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lunedì 9 aprile 2018

LIBRI - "COSTRUIRE LA DEMOCRAZIA. PREMESSE ALLA COSTITUENTE", DI PIERO CALAMANDREI

In quest'ultima settimana mi sono dedicato alla lettura di due libri del padre costituente Piero Calamandrei. Il primo, "Costruire la democrazia. Premesse alla Costituente", è un insieme di saggi scritti dal 1945 al 1946, che collegano la situazione dell'occupazione nazifascista, la Liberazione e lo stallo presente nella società italiana in attesa della Costituente, vista dalla popolazione come una soluzione praticamente a tutti i mali di una società totalmente da ricostruire.
Per quanto riguarda il secondo libro, si tratta di un piccolissimo opuscolo contenente un famoso discorso di Calamandrei sulla Costituzione, risalente al 26 gennaio del 1955.
Calamandrei, attraverso le sue letture della situazione sociale e politica italiana, ci guida verso un sentiero, dandoci già alcune basi di riflessione che dovranno poi essere discusse all'interno della sovrana assemblea Costituente, per ricreare una società italiana che abbia come base fondante di un dialogo costruttivo tra istanze differenti un patto sociale in comune, incarnato dalla Costituzione.
Soluzione imprescindibile per la riuscita di quest'opera, che non è assoluta ma va necessariamente perseguita passo dopo passo, ben oltre il perimetro di una Costituzione, è la comprensione dei diritti di libertà e della funzione dello Stato, in trasformazione rispetto al passato. 
Il passaggio obbligato parte dall'analisi della deriva nazionalista italiana e tedesca, mettendo alla luce le divergenze presenti dal punto di vista formale tra Fascismo e Nazismo, nella concezione stessa di regime totalitario. In sintesi, possiamo riportare l'analisi di Calamandrei con l'impostazione di un Fascismo assai mimetico ed occulto, opposto a un Nazismo assai più esplicito nelle modalità di regime. 
Dopo aver posto le basi con l'analisi del passato, si prosegue con il significato e la funzione di "Costituente". Per arrivare a questo, Calamandrei riprende il decreto legge luogotenenziale del 25 giugno 1944, numero 151. Con esso, il popolo respinge un potere costituito non riconoscendolo più e riprendendosi le "chiavi" della sovranità per creare un nuovo patto sociale, base fondante di un nuovo sistema d'istituzioni, rispondenti alle nuove aspirazioni della maggioranza della cittadinanza italiana.
All'articolo 1 del decreto, Calamandrei fa notare il significato di netta separazione tra un potere Costituito e terminale, ed uno nascente "dopo la Liberazione del territorio nazionale le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano".
In qualsiasi Rivoluzione, c'è una parte di demolizione del potere esistente e una parte di ricostruzione di un nuovo sistema. In Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale ci fu un periodo che possiamo definire di "Vacanza giuridica", d'attesa, in una sospensione tra due mondi: il mondo della legalità già condannata dal popolo e quello della legalità desiderata, ma ancora attesa. 
Possiamo considerare quell'Italia narrata da Calamandrei come racchiusa in un "limbo istituzionale".
In tema di riforma dei Codici, Calamandrei fa notare l'importanza secondaria di questa tematica, in quanto, senza una Costituzione, fonte assoluta, non avrebbe avuto alcun senso riformare i Codici esistenti dall'epoca del Fascismo, in quanto, tali modiche sarebbero potute entrare in conflitto con le scelte dell'assemblea Costituente successiva. Inoltre, egli fece attentamente notare il fatto che il Fascismo accolse le modifiche dei Codici, derivanti da altre dottrine, appropriandosene e puntellando esclusivamente qui e lì, con qualche tocco di regime. Per questo, una riforma integrale o una rimozione totale sarebbero state superflue.

Calamandrei concentra la sua attenzione sui diritti sociali, spiegando che lo Stato che verrà non dovrà limitarsi a segnare dei confini dove limitarsi a non intervenire col suo potere legislativo, in modo da creare perimetri di libertà, dove lo stato si astiene. Questa concezione di libertà non basta più a Calamandrei, in quanto il concetto di libertà visto come risultato di un ruolo "negativo" dello Stato non si trasforma in vera libertà. Esse sono delle "zone franche" di giurisdizione statale, ma insufficienti per il compimento di una completa libertà.  E' vero che tutti hanno il diritto di studiare ma, ad un'analisi più attenta, non tutti, pur avendone la possibilità, hanno poi i mezzi per permettersi questa formazione. E' qui, su questa base concettuale che si inseriscono i diritti sociali. 
Mentre i vecchi diritti di libertà non presupponevano alcuna spesa per il bilancio statale, in quanto lo Stato si limitava a controllare dall'alto la libertà, senza intervenire, come soggetto terzo, questa volta, con i diritti sociali, si passa da una concezione di "LIBERTA' DALLO STATO", ad una libertà "PER MEZZO DELLO STATO", dove serve una funzione dello Stato che si ribalti, da negativa a positiva, una funzione che accompagni la società, con l'esborso di risorse pubbliche, a una condizione della vita che, finalmente, ponga tutti sullo stesso livello, ricchi e poveri, nelle possibilità di poter arrivare.

Questo sulla base del fatto che, come scrisse Calamandrei: "Che, se vera Democrazia può aversi soltanto là dove ogni cittadino sia in grado  di esplicar senza ostacoli la sua personalità per poter in questo modo contribuire attivamente  alla vita della comunità, non basta  assicurargli teoricamente le libertà politiche, ma bisogna metterlo  in condizione di potersene praticamente servire [...] di vera libertà politica potrà parlarsi  solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo di benessere economico, senza il quale viene a mancare per chi è schiacciato dalla miseria ogni possibilità pratica di esercitare quella partecipazione attiva alla vita della comunità  che i tradizionali diritti di libertà teoricamente gli promettevano".

Questo è il concetto che nasce, di equità sociale, che ritroveremo nettamente all'interno dei principi fondamentali della Costituzione, all'articolo 3 comma 1, con il principio di uguaglianza formale, e all'articolo 3 comma 2, con il principio di uguaglianza sostanziale, cardine delle argomentazioni di Calamandrei.

Senza questa base sostanziale, i diritti di libertà diventano meri diritti "cosmetici", e non si avrebbe il compimento di una piena democrazia. Chiaramente, Calamandrei aveva ben in testa che non sarebbe bastato enunciare diritti sociali dentro la carta costituzionale per garantirli, ma proporli all'interno di essa avrebbe tracciato un percorso di prospettiva vincolante per la classe politica italiana.

In conclusione, questo passaggio del libro è fondamentale per riportarci alla comprensione della deriva liberista della politica italiana, in nome del perseguimento di una perenne deflazione salariale, che ci faccia esportare di più distruggendo la domanda interna, e di una flessibilità del mercato del lavoro, di cui il Jobs Act è solo l'ultima tappa. 



Buon proseguimento. 

martedì 6 dicembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE - UN NO CHE SA DI LIBERAZIONE.

