei seggi. Quindi, sostanzialmente, supponendo il partito A come vincitore, esso avendo preso il 25% del 50%, si prenderà il 55% del totale dei seggi disponibili nel Parlamento, pur rappresentando realmente l'8% degli aventi diritto al voto.

E questa legge elettorale sarebbe specchio della volontà popolare???

Voi direte:<< Ma come?! Sappiamo già che è incostituzionale come il Porcellum, e la Corte costituzionale non la blocca in partenza? >>. Purtroppo, in Italia, questo non può avvenire perché la Corte potrà intervenire solo su norme approvate. In Francia invece si può intervenire nell'immediato. Ma siamo abituati ad avere il Parlamento illegittimo perché votato con una legge elettorale contraria ai principi della nostra Costituzione.

Sappiamo tutti che sotto questa legge c'è un accordo che non ha nulla di democratico. Ma l'entità del favore alla controparte la scopriremo nei prossimi mesi...(anche se già si è mosso qualcosa nelle ultime settimane).

Tra l'altro con il ballottaggio si viola anche il paradosso di Condocet, per cui se A è meglio di B, e B è meglio di C, non è detto che A sia meglio di C. Andando al ballottaggio si manda a quel paese anche questo principio matematico (ringrazio il Sen. Martelli per aver spiegato questo particolare al Senato).

Bisognerà valutare se la presenza del premio di maggioranza sarà riferito alle coalizioni o alle liste. Se il premio di maggioranza rimarrà per le coalizioni, questa legge elettorale si potrà definire come una norma fatta appositamente contro il m5s; se invece il premio di maggioranza andasse alla lista, allora la visione cambierebbe e aprirebbe, anche al m5s, la strada per sperare di governare vincendo al ballottaggio.
Lo dico da elettore del m5s, che spesso ha vinto le comunali con un sistema che prevedeva il ballottaggio. Dal punto di vista meramente elettorale, questa legge potrebbe non dispiacere al m5s, dato che non c'è scritto da nessuna parte che al prossimo giro vincerà il P.D. . Fossi in Renzi avrei paura di andare al ballottaggio con il m5s...ricordate le comunali di Livorno???

Ma come ho provato a spiegare in questo articolo, l'Italicum non è la legge elettorale di una democrazia rappresentativa, perché solo il 16% del totale del Parlamento verrebbe eletto (tutto questo 16% sarebbe solo della lista vincitrice). Questa è dittatura, simile al Parlamento argentino sotto il regime militare (i famosi Alzamanos), o alla Camera dei fasci e delle corporazioni.
Il m5s è andando in Parlamento per recuperare sovranità popolare, non per delegittimare il popolo, per questo si opporrà con tutte le sue forze, aldilà degli eventuali vantaggi che ne potrebbero scaturire indirettamente.

LA LEGGE ELETTORALE, COME HO SPIEGATO NELL'ARTICOLO, E' BEN ALTRA COSA RISPETTO AD UN GIOCHETTO DI POLTRONE.

Spero di esser stato esaustivo.

Alla prossima!

martedì 20 gennaio 2015

EURO - LA BANCA CENTRALE SVIZZERA RIVALUTA SULL'EURO. MOTIVAZIONI E CONSEGUENZE DI QUESTA SCELTA.

Salve gentili lettori.

Quest'articolo vorrei dedicarlo ad un tema che avrete sicuramente avuto modo di conoscere in questi ultimi giorni, ed esso si ricollega molto bene con la battaglia del MoVimento 5 stelle per indire un referendum sull'Euro. Come avrete capito anche dal titolo, il tema che tratterò sarà la scelta della Banca centrale svizzera di rivalutare il Franco svizzero rispetto all'Euro.

Buona lettura.