Sì, ci siamo ribellati a una riforma accentratrice del potere, e l'abbiamo fatto alla vecchia maniera, con un'affluenza che ha dell'entusiasmante, e io mi sono dovuto commuovere.
Mi sono commosso perché davo la partita per persa da almeno due settimana e sapevo che, se questo fosse stato lo scenario reale, con gli equilibri interni al nuovo sistema, riuscire ad approvare una contro riforma che portasse nuovamente in ordine la Costituzione repubblicana sarebbe stato praticamente impossibile. Impossibile per la variabilità delle maggioranze lungo il procedimento legislativo di una riforma costituzionale (la composizione sarebbe variata in caso di elezioni comunali e regionali) e miracoloso perché, il peso che avrebbe avuto il PD in quel Senato, avrebbe reso vano qualsiasi tentativo.
Ero già pronto a questo scenario, rassegnato al colpo da K.O., quando i cittadini italiani hanno deciso, così come fecero nel 2006, di proteggere la carta costituzionale in massa. Il voto che ho dato domenica mattina non lo scorderò mai, perché è stato il più importante nella mia pur breve esperienza da elettore, decisamente più pesante e sentito del pur convintissimo voto al Movimento 5 stelle delle elezioni politiche del 2013. La Costituzione è la Costituzione, e come ho potuto comprendere anche precedentemente al voto, mi aveva unito con altri cittadini che non credevo potessero mai votare nella mia stessa direzione. Questi sono i miracoli della Costituzione, che unisce ogni qualvolta si provi ad attaccarla.
Un 60-40 per il NO senza nessun appello, con uno scarto di 6,3 milioni di voti, 12,7 a 19. Ma il dato che pesa di più è il 69% di afflusso ai seggi.


E' inutile negarlo, resta ancora oggi la macchia pesante dell'articolo 81 approvato con più di 2/3 in seconda lettura nel 2012 e, conseguentemente, non passato tramite referendum. Quel pareggio di bilancio posto in alto nella gerarchia delle fonti, fino ad arrivare alla fonte costituzionale in modo folle. Questo NO nel momento in cui eravamo spalle al muro, deve posteriormente creare la consapevolezza che questa macchia vada riportata all'origine del 1948.
Sarà un discorso che si riaprirà, spero, nella prossima legislatura.

Ho provato in questi mesi precedenti al referendum, ma anche quando la riforma costituzionale era ancora in discussione in Parlamento, a mettere il mio minuscolo mattoncino in difesa della Costituzione, leggendo, informandomi e informandovi sugli scenari che si sarebbero aperti in caso di una vittoria del SI'.
Abbiamo scelto di darci ancora una possibilità, come popolo e questo è l'aspetto fondamentale.

Non so quanti di voi avessero letto il testo della riforma costituzionale e il documento allegato del governo, che a me aveva messo la pelle d'oca. Questo è il documento: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/760060/index.html?stampa=si&part=ddlpres_ddlpres1-relpres_relpres1.
Ve lo ripropongo qui:

"Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, CHE HANNO PRODOTTO RILEVANTI EFFETTI SUI RAPPORTI TRA GOVERNO, PARLAMENTO E AUTONOMIE TERRITORIALI - INCIDENDO INDIRETTAMENTE SULLA STESSA FORMA DI STATO E GOVERNO - senza tuttavia che siano stati adottati INTERVENTI DIRETTI A RICONDURRE IN MODO ORGANICO TALI TRASFORMAZIONI ENTRO UN RINNOVATO ASSETTO COSTITUZIONALE"

In soldoni, i cambiamenti che abbiamo vissuto in questo periodo, hanno di fatto mutato l'assetto del nostro Stato, e con questa riforma si sarebbe andato a rendere costituzionale questo cambiamento.

In che modo? Nel passo successivo viene chiarito:

"Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA E, IN PARTICOLARE, L'ESIGENZA DI ADEGUARE L'ORDINAMENTO INTERNO ALLA RECENTE EVOLUZIONE DELLA GOVERNANCE ECONOMICA EUROPEA [...] E ALLE STRINGENTI REGOLE DI BILANCIO.



Ora, con le dichiarate dimissioni di Renzi, che avverranno successivamente all'approvazione della legge di bilancio, si apre un altro scenario, dubbio, instabile, che ci porterà a elezioni spero il più presto possibile, ma al massimo nel 2018 (la sentenza della Consulta sull'Italicum è fissata per il 24 gennaio 2017). A quel punto, ci giocheremo tutte le carte accumulate con questo referendum. 
Chi non ci sta più con le imposizioni sulla politica economica austera e deflazionista dell'UE, dovrà battere un colpo.

Lo scenario italiano è alquanto triste, ma per fortuna, i cervelli che hanno capito la situazione e informano fuori dal mainstream, sono di una qualità fuori dal comune. Parlo di Bagnai e Barra Caracciolo, fantastici nelle loro divulgazioni. Spero che più persone possibili salgano in questo treno d'informazione, aldilà della propria appartenenza politica.
Se avete compreso che il neoliberismo dell'UE, che ha nell'apice il suo strumento di controllo l'Euro, non perdete l'occasione: ideologizzati a sinistra che non sono cascati nella deriva neoliberista socialdemocratica basata sulla cosmesi dei diritti, attivisti del Movimento 5 stelle e cittadini sostenitori di forze euro scettiche, non perdete l'occasione, informatevi!

La spettinata iperbolica di Marco Travaglio all'informazione che c'è stata dietro questa periodo di campagna referendaria durante la Maratona di Mentana sul referendum, è stata fantastica. Il Fatto Quotidiano ha fatto tanto per promuovere le ragioni del NO, e dopo la batosta presa dal fronte del SI', si è voluto togliere un paio di sassolini dalle scarpe.



Sempre a proposito del tema, l'articolo di Bagnai sul suo blog Goofynomics (http://goofynomics.blogspot.it/2016/12/il-no-ai-media.html), apre speranze che io condivido in pieno, dato che proprio giovedì, ascoltando le ultime esposizioni di Travaglio sulle motivazioni del NO, avevo a mia sorpresa notato una decisione tale sui temi economici che mai avevo visto così vicini e conciliabili con la direzione da me auspicata.
Consiglio la visione, dal minuto 40 al 45.


In ultimo, i ringraziamenti a tutte le persone che si sono spese per il NO, con una speciale attenzione dagli attivisti del Movimento, ai comitati del NO, ai costituzionalisti, a Travaglio e company, a Barra Caracciolo, Bagnai, Fusaro, Mori, e i parlamentari del m5s.

Non abbassate la guardia proprio ora. Vigili e vogliosi di votare. 


martedì 22 novembre 2016

RAGIONAMENTO COMPLETO SUL NO AL REFERENDUM. IL 4 DICEMBRE #IODICONO.

Ripartirei facendovi leggere questo articolo, per poi proseguire nella nostra analisi, in cui questo tassello è essenziale, perché ricollega la riforma costituzionale alla Costruzione Europea: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2016/10/referendum-costituzionale-un-libro-del.html. Esso si occupa dei contenuti che ho trovato durante la lettura di "Morire per Maastricht" di Letta, 1997.

E ora, possiamo proseguire!

Finiamola di dire che Renzi abbia fatto degli sbagli, perché non è così. Anche in questo caso, non si deve giocare con le parole. Sbagliare: Compiere un'azione in maniera non corretta. E Renzi non sta compiendo un'azione in maniera non corretta. In questi due anni e mezzo sta portando avanti delle riforme strettamente correlate tra loro, che non corrispondono alle soluzioni preferibili per i cittadini e la democrazia, ma non sta sbagliando. Dal suo punto di vista, sta facendo tutto bene.
Proviamo a ragionarci.
C'è contraddizione tra le dichiarazioni di Renzi e l'operato, ma questo è inevitabile, mica può spiegare il significato della riforma del lavoro:
<<Oh, sapete che c'è, stiamo svalutando il lavoro perché non possiamo svalutare la moneta essendo dentro l'Euro, che è un'unione monetaria, e quindi vi togliamo dei diritti per abbassare costi di produzione tramite diminuzione dei salari. E' l'unico modo per reggere ancora un po' dentro questo sistema UE neoliberista, liberoscambista. Da fuori arriveranno a sfruttare a basso costo la nostra forza lavoro che è una bellezza. Avete visto che bel manifesto abbiamo fatto girare per gli imprenditori esteri??>>.
Che figata che sarebbe una dichiarazione del genere, vero? 
Provatemi a dire che non abbia raggiunto lo scopo! quindi dal suo punto di vista ha lavorato bene.

Passiamo al combinato disposto riforma costituzionale-Italicum.

Collegate tutti questi puntini, mi raccomando.


"[...] Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l'esigenza di adeguare l'ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l'altro, l'introduzione del Semestre europeo e la riforma del patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa); le sfide derivanti dall'internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale; le spinte verso una compiuta attuazione della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione tesa a valorizzare la dimensione delle Autonomie territoriali e, in particolare, la loro autonomia finanziaria (da cui è originato il cosiddetto federalismo fiscale), e l'esigenza di coniugare quest'ultima con le rinnovate esigenze di governo unitario della finanza pubblica connesse anche ad impegni internazionali: il complesso di questi fattori ha dato luogo ad interventi di revisione costituzionale rilevanti, ancorché circoscritti, che hanno da ultimo interessato gli articoli 81, 97, 117 e 119, della Carta, ma che non sono stati accompagnati da un processo organico di riforma in grado di razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello articolato tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali, entro il quale si dipanano oggi le politiche pubbliche [...]".


Tratto dal Documento di JP Morgan del 2013.

«I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici TEDESCHI parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico. 
I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali 
(Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».

Cosa persegue la riforma costituzionale?
Forma una perfetta linea di comando, che parte dal livello sovranazionale, passando per l'UE, e arriva al livello nazionale. Accentra i poteri verso l'esecutivo (che in questo modo è facilitato a recepire le direttive UE), più precisamente verso il presidente del Consiglio, svuotando di fatto i contrappesi che rendevano equilibrato il sistema tra potere esecutivo (Governo) e potere legislativo (Parlamento), e centralizza i poteri degli enti locali verso lo Stato centrale.

Entriamo nel dettaglio.

Articolo 55: Tra le funzioni del Senato NOMINATO, ci sono i rapporti tra Stato e UE.
"...nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea". I senatori nominati, in sostanza, dovranno controllare che le direttive provenienti dall'UE, vengano rispettate.

Articolo 57: Formazione del Senato (74 Consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 nominati dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti). "Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori".
Articolo 70: Questo è forse l'articolo più pericoloso della riforma, perché tratta la costituzionalizzazione e quindi rigetto di incostituzionalità delle normative UE, e ci obbliga a perseguirle "...le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea";
Articolo 71:  Scadenza massima alla votazione di un provvedimento:
"[...] I regolamenti stabiliscono procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza [...] il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione..." .

Articolo 83: Modifiche all'elezione del Presidente della Repubblica. «Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti».

Articolo 117: Perseguimento dei vincoli derivanti dall'UE e clausola di supremazia del governo centrale sugli enti territoriali.
"La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali. e) moneta, tutela del risparmio, [...] armonizzazione dei bilanci pubblici; le altre voci fondamentali si occupano di regolare i rapporti di forza tra Stato e Regioni, con la clausola di supremazia. " Su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero l'interesse della tutela nazionale".
Più o meno, non lamentatevi se le regioni non saranno chiamate in causa sul passaggio nel suo territorio di un gasdotto, per fare un esempio;

Articolo 119: Chiaramente, essendo vincolato lo Stato dai trattati UE, tutti gli enti a livello inferiore, devono rispondere di questi vincoli di stabilità:
"Comuni, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea".

Articolo 120: Il governo può sollevare dall'incarico governatori e sindaci in caso di dissesto finanziario (potere che fu revocato dalla sentenza n. 219 del 2013). (Mi ricorda molto la situazione di Roma).
«...e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell’ente».

L'Italicum, così come concepito, crea una maggioranza assoluta in un Parlamento dove il potere di sfiduciare il governo è limitato esclusivamente all'unica camera che rimarrà elettiva: la Camera dei deputati. Per questo motivo, sommando i risultati numerici in termini di seggi, e quindi di maggioranza affidata a un unico partito, con i poteri accentratrici sulla Costituzione contenute in questa riforma, gli equilibri risultano completamente alterati.
Il Movimento 5 stelle, con il suo andamento, ha creato l'unica falla a questo progetto di riforma, in quanto c'è un rischio alto che al ballottaggio vada a battere il PD, prendendosi una maggioranza bulgara monocolore, con una Costituzione accentratrice verso il governo. Aspetto che non era stato considerato inizialmente, data la grande vittoria di Renzi alle Europee, con oltre il 40%. 
L'unica falla del progetto renziano è stata proprio questa, che rischia di obbligare a una riforma dell'Italicum.

Pensiamo ora a una possibile vittoria del PD, con questa riforma confermata al referendum del prossimo 4 dicembre.
L'elezione del Presidente della Repubblica, dal settimo scrutinio risulterebbe assai facilitata (3/5 dei votanti), e basterebbe l'aggiunta di un numero esiguo di voti (nel caso altamente positivistico di presenza completa dei 730 votanti), per raggiungere il quorum (massimo 438 voti, nel migliore dei casi). In questo caso, si eleggerebbe un PdR a piacimento, e quindi rischierebbe di ottenere il controllo anche della Corte Costituzionale, in quanto 1/3 viene scelto dal PdR e 3 dalla Camera (dove grazie all'Italicum avrebbe la maggioranza). Quindi, 8/15 della Corte costituzionale! un controllo dall'alto delle componenti fondamentali.

Per gli elettori del PD, che spesso hanno additato altre forze politiche come antidemocratiche, chiedo di rovesciare il ragionamento! pensate a quest'altro partito al governo con questo sistema! sicuri che votare SI' a questo modello vi protegga da quello che ritenete essere un "grave pericolo per la democrazia"? Rifletteteci! ma, soprattutto, riflettete nel modello "linea di comando" che è stato preparato in questi 3 anni dal PD. Non pare esser democratico. :)
Ah.....e ora rileggetevi lo scritto di JP Morgan!
CONDIVIDETE! e spiegate queste ragioni alle persone!! facciamo rete.

martedì 9 giugno 2015

LA COSTITUZIONALITA' DEL REDDITO DI CITTADINANZA. GLI ARTICOLI 3 E 38.

Salve gentili lettori!

Questo articolo che vi state apprestando a leggere nasce da un'esigenza dalla quale non mi sono potuto sottrarre. Essa nasce da una dichiarazione del premier Matteo Renzi, che io ritengo alquanto inappropriata:<<IL REDDITO DI CITTADINANZA E' INCOSTITUZIONALE>>. 
Non sono d'accordo con questa affermazione, e per diritto di replica voglio spiegare le motivazioni che mi portano a dichiarare l'esatto contrario:<<IL REDDITO DI CITTADINANZA E' COSTITUZIONALE>>. Lo so, la mia parola vale uno sputo nei confronti di quella di un primo ministro laureato in giurisprudenza, ma l'articolo 21 della Costituzione mi permette di esprimere il mio pensiero. Il primo comma dell'articolo 21 spiega che: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Credo di essere molto più abile a scrivere che a parlare....quindi, buona lettura!


Comincerei specificando che queste tesi non nascono dalla mia fantasia, ma da due articoli distinti della Costituzione italiana, l'articolo 3 e l'articolo 38.

Qui di lato potete leggere l'articolo 38 nella sua interezza. Esso esprime il dovere dello Stato alla provvidenza dei cittadini aventi bisogno di sostegno, per le più svariate motivazioni. Esse possono essere diverse: vecchiaia, invalidità, infortunio, disoccupazione involontaria.
Esso sancisce conseguentemente il dovere dello Stato al mantenimento ed all'assistenza dei cittadini disagiati, anche se momentaneamente.
Lo strumento che risponde a questa problematica è l'assistenza sociale, che si concretizza attraverso l'erogazione delle pensioni sociali, degli assegni d'invalidità.

Andando più nello specifico rispetto alla sua incidenza a sostegno del reddito di cittadinanza, ritroviamo un'importanza fondamentale nel passaggio "disoccupazione involontaria" e nel penultimo comma "Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato".