Il 15 gennaio, abbiamo avuto una sorpresina da parte dei nostri cari amici svizzeri. Inaspettatamente, la Banca centrale svizzera ha deciso di rivalutare il proprio cambio rispetto all'Euro, rompendo il legame che si era formato nel 2011 che fissava artificialmente il cambio Euro/Franco svizzero a 1,20 Franchi svizzeri per ogni Euro.
Ricordiamoci sempre che, se ad una salita corrisponde sempre una discesa, ad una rivalutazione corrisponde sempre una svalutazione. Questo significa che per l'Italia, appartenente al sistema dell'Eurozona, c'è stata una svalutazione dell'Euro rispetto al Franco svizzero.
Rompendo questo legame artificiale, riaffidandosi alle fluttuazioni dei cambi nel mercato, il Franco svizzero ha visto un'immediata rivalutazione rispetto all'Euro, che ha toccato il punto massimo a 0,85 Franchi svizzeri per ogni Euro. 
Questa è stata una scelta politica da parte della Banca centrale svizzera, dovuta evidentemente ad una richiesta massiccia di Franchi svizzeri da parte di cittadini dell'Eurozona, verificatasi negli ultimi anni per la crisi economica in atto.
Molto semplicemente, il Franco svizzero era diventato una sorta di bene rifugio, sulla quale i cittadini dell'Eurozona avevano ricercato una protezione del loro capitale, da un pericolo sempre più attuale di uno scoppio del sistema Euro. 
Per effetto di questa scelta, la borsa svizzera ha avuto un crollo di oltre 12 punti percentuali, ma dall'altra parte, il Franco svizzero si è rivalutato di un valore pari o addirittura superiore, andando ad equilibrare gli scompensi.

Ecco il grafico del cambio Euro/Franco svizzero del 15 gennaio.


















Ora bisogna chiaramente fare delle riflessioni attente sulla scelta della Banca centrale svizzera, perché una rivalutazione sull'Euro significa una perdita di competitività rispetto ai paesi dell'Eurozona e, conseguentemente, una diminuzione delle esportazioni svizzere verso questi Stati.
Sarà sicuramente una prova sulla tenuta dell'impianto svizzero, ma stiamone certi, chi meglio della Svizzera poteva esporsi ad una scelta così drastica? Avranno sicuramente ragionato molto bene sui pro e sui contro nascosti in questa decisione. 

Proviamo a ragionarci anche noi.

Affidandosi al mercato, con i tassi dei cambi delle varie valute che fluttuano continuamente, si può avere una rivalutazione o una svalutazione del proprio cambio rispetto ad un altro. Questo dipende semplicemente dal volume di richiesta di una valuta rispetto ad un'altra. 
Per semplificare il concetto facciamo un esempio base: se in un dato momento, c'è una richiesta maggiore di Franchi svizzeri da parte dei cittadini dell'Eurozona, rispetto ad una richiesta di Euro da parte dei cittadini svizzeri, il Franco svizzero rivaluterà rispetto all'Euro e, conseguentemente, ci vorranno più Euro per comprare un Franco svizzero.
Negli anni principali della crisi economica, tantissimi cittadini dell'Eurozona, per paura di un crollo dell'Euro, vendevano Euro per comprare Franchi svizzeri, in modo da mettere al sicuro i loro risparmi; conseguentemente, il Franco svizzero ebbe una rivalutazione rispetto all'Euro, e questo creò degli svantaggi sulla competitività dei prodotti svizzeri nei paesi dell'Eurozona.
Per far fronte a questa richiesta massiccia di Franchi svizzeri, la Banca centrale svizzera, mise un tetto massimo al cambio Euro/Franco svizzero, comprando Euro e vendendo Franchi svizzeri solo fino al valore fissato di 1,20 Franchi svizzeri per ogni Euro.
Costruire artificialmente un valore massimo d'apprezzamento è possibile perché la Banca centrale svizzera, essendo l'istituzione che stampa i Franchi svizzeri, può fornirne una quantità a sua scelta arbitraria; questo ragionamento non si può fare sull'eccessiva svalutazione di un cambio verso un altro, per il semplice fatto che, per far apprezzare la propria valuta (e quindi mantenendo sotto controllo la sua quotazione per non farla svalutare troppo) bisogna vendere valuta estera, e questo è possibile esclusivamente fino a quando le riserve di valuta estera esistono. Una volta terminate le riserve, il cambio svaluterebbe pesantemente (proprio come successo all'Italia nel 1992, che portò all'uscita dallo SME).
Essersi imbottita di Euro in questi anni, creerà delle perdite alla Banca centrale svizzera, dovuta alla svalutazione dell'Euro avvenuta in questi mesi. Dall'altra parte, si apprezzerà il Franco svizzero, che produce proprio la Banca centrale, andando a sistemare gli squilibri.

PERCHE' ESPORSI AGLI EFFETTI DI UNA RIVALUTAZIONE RISPETTO ALL'EURO?