In Italia, in questo momento abbiamo una disoccupazione che tocca il 13%, ed una disoccupazione giovanile che non si ferma e punta al tetto del 50%. Qualora andassimo a conteggiare anche le persone che ormai si sono moralmente arrese, smettendo così di cercare un'occupazione il dato salirebbe molto di più.
In questo momento lo Stato deve farsi carico della cittadinanza in difficoltà, garantendo un recupero formativo che vada a reinserirli in nuovi settori d'occupazione, ed un reddito che vada ad integrare quello percepito fino al superamento della soglia di povertà, che in questo momento è sui 600 Euro circa.
Il Movimento 5 stelle ha presentato una proposta di legge che garantisce 780 Euro al mese ed un recupero formativo, seguito da 3 proposte di lavoro in 3 anni. Qualora il cittadino dovesse rifiutare 3 proposte, decadrebbe il suo diritto al reddito di cittadinanza.
In questa misura contro la povertà, verrebbero integrate le pensioni minime inferiori ai 780 Euro, fino al raggiungimento di tale reddito. Esso cambia in base al nucleo famigliare, ecco un esempio.




Le coperture finanziarie di questa manovra economica sono molteplici, e sono già state passate al vaglio della ragioneria dello Stato, che ha confermato la bontà della proposta.
Potete trovare il testo integrale della senatrice Nunzia Catalfo nel sito internet del Senato.

Passiamo all'articolo 3.

L'articolo 3 della costituzione enuncia i principi di uguaglianza formale (comma 1) ed uguaglianza sostanziale (comma 2). Specialmente il secondo comma si sposa benissimo con il concetto di reddito di cittadinanza come strumento di lotta alla povertà e di libertà dai controlli criminali.



Articolo 3, liberi ed uguali, non a caso. Lo scopriremo spiegando i significati interni ai due commi dell'articolo.

Partiamo con l'articolo 3 comma 1, che ci parla di uguaglianza formale.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

I significati che mostra l'articolo 3 comma 1 sono diversi. Si parte da un aspetto fondamentale, che risulta essere il concetto principe, ovvero: LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI.
Questo è un aspetto bellissimo visto da un punto di vista storico, che da uno spintone ad aspetti evidentemente tristi, dove la società era divisa di ordini, ed ognuno di questi aveva una legislazione specifica, differente da quella alla quale erano soggetti i cittadini interni ad altri ordini sociali.
Ora no; s'impone a tutti i cittadini di uno Stato una legislazione univoca, aldilà di ogni contrasto socio-economico.
Un altro concetto importantissimo che contiene questo comma è il DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE, perché nessun cittadino, aldilà del suo colore della pelle, della lingua da lui parlata, della religione da lui professata, dalle sue idee politiche difese o dalla sua condizione economica, può ricevere un trattamento legale differente da qualsiasi altro cittadino.
Dobbiamo immaginare l'articolo 3 comma 1 come un insieme d'imposizioni d'uguaglianza tra cittadini, raggiunte dopo anni di lotte. Tuttavia, quest'uguaglianza è esclusivamente formale, scritta, ma non attuata nei contesti sociali.
E' vero che tutti sono uguali, e che tutti formalmente, grazie all'articolo 3 comma 1 hanno il diritto di poter avere uno stipendio dignitoso, ma nella sostanza sappiamo che non tutti, pur avendone il diritto riescono a raggiungere questo equilibrio di vita soddisfacente.
Serve qualcosa in più, una componente che s'inserisca all'interno del ragionamento dell'articolo 3 comma 1, dando le linee guida per portare a termine nella sostanza una reale uguaglianza tra i cittadini.
All'interno di quest'ingranaggio, per raggiungere questi scopi, s'inserisce perfettamente l'articolo 3 comma 2, fornendo una risposta esaustiva agli interrogativi che lascia irrisolti con se l'articolo 3 comma 1.

                                                 Articolo 3 comma 2

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

All'articolo 3 comma 1 si aggiunge l'articolo 3 comma 2. Il secondo comma, ad un primo sguardo rischia di sembrare opposto al primo, ma ad un'analisi più attenta si dimostra in simbiosi, assolutamente complementare col primo.
Il principio di uguaglianza sostanziale contenuto nel secondo comma dell'articolo 3, vuole spiegare che lo Stato deve stabilire la forza con la quale intervenire in aiuto dei cittadini, al fine di rendere realmente operativi i principi contenuti all'interno del primo comma. Quando parlo di aiuti statali, parlo di esenzioni da tributi, di aiuti economici, che riescano ad intervenire in aiuto dei cittadini che vivono con difficoltà, al fine di ristabilire un livello di parità di possibilità reali, rendendo ai meno abbienti possibili prospettive che senza lo Stato rimarrebbero solo utopie.
Questo trattamento parrebbe discriminazione verso i più facoltosi, e quindi in completa controtendenza con il primo comma, ma in realtà non è così.
Il secondo comma riesce a ristabilire una condizione equa, dove tutti riescono ad accedere a servizi che altrimenti rimarrebbero possibili esclusivamente ad una piccola fetta di cittadinanza.

All'interno dell'articolo 3 della Costituzione, trovano complementarietà aspetti di libertà ed uguaglianza, prima in contrasto, oggi pienamente complementari ed attuabili.

La Costituzione è di tutti, va oltre le ideologie e quindi il suo contenuto dev'essere rispettato da qualsiasi forza politica e da tutti i cittadini. Dev'essere evidentemente aggiornata, integrata con nuovi strumenti, ogni qualvolta i cambiamenti storici lo consiglino. Questo dev'essere fatto senza andare ad intaccare i principi cardine della Costituzione, e l'articolo 3 è un pilastro fondamentale di questa costruzione.

Ora che ne pensate sulla costituzionalità o incostituzionalità del reddito di cittadinanza??? Ciao Renzie!

PS. E se vi dovessero dire....." L'Europa non vuole ", voi mostrate loro che le uniche nazioni UE che non hanno il reddito di cittadinanza, nelle sue più svariate forme sono: l'Italia, la Grecia e l'Ungheria. Ops.

Alla prossima.



sabato 14 marzo 2015

RIFORME COSTITUZIONALI - MA COS'E' LA DESTRA, COS'E' LA SINISTRA??? UNA SORPRESA CHE NON VI ASPETTERESTE MAI...

Salve gentili lettori.

In questo articolo vorrei dedicarmi nuovamente alle riforme costituzionali, ma non attraverso i metodi divulgativi che ho provato ad impostare in articoli precedenti. No! Questa volta supererò il contenuto delle riforme che andranno ad incidere sulla carta costituzionale e cercherò di prendere da un'altra prospettiva la medesima problematica. 
Sarà una prospettiva storica, di confronto parlamentare di vecchia annata. Si sa, i documenti sono li per essere rivisitati, ed allora perché non farlo???

Vi lascio comunque, per l'ennesima volta il link dell'articolo sulla riforma costituzionale (link: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2015/02/riforme-costituzionali-il-contenuto-il.html).

Vi auguro una buona lettura.

La mancanza di un metodo parlamentare realmente democratico e rispettoso delle opposizioni è stato il percorso che ha seguito il governo Renzi durante l'iter parlamentare che ha ormai incardinato il risultato finale della riforma costituzionale. E' inutile negarlo. Un mese fa la maggioranza, nonostante la protesta che portò TUTTE le opposizioni ad abbandonare l'aula, hanno continuato a votarsi la loro riforma costituzionale, in contrasto con quelli che furono i principi della prima assemblea costituente (che vedremo nel seguente articolo).
A pagare sarà non tanto l'opposizione ed il Movimento 5 stelle, che potrà rivendicare una dura battaglia e tante aperture al dialogo proposte ma andate in fumo. Il Movimento 5 stelle esce sempre a testa alta. Ma a pagare sarà il popolo. Ma fortunatamente, grazie all'articolo 138 della carta costituzionale, che venne protetto dal Movimento 5 stelle nel 2013 dal tentativo di modifica dell'allora Governo Letta, ora potremo combattere in preparazione del referendum confermativo, e sarà li che dovremo dare il meglio di noi stessi per rivendicare le nostre posizioni.

Ma andiamo oltre.


Oggi vorrei proporvi la lettura di un intervento parlamentare molto, molto interessante, datato 20 ottobre 2005. Si era in dichiarazione di voto finale della riforma costituzionale del governo Berlusconi. Vi chiedo di leggere queste parole e di portarle avanti nel tempo di 11 anni, al 2015. Vi ho sottolineato la parte principale, dopo un passaggio introduttivo di carattere storico sull'assemblea costituente che portò all'approvazione della Costituzione italiana del 1948.

Questo è un grandissimo discorso, che avrei portato avanti anch'io.

"Signor Presidente, tra la metà del 1946 e la fine del 1947, in quest'aula, si è esaminata, predisposta ed approvata la Costituzione della Repubblica. Con l'attuale Costituzione, che vige dal 1948, l'Italia è cresciuta, nella sua democrazia anzitutto, nella sua vita civile, sociale ed economica. In quell'epoca, vi erano forti contrasti, anche in quest'aula. Nell'aprile del 1947 si era formato il primo governo attorno alla Democrazia Cristiana, con il Partito comunista e quello socialista all'opposizione. Vi erano contrasti molto forti, contrapposizioni che riguardavano la visione della società, la collocazione internazionale del nostro paese. 

Vi erano serie questioni di contrasto, un confronto acceso e polemiche molto forti. Eppure, maggioranza e opposizione, insieme, hanno approvato allora la Costituzione. 

Al banco del Governo, quando si trattava di esaminare provvedimenti ordinari o parlare di politica e di confronto tra maggioranza e opposizione, sedevano De Gasperi e i suoi ministri. Ma quando quest'aula si occupava della Costituzione, esaminandone il testo, al banco del Governo sedeva la Commissione dei 75, composta da maggioranza ed opposizione. Il Governo di allora, il Governo De Gasperi, non sedeva ai banchi del Governo, per sottolineare la distinzione tra le due dimensioni: quella del confronto tra maggioranza ed opposizione e quella che riguarda le regole della Costituzione. 

Questa lezione di un Governo e di una maggioranza che, pur nel forte contrasto che vi era, sapevano mantenere e dimostrare, anche con i gesti formali, la differenza che vi è tra la Costituzione e il confronto normale tra maggioranza ed opposizione, in questo momento, è del tutto dimenticata. 

Le istituzioni sono comuni: è questo il messaggio costante che in quell'anno e mezzo è venuto da un'Assemblea costituente attraversata - lo ripeto - da forti contrasti politici. Per quanto duro fosse questo contrasto, vi erano la convinzione e la capacità di pensare che dovessero approvare una Costituzione gli uni per gli altri, per sé e per gli altri. Questa lezione e questo esempio sono stati del tutto abbandonati. 
Oggi, voi del Governo e della maggioranza state facendo la «vostra» Costituzione. L'avete preparata e la volete approvare voi, da soli, pensando soltanto alle vostre esigenze, alle vostre opinioni e ai rapporti interni alla vostra maggioranza. 
Il Governo e la maggioranza hanno cercato accordi soltanto al loro interno, nella vicenda che ha accompagnato il formarsi di questa modifica, profonda e radicale, della Costituzione. Il Governo e la maggioranza - ripeto - hanno cercato accordi al loro interno e, ogni volta che hanno modificato il testo e trovato l'accordo tra di loro, hanno blindato tale accordo. Avete sistematicamente escluso ogni disponibilità ad esaminare le proposte dell'opposizione o anche soltanto a discutere con l'opposizione. Ciò perché non volevate rischiare di modificare gli accordi al vostro interno, i vostri difficili accordi interni. 
Il modo di procedere di questo Governo e di questa maggioranza - lo sottolineo ancora una volta - è stato il contrario di quello seguito in quest'aula, nell'Assemblea costituente, dal Governo, dalla maggioranza e dall'opposizione di allora. 
Dov'è la moderazione di questa maggioranza? Non ve n'è! Dove sono i moderati? Tranne qualche sporadica eccezione, non se ne trovano, perché la moderazione è il contrario dell'atteggiamento seguito in questa vicenda decisiva, importantissima e fondamentale, dal Governo e dalla maggioranza. 
Siete andati avanti, con questa dissennata riforma, al contrario rispetto all'esempio della Costituente, soltanto per non far cadere il Governo. Tante volte la Lega ha proclamato ed ha annunziato che avrebbe provocato la crisi e che sarebbe uscita dal Governo se questa riforma, con questa profonda modifica della Costituzione, non fosse stata approvata. 
Ebbene, questa modifica è fatta male e lo sapete anche voi. Con questa modifica dissennata avete previsto che la gran parte delle norme di questa riforma entrino in vigore nel 2011. Altre norme ancora entreranno in vigore nel 2016, ossia tra 11 anni. Per esempio, la norma che abbassa il numero dei parlamentari entrerà in vigore tra 11 anni, nel 2016! 
Sapete anche voi che è fatta male, ma state barattando la Costituzione vigente del 1948 con qualche mese in più di vita per il Governo Berlusconi. Questo è l'atteggiamento che ha contrassegnato questa vicenda. 

Ancora una volta, in questa occasione emerge la concezione che è propria di questo Governo e di questa maggioranza, secondo la quale chi vince le elezioni possiede le istituzioni, ne è il proprietario. Questo è un errore. È una concezione profondamente sbagliata. Le istituzioni sono di tutti, di chi è al Governo e di chi è all'opposizione. La cosa grave è che, questa volta, vittima di questa vostra concezione è la nostra Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità Socialista - Congratulazioni)!

                                                                                        On. Sergio Mattarella

Voglio chiaramente mostrarvi la fonte in modo che verifichiate personalmente (link http://www.riforme.net/leggi/dic_voto_Camera_ottobre2005_ddl-cost.htm).

Incredibile, non è vero??? Sembra una dichiarazione di voto di un qualsiasi parlamentare del Movimento 5 stelle di pochi giorni fa, ma non è nient'altro che la dichiarazione di voto dell'allora On. Sergio Mattarella sulla riforma costituzionale portata avanti dal governo di Berlusconi. 
Modificate il cognome Berlusconi con quello di Renzi, e vedrete che il risultato non cambierà.
Oggi fa piuttosto ridere notare, alla fine dell'ottimo discorso di Mattarella, chi fu ad applaudire a termine dell'intervento. (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL- L'ulivo, dei Democratici di sinistra - L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità Socialista).
Lo stesso centrosinistra, allora all'opposizione, ha portato avanti attraverso le stesse metodologie di potere dell'esecutivo e supponenza della maggioranza a discapito del dialogo con l'opposizione, una riforma che non ha nulla a che vedere con l'impostazione costituzionale uscita fuori dalla prima assemblea costituente, abilmente e chiaramente espressa dal discorso dell'oggi Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Vedete, il fatto che sia la sinistra italiana ad appoggiare una riforma costituzionale dal contenuto che farebbe rabbrividire i padri costituenti è un fatto molto, molto importante. Quando dalla parte del torto c'è la sinistra, i vecchi ideali comunisti che vivono ancora dentro i sognatori di quell'ideologia, fanno perdere il contatto con la realtà dei fatti (o forse le persone preferiscono tapparsi orecchie ed occhi più di non ammettere che la sinistra....non è più la stessa sinistra che loro videro ed ora non esiste più).
E' estremamente pericoloso questo aspetto per il referendum che dovremo preparare. Infatti, la storia ci ricorda che si andò a referendum anche nell'occasione che vi ho illustrato, e la riforma non riuscì a passare proprio perché portata avanti dal governo Berlusconi e non dalla sinistra.