Questo dovrebbe farci meditare molto. Riflettiamoci.
In questi anni, come ho spiegato nell'articolo, la Svizzera si è caricata di valuta estera in Euro (specie fino al 2011), ed ha venduto Franchi svizzeri, fino a mettere un tetto massimo di rivalutazione a 1,20 Franchi svizzeri per ogni Euro. E' altamente probabile che un'esposizione così voluminosa di valuta estera in Euro, abbia cominciato a far riflettere la Banca centrale svizzera sulle possibili ripercussioni in caso di crollo improvviso dell'Euro. E poi c'è un altro motivo. Negli ultimi mesi l'Euro ha visto una svalutazione competitiva rispetto al Dollaro USA, che ha portato la sua quotazione a mutare da 1,40$ per ogni €, fino a 1,16$ per ogni €. 
La scelta della Banca centrale svizzera ha pressoché riallineato il Franco svizzero con i valori del Dollaro USA per svalutazione dell'Euro, riportando i valori tra i due cambi al periodo precedente alla svalutazione dell'Euro.

QUALI EFFETTI PORTERA' IN ITALIA LA RIVALUTAZIONE DELLA BANCA CENTRALE SVIZZERA SUL FRANCO SVIZZERO?

Sarà evidentemente vantaggiosa per le esportazioni italiane in Svizzera, perché i nostri prodotti diventeranno maggiormente competitivi per i cittadini svizzeri, che potranno, a parità di costo, comprare più merce italiana rispetto a qualche giorno fa. Al contrario, porterà degli svantaggi ai prodotti svizzeri, che perderanno di competitività nelle esportazioni, perché ci vorranno più Euro per comprare uno stesso quantitativo di merce in Svizzera.
Per stessa ammissione della Banca centrale svizzera, comunque, questa scelta è stata obbligatoria, al fine di tutelare la cittadinanza da un crollo.

Ultima analisi, interna all'Eurozona.

MA VOI DEL M5S NON VOLEVATE USCIRE DALL'EURO PERCHE' E' UNA MONETA TROPPO FORTE?

E' vero, l'Euro rispetto all'economia italiana ha, specie prima della svalutazione degli ultimi mesi, un valore troppo amplificato. Ma una svalutazione dell'Euro, in questo momento, non va a sistemare gli squilibri dell'Eurozona, per il semplice fatto che essa va a rendere più competitivi i prodotti di tutti i paesi in crisi nell'Eurozona, ma contemporaneamente, renderà più competitivi della stessa misura i prodotti tedeschi.
Essendo l'Eurozona un sistema economico chiuso al netto (perché esporta leggermente di più di quanto importa), gli squilibri devono essere risolti proprio tra i paesi aderenti al sistema. La Germania esporta massicciamente verso i paesi dell'Eurozona in crisi, più di quanto loro facciano verso di essa. 
Sostanzialmente la situazione resterà immutata, nonostante la svalutazione dell'Euro.
La sostanza di una svalutazione cambierebbe se l'Italia, una volta tornata alla moneta nazionale, svalutasse di un 20% rispetto alla valuta utilizzata dalla Germania, in quanto essa risulta essere storicamente il nostro maggior competitor. Questa scelta farebbe apprezzare i nostri prodotti, rendendoli più competitivi nel mercato ed ampliando le nostre esportazioni, creando allo stesso tempo, una diminuzione delle importazioni globali dalla Germania.

Spero di esser stato chiaro nell'esposizione.

Alla prossima!

lunedì 19 gennaio 2015

M5S - CHE COS'E' E COSA VUOLE FARE.

Salve gentili lettori.

Questo articolo vorrei dedicarlo esclusivamente alla tematica MoVimento 5 stelle, dimenticandomi per un attimo tutti i contorni politici nostrani, e concentrandomi solo su alcuni aspetti volti a chiarire dubbi alle persone ancora scettiche verso il MoVimento nel suo complesso.
Ognuno di noi ha una propria definizione di MoVimento 5 stelle ed io parlerò esclusivamente a titolo personale, per quello che mi ha trasmesso l'ideale del m5s, Detto questo, tutti gli attivisti hanno ben saldi nella propria testa i paletti ed il fine ultimo da raggiungere, che ci unisce in questa battaglia. Il fine ultimo è, molto semplicemente, il recupero di democrazia e sovranità.

Ora addentriamoci nel discorso, provando a chiarire i dubbi più comuni che ho riscontrato nel tempo.

Buona lettura.