E qui si apre una visione più ampia sulla riforma costituzionale in atto. Attenzione.
Il fatto sta proprio qui. Portare avanti una riforma costituzionale di questa portata, che accentra i poteri al governo, scansando i poteri parlamentari e popolari, può essere accettata dagli elettori di sinistra solo se proveniente dalla loro area. Ed il centrodestra lo sa bene, anzi, benissimo!!



Avete sentito le sue parole?

Sostanzialmente Renzi rappresenta il centrosinistra, ma porta avanti il programma del centrodestra, che non sarebbe digerito dagli elettori PD, se fosse stato portato avanti dal centrodestra!

Dai, che ve lo ricordate!! la manifestazione portata avanti dal centrosinistra in difesa dell'art.18 della legge 300 del 1970, attaccato allora governo Berlusconi. Vi rinfresco la memoria...


Wooow!! l'avevano riempito il Circo Massimo eh!!

Ma oggi che quello stesso articolo è ormai stato svuotato prima dal governo Monti (appoggiato dal PD), e poi dal governo Renzi (PD)...diciamo che va tutto bene (link: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2014/11/abolito-larticolo-18-ti-avevamo-voluto.html  ).

Pensate che manifestazione avrebbero fatto se il governo Berlusconi avesse avallato il precariato dei lavoratori subordinati a vantaggio degli imprenditori!! ma il Jobs act l'ha progettato il governo Renzi, quindi va tutto bene (link: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2014/12/il-jobs-act-nudo-e-crudo.html).

Lo sappiamo, la riforma costituzionale è nata appoggiata anche dal centrodestra, che ora si è tolto di mezzo votando contrariamente. In questo modo si aprono due scenari:

1) Se dovesse passare il referendum, il centrodestra sarebbe felicissimo;
2) Se non dovesse passare il referendum, il centrodestra potrà dire di aver votato contro.


Lo scenario perfetto!!




Perché stare dentro il governo quando hai il centrosinistra che si prende l'onere di portare avanti le tue stesse riforme? Le stesse identiche riforme che 10 anni fa avrebbero portato un bel po' di scompiglio, solo perché a differenza di oggi vennero portate avanti dal centrodestra, fa molto comodo!!

A proposito, vi siete mai andati a confrontare l'Italicum con la legge Acerbo del 1923?? Come no!?
Ok dai, lo sapevo, l'ho fatto io per voi... (link: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2015/03/legge-acerbo-vs-italicum.html).

Pensate che la legge Acerbo in caso la lista non avesse raggiunto il 25% assegnava i seggi in modo proporzionale e permetteva fino a 3 preferenze. Oggi, l'Italicum ha i capilista bloccati e nominati dai partiti e se per caso non si dovesse raggiungere la soglia per ottenere il premio di maggioranza, ci sarebbe il ballottaggio. Il vincente al ballottaggio si prenderebbe il 55% dei seggi. Insomma, ho deciso che andrà così e se non dovesse andare così...andrà così lo stesso.

Ho fatto un giro piuttosto lungo e contorto in questo articolo, solo per dimostrarvi che realmente, proprio come dice Beppe Grillo, oggi destra e sinistra sono la stessa identica cosa, e portano avanti le stesse identiche idee di riforma.
Ho un grandissimo rispetto della vecchia sinistra, quella che appoggiò tra gli anni '60 e '70 l'aumento del potere d'acquisto e della possibilità d'aspirazione dei ceti bassi. Ma oggi bisogna prendere atto che c'è solo una forza politica che difende quelle stesse classi sociali. Aldilà di qualsiasi ideologia, difendere e supportare le classi sociali basse significa rispettare l'articolo 3 della Costituzione.

Mi viene in mente una vecchia canzone di Giorgio Gaber. Sì, proprio quella che stai pensando tu...


Alè Movimento 5 stelle!

Delle politiche tedesche parleremo un'altra volta...

Ora vi ho dato tutti e due i lati della medaglia....elettori, svegliatevi!!!

Alla prossima!




  

lunedì 9 febbraio 2015

ARTICOLO 3 COSTITUZIONE - I PRINCIPI DI LIBERTA' E UGUAGLIANZA FORMALE E SOSTANZIALE.

Salve gentili lettori.

In questo articolo vorrei dedicarmi ad un'analisi su due concetti fondamentali, in contrasto tra loro: la libertà e l'uguaglianza. Lo vorrei fare ricollegandomi anche all'articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana del 1948. Esso ci parla d'uguaglianza, sia da un punto di vista formale, e sia da un punto di vista sostanziale. Ritengo che sia importante la conoscenza di questo specifico articolo perché da esso possono risolversi conflitti ideologici nel mondo politico, che poi si ripercuotono anche nei nostri rapporti interpersonali.

Lo so, a qualcuno potrebbe sembrare un comportamento spregiudicato quello di scrivere interpretazioni personali di aspetti in contrapposizione tra loro, ed addirittura di un articolo della Costituzione. Io, però, ritengo che tutti debbano provare a conoscere e dare una propria interpretazione di aspetti anche complicati, a costo di sembrare spregiudicati o sbruffoni. Per dare interpretazioni precise esistono le interpretazioni autentiche, la giurisprudenza e la dottrina (e spesso anch'esse vanno in contrasto tra di loro).
Conoscere ed interpretare l'ordinamento dello Stato, ed ancor di più la nostra Costituzione, è un diritto/dovere, proprio come il voto.

Buona lettura.

Voglio cominciare questo articolo con un'analisi comparativa tra due valori che da sempre risultano essere al centro delle ideologie politiche di sinistra e destra: libertà vs uguaglianza.
La libertà è un valore molto importante in una società evoluta, ed esso merita di essere ampiamente tutelato; nell'altra faccia della medaglia abbiamo un altro valore non certo secondario al primo, che è l'uguaglianza. Tutti e due meritano tutela, ma rischiano d'entrare in conflitto tra di loro per un semplicissimo motivo:
1) Se si rispetta completamente il valore della libertà, dando la possibilità alle persone di relazionarsi tra loro, operando senza limiti nelle loro azioni, il risultato che avremo sarà sicuramente un aumento delle disuguaglianze all'interno della società, con la creazione di diverse fascie sociali, che con l'andare del tempo porterebbero creare numerosi conflitti interni;
2) Al contrario, se lo Stato operasse per realizzare una totale uguaglianza tra i propri cittadini, si finirebbe per controllare troppo la loro libertà, limitando gli spazi d'azione dei cittadini, e si rischierebbe di non dare risalto alle qualità personali di un soggetto, impedendogli di imporre le sue qualità personali su altri concorrenti.

Il contrasto fra libertà e uguaglianza risulta essere, proprio per questi motivi esposti, al centro delle riflessioni politiche da ormai più di 200 anni.
Molto semplicemente, i movimenti d'ispirazione evidentemente liberali provano ad imporre le idee di libertà, a costo di allargare le disuguaglianze tra i cittadini; mentre, i movimento d'ispirazione socialista ed ancor più marcatamente comunista, cercano d'imporre i loro mantra in difesa dell'uguaglianza, sacrificando in parte gli spazi di libertà personale dei soggetti.

Il gioco storicamente è sempre stato quello di provare ad equilibrare questi due concetti ideologici in netta contrapposizione, al fine di trovare un punto d'incontro che accontenti entrambe le parti.

Riuscire a trovare il punto d'incontro significa liberarsi dei concetti ottocenteschi di libertà vista esclusivamente come spazio libero dove i privati possono muoversi, accordarsi e contrattare senza controlli dello Stato. Infatti, questo concetto primario di libertà ha fallito, perché se è vero che formalmente i due soggetti erano liberi di contrattare liberamente le condizioni per trovare un accordo, sostanzialmente ad imporsi come soggetto forte era sempre quello che aveva in mano il potere: pensiamo ad un contratto tra datore di lavoro e lavoratore subordinato. E' chiaro che nella sostanza i concetti di libertà non reggessero, in quanto le condizioni contrattuali venivano imposte dall'imprenditore, ed il lavoratore subordinato era costretto ad accettarle, altrimenti ci sarebbero state altre 1000 persone pronte a sostituirlo accettando quelle condizioni.
Il concetto di libertà formale, come una libertà dei privati dal controllo dello Stato ha chiaramente fallito.

Oggi, la libertà viene intesa in modo completamente differente (nella legalità). Non si tratta più di una libertà dei privati al controllo statale, ma si tratta di una libertà ottenuta per mezzo dello Stato, con un soggetto pubblico che non resta più come soggetto controllore dall'alto, ma al contrario entra nella partita tra privati, limitando gli spazi di libertà personale al fine di ottenere confini delimitati chiamati TUTELE.

Proprio qui, a questo punto del ragionamento tra i due aspetti contrastanti di cui sto parlando, entra in gioco l'articolo 3 della nostra Costituzione.



Il valore dell'uguaglianza è di fondamentale importanza all'interno della nostra Costituzione, e questo è dimostrato dal fatto che all'uguaglianza è stato dedicato un articolo completo della Costituzione, l'articolo 3. 
Esso è un articolo che si divide in due commi, che trattano l'uguaglianza da due punti di vista differenti, che parrebbero opposti, ma che in realtà si dimostrano complementari tra di loro. Questi due punti di vista sono l'aspetto formale e sostanziale.

                       Partiamo con l'articolo 3 comma 1, che ci parla di uguaglianza formale.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

I significati che mostra l'articolo 3 comma 1 sono diversi. Si parte da un aspetto fondamentale, che risulta essere il concetto principe, ovvero: LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI.
Questo è un aspetto bellissimo visto da un punto di vista storico, che da uno spintone ad aspetti storici evidentemente tristi, dove la società era divisa di ordini, ed ognuno di questi aveva una legislazione specifica, differente da quella alla quale erano soggetti i cittadini interni ad altri ordini sociali.
Ora no; s'impone a tutti i cittadini di uno Stato una legislazione univoca, aldilà di ogni contrasto socio-economico.
Un altro concetto importantissimo che contiene questo comma è il DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE, perché nessun cittadino, aldilà del suo colore della pelle, della lingua da lui parlata, della religione da lui professata, dalle sue idee politiche difese o dalla sua condizione economica, può ricevere un trattamento legale differente da qualsiasi altro cittadino.
Dobbiamo immaginare l'articolo 3 comma 1 come un insieme d'imposizioni d'uguaglianza tra cittadini, raggiunte dopo anni di lotte. Tuttavia, quest'uguaglianza è esclusivamente formale, scritta, ma non attuata nei contesti sociali.
E' vero che tutti sono uguali, e che tutti formalmente, grazie all'articolo 3 comma 1 hanno il diritto di poter avere uno stipendio dignitoso, ma nella sostanza sappiamo che non tutti, pur avendone il diritto riescono a raggiungere questo equilibrio di vita soddisfacente.
Serve qualcosa in più, una componente che s'inserisca all'interno del ragionamento dell'articolo 3 comma 1, dando le linee guida per portare a termine nella sostanza una reale uguaglianza tra i cittadini.
All'interno di quest'ingranaggio, per raggiungere questi scopi, s'inserisce perfettamente l'articolo 3 comma 2, fornendo una risposta esaustiva agli interrogativi che lascia irrisolti con se l'articolo 3 comma 1.

                                                 Articolo 3 comma 2

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

All'articolo 3 comma 1 si aggiunge l'articolo 3 comma 2. Il secondo comma, ad un primo sguardo rischia di sembrare opposto al primo, ma ad un'analisi più attenta si dimostra in simbiosi, assolutamente complementare col primo.
Il principio di uguaglianza sostanziale contenuto nel secondo comma dell'articolo 3, vuole spiegare che lo Stato deve stabilire la forza con la quale intervenire in aiuto dei cittadini, al fine di rendere realmente operativi i principi contenuti all'interno del primo comma. Quando parlo di aiuti statali, parlo di esenzioni da tributi, di aiuti economici, che riescano ad intervenire in aiuto dei cittadini che vivono con difficoltà, al fine di ristabilire un livello di parità di possibilità reali, rendendo ai meno abbienti possibili prospettive che senza lo Stato rimarrebbero solo utopie.
Questo trattamento parrebbe discriminazione verso i più facoltosi, e quindi in completa controtendenza con il primo comma, ma in realtà non è così.
Il secondo comma riesce a ristabilire una condizione equa, dove tutti riescono ad accedere a servizi che altrimenti rimarrebbero possibili esclusivamente ad una piccola fetta di cittadinanza.

All'interno dell'articolo 3 della Costituzione, trovano complementarietà aspetti di libertà ed uguaglianza, prima in contrasto, oggi pienamente complementari ed attuabili.

Basterebbe capire ed applicare scrupolosamente l'articolo 3 della Costituzione, per trovare un equilibrio tra diverse ideologie politiche, al fine di formare una società dove tutti trovino la loro dimensione e dove tutti riescano ad accedere a servizi e trattamenti personali NON DISCRIMINATORI.

Giornalmente mi trovo a discutere di false ideologie politiche, di discriminazioni razziali, religiose, economiche. Tutto quello che riguarda la discriminazione, la libertà, la disuguaglianza può essere risolto attraverso queste poche righe.

La Costituzione è di tutti, va oltre le ideologie e quindi il suo contenuto dev'essere rispettato da qualsiasi forza politica e da tutti i cittadini. Dev'essere evidentemente aggiornata, integrata con nuovi strumenti, ogni qualvolta i cambiamenti storici lo consiglino. Questo dev'essere fatto senza andare ad intaccare i principi cardine della Costituzione, e l'articolo 3 è un pilastro fondamentale di questa costruzione.

Da esso riusciamo a capire come non dipenda ne dalla sinistra e ne dalla destra applicare politiche sociali a sostegno dei meno abbienti, perché questo comportamento l'impone la Costituzione, che va ben oltre la semplice ideologia politica.

Le discriminazioni razziali, religiose, sessuali, sociali, dovrebbero dovute essere già superate con l'entrata in vigore di questo articolo, tuttavia mi accorgo che non è così.
C'è chi continua a sostenere che l'Italia sia legata alla religione cattolica, ma questo è un ragionamento discriminatorio verso tutti quelli che professano altri culti religiosi, e per questo va contro il principio di uguaglianza formale enunciato dall'articolo 3. E' lo Stato che deve porre rimedio a queste controversie agendo nella sostanza come scritto all'interno dell'articolo 3 comma 2. Dividere religioni attraverso un ragionamento geografico è il modo più sbagliato per approcciare questo ragionamento, proprio perché nessuno impone ad un italiano di professare il Cristianesimo e da lui la possibilità di poter essere Musulmano, Induista, Buddhista... .

Ho limitato i ragionamenti contenuti in quest'articolo solo al principi enunciati dall'articolo 3 della Costituzione, che contiene tutto quello che serve. Non sono secondari tutti gli altri articoli, specie tutti quelli contenuti nei PRINCIPI FONDAMENTALI.

Ragioniamoci, alla prossima.








venerdì 9 gennaio 2015

LO STATO E LA RELIGIONE - IL PRINCIPIO DI LAICITA' DELLA COSTITUZIONE.

Salve gentili lettori.