Personalmente cominciai ad avvicinarmi al MoVimento 5 stelle prima che esso nascesse. Ero solo un bambino di 13 anni, che era affascinato dalla figura di Beppe Grillo. Guardavo i suoi spettacoli ripetutamente e mi rendevo conto di condividere gran parte delle sue idee.
Fino a quel momento in famiglia non si faceva altro che informarsi guardando il tg5, e capite che questo mi avesse portato fuori strada, specie perché essendo piccolo ero facilmente manovrabile dall'informazione.
Col tempo questa mia curiosità nella persona di Beppe Grillo, si è trasformata in voglia di trovare nuovi spazi d'informazione. Mi piaceva l'idea di non dipendere dall'informazione televisiva e giornalistica, ma di provare ad informarmi in modo autonomo, valutando personalmente l'operato di una persona. E quale che occasione migliore, se non addentrarmi negli articoli del blog di Beppe per verificare se quella dimensione informativa combaciasse con la mia?
Di fatto è stato un percorso molto semplice, ed ancora oggi sono qui a lottare, condividere, raccontare alle altre persone le mie idee, cercando di inserire in loro quel germe di curiosità, proprio come riuscì a fare Grillo con me.

Il MoVimento 5 stelle, poi, fu la logica conseguenza della capacità comunicativa e persuasiva di Beppe. Il MoVimento è uno strumento, messo a disposizione di tutti i cittadini che abbiano voglia di mettersi in gioco; esso ha poche regole, ma queste risultano essere ferree per rispetto verso gli elettori e gli iscritti.
Quando penso al MoVimento 5 stelle, porto sempre con me un intervento del cittadino Carlo Martelli, che definì il MoVimento 5 stelle come un vestito, che è già di per se pronto ad essere indossato, e calza a pennello esclusivamente a chi si trova ben comodo all'interno dei contorni di questo vestito.
Chiunque abbia intenzione di entrare nel MoVimento 5 stelle, per poi provare a modificare il vestito dall'interno, per modificarne le forme a suo piacimento, deve semplicemente convincersi che lui non è una persona sbagliata, ma lo è all'interno del MoVimento 5 stelle, perché non ne condivide gli ideali.
Questo concetto porta al tema delle espulsioni.
Per un'attivista del m5s, l'espulsione di un iscritto che non condivideva gli ideali per la quale il MoVimento nacque, è semplicemente una zavorra in meno, non una perdita. Perdere consensi o parlamentari durante il percorso, era stato messo in preventivo già da Beppe durante lo Tsunami Tour.

CHE COS'E' IL MOVIMENTO 5 STELLE?

E' molto semplice, il MoVimento 5 stelle è una struttura non gerarchica formata da cittadini, che si è posta l'obiettivo d'inserire nelle istituzioni rappresentanti del popolo che facciano da intermediari (tra cittadini ed istituzioni) e rendano pubblici fatti e documenti. Non è semplice per il MoVimento calarsi in una struttura istituzionale, perché non è modellata secondo la nostra idea di democrazia. Partiamo da un'idea di democrazia rappresentativa, per poi cercare d'inserire dall'interno delle istituzioni, più strumenti di democrazia diretta possibile (recall, referendum propositivi senza quorum, ecc...).

CHE FINE SI PONE IL MOVIMENTO 5 STELLE?

L'avete sentito in tutte le salse, e forse siete pure stufi di questo concetto, ma serve ribadirlo perché è questo che differenzia il MoVimento 5 stelle dai partiti convenzionali.
Il MoVimento 5 stelle è nato per recuperare sovranità popolare, non per cederla. 
Quando parlo di sovranità popolare, parlo di tutti i tipi di sovranità, da quella democratica, a quella monetaria, a quella alimentare, a quella energetica.
Lo so, votare MoVimento 5 stelle non è facile, ed io sono stato facilitato in questo processo perché essendo giovane non ho mai avuto la possibilità di votare altre forze politiche in passato, avendo votato per la prima volta nella mia vita alle politiche 2013.
Io non ho dovuto fare nessun passaggio mentale, perché sono cresciuto in questi ultimi 8 anni, ritrovandomi all'interno di questo progetto, e non volendoci entrare forzosamente.
Le diversificazioni d'idee fanno parte della democrazia, ed auspico che rimangano sempre. E' del tutto normale non ritrovarsi all'interno delle idee fondanti del MoVimento 5 stelle, e ci mancherebbe. Quello che non sopporto però, è il fatto che molte persone che non si ritrovano in questo progetto entrino forzosamente per modificarlo dall'interno, e questo butta all'aria tutti gli sforzi fatti da fior di attivisti onesti, che danno l'anima per continuare a sperare di cambiare il proprio paese.
Il programma del MoVimento 5 stelle è molto piccolo, ma nel tempo si sta consolidando, parte da basi fondanti inamovibili, derivanti dalla " Carta di Firenze ", come l'acqua pubblica; l'obiettivo rifiuti zero; l'efficienza energetica attraverso la sostituzione ciclica di energia derivante dal fossile, con fonti di energie rinnovabili, promosse attraverso finanziamenti pubblici; privilegiare le produzioni a km 0, per promuovere le produzioni locali; connettività gratuita, ed altro punto inamovibile, staccare il lavoro dal reddito.