Premessa: avevo già scritto questo articolo da circa una settimana, cercando di condividere il mio punto di vista riguardo il rapporto tra Stato e religioni.
Dopo i fatti accaduti in Francia, con l'attentato alla sede del giornale satirico di Charlie Hebdo, ritengo che il contenuto dell'articolo vada ulteriormente ampliato, prima di pubblicarlo.
Continuo a non capire molte cose di questa faccenda. Insomma, com'è possibile che ci siano degli attentatori che vadano a colpire portandosi con se documenti, per poi dimenticarsi addirittura una carta d'identità all'interno dell'automobile??
L'ipotesi che quella carta d'identità sia stata lasciata di proposito dentro l'automobile, è altamente probabile, ma questo apre altri scenari sulle motivazioni di questo accadimento.
Ed ancora, perché, inneggiare ad Allah, dopo l'attentato?? Che bisogno c'è di far sapere ad Allah di aver compiuto un atto in suo amore, se egli, essendo una divinità, nella mente dei credenti, dovrebbe vedere tutto?
E' molto più credibile, arrivare a ragionare sul fatto che, gli attentatori, volessero far sapere di essere islamici, per incanalare bene l'attenzione sulle motivazioni dell'attentato. E questo è un altro aspetto controverso.
Ci sono tanti altri aspetti che sono distorti, ma per quelli vi rimando ad alcuni video in rete.

Il settimanale francese di Charlie Hebdo, aveva una funzione informativa, che utilizzava il mezzo satirico. La satira, ha due grandi argomenti nel suo bagaglio, ed essi sono: 1) La religione; 2) La politica.
Nello specifico, per quanto riguarda la religione, la satira tratta tutte le religioni, come ogni religione, tratta le altre religioni. Le tratta da superstizioni, facendo affiorare, attraverso una risata, gli aspetti di contraddizione presenti in ciascuna credenza.

L'articolo di oggi, vuole dimostrare come, le religioni, se utilizzate in modo estremo, siano particolarmente pericolose. Lo Stato deve staccarsi dalla concezione di qualsiasi religione, rimanendo superpartes e permettendo il culto di qualsivoglia fede religiosa.
Le correnti nazionaliste, dopo quest'attentato, andranno a nozze con le solite correnti guerrafondaie, anti immigrazione ed anti islamiche.
Quel che vorrei far comprendere in questo articolo è il seguente messaggio: una religione non può essere associata ad un popolo, ma dev'essere associata ad una singola persona, in quanto credente in un determinato culto. Associare un popolo, è assolutamente errato.
E poi, l'estremismo, fa sempre capo ad una piccola sfera di credenti, che nulla hanno a che fare con la maggioranza dei credenti, specie islamici.

Quest'articolo, si concentrerà sul rapporto tra Stato e religioni, appoggiandosi al principio di laicità della Costituzione della Repubblica italiana.

Essendo questo il mio blog e, quindi, il mio spazio, il mio contenitore di idee personali, spero che i credenti non si trovino offesi da qualche mia opinione personale sul tema religioso all'interno dello sviluppo sociale degli Stati.

Vi auguro una buona lettura.

Vorrei partire, nel mio ragionamento, cercando di dare una definizione personale alla religione. Secondo me, tutte le religione, nessuna di esse esclusa, risulta essere un culto ad una o più divinità o personalità, che non supera l'aspetto della credenza puramente personale. 
Superando la soglia della credenza personale, ed arrivando ad affiancare una religione come un culto sociale, si compie un errore madornale. Il culto è del tutto personale, e completamente staccato dall'appartenenza di un individuo ad una comunità di persone.
Questa mia posizione rispetto alle religioni è nata quando mi sono reso conto che, troppo spesso, all'interno delle società, s'incrociano due temi che, tra di loro, non hanno assolutamente nulla in comune: il peccato ed il reato.
Quando si pongono le regole di una determinata religione sullo stesso piano della giurisdizione di uno Stato, nasce questo rischiosissimo connubio, che confonde le idee ai cittadini. Diversifichiamo i due aspetti:

- PECCATO - Esso è un comportamento ritenuto contrario al culto di una o più divinità e, quindi, al culto di una religione;
- REATO - Esso è un comportamento ritenuto contrario rispetto ad una o più leggi vigenti in uno Stato, ed è quindi punito attraverso le pene ritenute congrue rispetto al reato commesso.

Questi due concetti sono assolutamente agli antipodi, non c'è nulla di più lontano se non il peccato ed il reato.

In Italia, la presenza del Vaticano, ha rallentato, sempre per un mio modestissimo parere, lo sviluppo sociale della nostra civiltà, attraverso il rifiuto alla nascita di patti sociali sacrosanti: eutanasia, PACS, DICO, ecc... . Lo sviluppo di una società è data dalla comprensione e dalla risoluzione di tematiche che molto spesso non trovano conferma all'interno del culto di una religione, ed ecco che, all'interno di una società strettamente legata dalla presenza di un'istituzione religiosa come il Vaticano, la politica si trova bloccata, per paura di perdere i consensi politici dei religiosi. Questo blocca lo sviluppo sociale anche di quei cittadini (ed ormai il numero sta crescendo) che non sentono nessun legame con il mondo religioso.

Per comprendere dove sia la ragione, dovremo appoggiarci al principio di laicità della nostra Costituzione. Ricordate la differenza tra peccato e legge dello Stato? Ecco, appoggiamoci alle leggi vigenti nel nostro Stato per schiarirci le idee.

Il principio di laicità della Costituzione italiana è stato enunciato da una sentenza (la numero 209) della Corte Costituzionale del 1989. Attraverso di essa, la Corte Costituzionale ha spiegato che, all'interno della Costituzione della Repubblica italiana, vengono rispettati, messi sullo stesso piano e permessi, i culti di tutte le religioni, senza che, da parte del nostro Stato, vi sia nessuna preferenza.

All'interno della Costituzione vi sono diversi articoli che richiamano questo principio.

                                                           ARTICOLO 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


All'interno del primo comma, si richiama il principio di uguaglianza formale ed, in modo molto marcato, il divieto di discriminazione, mettendo sullo stesso piano tutti i cittadini, senza distinzioni, neppure di culto religioso. Mentre, all'interno del secondo comma, si richiama il principio di uguaglianza sostanziale, attraverso la posizione dello Stato italiano, che ha il compito di porre le condizioni affinché, tutti i cittadini, possano essere posti , concretamente, sullo stesso piano.

                                                        ARTICOLO 7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettati dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.


Questo articolo è fondamentale per dimostrare la completa indipendenza dello Stato italiano rispetto alla Chiesa cattolica. I Patti Lateranensi, nati nel 1929, subirono successivamente, nel 1984, una revisione del Concordato, fondamentale per la rimozione della clausola della religione di Stato della Chiesa cattolica, in Italia.

                                                     ARTICOLO 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.


Altro articolo che dimostra la libertà totale dello Stato italiano dalla fede cattolica, ribadendo la sostanza molto chiara che, all'interno della Repubblica italiana, tutte le religioni sono considerate sullo stesso piano.


In chiusura d'articolo, vorrei ripetere che, nella scuola pubblica, finanziata quindi dalla Repubblica italiana (ovvero da tutti i cittadini italiani), il principio di laicità dello Stato deve essere mantenuto ben fisso. Lo Stato si dovrebbe occupare di fornire un'istruzione scolastica, senza dimenticare l'articolo n. 3 della Costituzione, sull'uguaglianza (e parlo anche di condizioni di culto), senza privilegiare la presenza di nessun culto religioso, o strumento religioso all'interno del pubblico.

In più, dato che le religioni appartengono giustamente all'insegnamento scolastico, si deve dare la possibilità agli alunni di comprendere e conoscere le storie, le usanze ed i culti di tutte le religioni, perché il culto religioso non dipende dalla nazionalità di ciascun individuo, ma dipende da un percorso personale.

Questo, è il mio punto di vista sulla tematica. Sfruttare le religioni, per generalizzare l'estremismo, con tutti i credenti di quella specifica religione, da carta bianca, ai politici, a loro volta estremisti, di fare passi indietro verso l'integrazione, mandando all'aria anni di progressi.
I conflitti non sono mai una soluzione reale.

Alla prossima!