Questo progetto non può essere fatto attraverso l'alleanza con nessun partito convenzionale.
Pensateci, se il nostro obiettivo è recuperare sovranità, perché farlo con chi per anni la sta cedendo all'UE, attraverso Euro e trattati internazionali? Sarebbe un controsenso!
Ed ancora, è una opzione d'impossibile attuazione, semplicemente per il fatto che, per arrivare ad un risultato positivo dovremmo cedere su altri aspetti fondamentali. Il MoVimento 5 stelle non è disposto a votare una porcata per avere in cambio un voto favorevole ad una proposta del proprio programma. Questo si chiama voto di scambio. E badate bene, esso non è sinonimo di compromesso. Il compromesso politico è un accordo tra due o più parti, volto a trovare una soluzione condivisa da tutte le parti in causa, per il bene collettivo. Ed il MoVimento 5 stelle, già dal suo arrivo in Parlamento a marzo 2013, va dicendo a tutti che è disponibile a valutare e votare positivamente le singole proposte, da qualsiasi partito esse arrivino.
L'accordo tra i partiti non è un compromesso, ma un elenco di richieste, derivanti dalle parti in causa, al fine di giungere ad obiettivi strettamente personali, e non collettivi. Dicasi VOTO DI SCAMBIO, in soldoni.
Distorcere il significato delle parole, spesso porta fuori strada, modellandole a piacimento disorienta la cittadinanza.
La politica è solo attività per il bene della collettività, fino a quando non capirete bene questo, non ne usciremo.

                                                     DECRESCITA FELICE

La teoria economica sulla quale si basano gli obiettivi del MoVimento 5 stelle è la decrescita felice. Parlarne senza prendersi la briga di leggere qualcosina sul tema, mi pare controproducente.
Associare il vocabolo DECRESCITA ai vocaboli CRISI ECONOMICA, RECESSIONE, ecc... presuppone una mancanza di padronanza del tema specifico.
Partiamo da un concetto inattaccabile: la crescita infinita, in un sistema finito di risorse è impossibile. Preso atto di questo, l'uomo (e l'economia che gira intorno al suo benessere), deve porsi il problema di come adattare la propria vita ed il proprio benessere, alla salute del pianeta Terra e delle generazioni future. Si deve cominciare a parlare più di qualità ed efficienza produttiva, rispetto alla quantità.
Essa distingue molto bene due concetti spesso confusi tra loro: merci e beni. Le merci sono tutti quegli oggetti che si scambiano attraverso lo strumento monetario, ed entrano sempre nel calcolo del PIL; i beni sono tutti quegli oggetti o servizi che soddisfano un determinato bisogno. L'attuazione di un programma improntato sulla decrescita felice porta ad una diminuzione del PIL, e per questo viene spesso confusa con la recessione, ma erroneamente. La recessione è una caduta a catena di tutto il sistema economico di un paese inizialmente non preventivabile; la decrescita è invece, una diminuzione settoriale pianificata da una scelta politica, che attua una diminuzione delle merci (e conseguentemente del pil, perché diminuiscono gli oggetti scambiati), senza però far diminuire il benessere della cittadinanza. Un esempio classico è dato dall'auto produzione, che soddisfa uno stesso bisogno umano, facendo diminuire scambi monetari, influendo contestualmente sulla diminuzione del PIL. Il compito della decrescita felice è quello di ridurre al minimo le merci che non sono beni e che conseguentemente sono sprechi che pesano sulle casse comunali e dei cittadini. Si avrebbe una diminuzione del PIL, ma non del benessere, perché diminuirebbero le merci che paghiamo ma che non utilizziamo per dei nostri bisogni. Insomma, diminuirebbero gli sprechi.

Considerazioni finali...

Approfondire il tema m5s non costa nulla, al massimo se riterrete il vestito m5s non adatto alle vostre forme, potrete sempre liberarvene e continuare a perseguire i vostri ideali, evidentemente non compatibili con quelli del m5s!

Il percorso è duro e lungo, perché si tratta di scardinare ideali ben inseriti nella testa dei cittadini, per inserire nuovi concetti di partecipazione attiva. Molto semplicemente, bisogna provarci, per non aver rimpianti nel futuro.

Alla prossima!



venerdì 16 gennaio 2015

EURO - POTREBBE SALTARE DA UNO CHOC ESTERNO.

Salve gentili lettori.

Questo articolo, vorrei dedicarlo nuovamente alla tematica Euro, dopo aver divagato per un piccolo periodo su aspetti di politica esclusivamente parlamentare, tra Jobs act, riforme costituzionali e Legge di stabilità 2015.

Il MoVimento 5 stelle, ha come grande obiettivo del 2015, quello di riuscire ad arrivare al risultato di un referendum consultivo sull'Euro. Un obiettivo ambizioso, e di difficile attuazione, visto il percorso parlamentare che attenderà la legge d'iniziativa popolare.
Il MoVimento 5 stelle, essendo all'opposizione, può far valere questo strumento come unica via d'uscita, percorribile internamente. Ci sarebbe anche la possibilità di presentare una proposta di legge, ma essa verrebbe immediatamente cestinata, in 30 minuti. Appoggiarsi ad uno strumento di democrazia diretta, oltre che essere l'idea fondante dell'm5s, è l'unica strada che dia forza alla proposta. Questo discorso è valido solo da un punto di vista interno ma, fortunatamente, abbiamo altrettante soluzioni auspicabili per l'uscita dalla moneta unica, attraverso un percorso esterno.

Infatti, oltre alle possibili scelte democratiche, sulla quale si basa l'idea d'indire un referendum su questa tematica, si potrebbe verificare un pesante crack bancario esterno, derivante da un crollo di una superpotenza bancaria europea, tale da spezzare tutti gli equilibri sulla quale l'Euro si regge, facendolo crollare definitivamente.
E' vero che, in questo periodo, almeno per le banche, la liquidità sembra non mancare. A dimostrazione di questa tesi, vi sono i tassi d'interesse davvero bassi.

Tuttavia, nonostante i tassi d'interesse bassi, la problematica che blocca il flusso di credito tra banche ed imprese è sempre l'insolvenza di quest'ultime verso le banche, derivata dalla pesante crisi in atto nell'Europa meridionale. Questo, crea una situazione perenne di credit crunch, ovvero, quella situazione finanziaria, tale da far chiudere i " rubinetti " di liquidità alle banche, che mette ancora più in crisi l'impianto economico degli Stati.
Le banche servono a facilitare l'andamento positivo dell'economia reale, attraverso aperture di credito verso gli imprenditori ed i privati cittadini. Se per fattori derivanti dalla crisi, le banche perdono fiducia nel debitore, allora frenano l'ingresso di liquidità a debito nel sistema, facendo collassare l'intero edificio. Questo è il credit crunch (stretta del credito).

Io ho alcuni economisti di riferimento che leggo ed ascolto, questi sono Rinaldi, Brancaccio, Bagnai e Borghi. Non mi interessa il colore politico alla quale possano appartenere, ma in questi anni in cui ho cominciato ad approfondire le mie conoscenze sul tema Euro, loro sono stati un punto di riferimento. 
Recentemente, ho letto un'intervista proprio del prof. Rinaldi, che trattava il tema dell'abbondante liquidità presente.  Mi ha colpito molto questa sua affermazione, riguardo al tema liquidità:

«Negli ultimi stress test la stessa Bce ha promosso le banche del Nord Europa che erano piene di derivati. E penalizzato quelle come le nostre che fanno solo credito. Non è questo un segnale che nel sistema bancario europeo qualcosa non funziona? Da questo può partire uno choc irreversibile per la stabilità dell’euro»

Potrebbe, quindi, essere in atto un rigonfiamento delle banche del nord Europa, ti nuovi titoli tossici, come i derivati (ricordate lo scoppio della crisi partita dagli USA?), e potrebbe verificarsi nuovamente uno scenario simile.
Auspicabile per chi, come me, sogna un ritorno alla sovranità piena, anche monetaria.
Come dico sempre, però, un'uscita dall'Euro, senza revisione dei trattati che ci hanno messo la fune al collo (vedi pareggio di bilancio in Costituzione, attraverso il Fiscal Compact), la nostra capacità di spesa, nonostante l'uscita dall'Euro, non varierebbe, e questo non cambierebbe le nostre possibilità di cambiare politica economica.

Alla prossima!