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lunedì 2 marzo 2015

L'ANDAMENTO STORICO DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO DAL 1940 AD OGGI.

Salve gentili lettori.

In questo articolo vorrei trattare un tema che sicuramente già conoscerete nelle sue forme generali, ma che collegato ad aspetti storici italiani ed internazionali potrà fornirvi una visione d'insieme sull'argomento.
Il tema che tratterò in questo articolo sarà la storia del debito pubblico italiano.

Questo è un tema ripreso più volte per associare l'ammontare del debito, specialmente nel suo rapporto con il PIL, con la crisi economica che stiamo ancora attraversando. Ritengo che sia importante parlare di questo tema, perché è proprio attraverso di esso che potremo capire dove stia la verità sul suo legame reale con la crisi economica in atto nei paesi dell'Europa mediterranea.
Nello specifico, verificheremo la storia del debito pubblico italiano lungo il suo percorso cronologico che va dal 1940 al 2015 e vedremo quali tipi di fattori hanno inciso nella sua impennata.

Ma siamo davvero sicuri che la crisi nella quale ci troviamo dipenda dall'ammontare del debito pubblico?
Proviamo a darci una risposta specifica sul debito pubblico (approfondirò le motivazioni reali della crisi economica in un altro articolo.

Vi auguro una buona lettura.


Comincerei immediatamente col mostrarvi un grafico dell'andamento storico riguardante il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Insomma, il famoso debito/PIL, che ci servirà come guida verso i nostri ragionamenti storici. 



Ritengo che questo grafico sia il più indicativo, perché riesce immediatamente a mostrare i periodi nella quale in rapporto s'impenna ed i periodi nella quale, al contrario, il rapporto s'abbassa, senza eccessive difficoltà d'analisi.

                                                               Gli anni '60

Nel 1960, come apprendiamo dal grafico, il rapporto debito/PIL era inferiore al 40%, e si attestava esattamente sul limite del 36,86%.
Il livello del rapporto, negli anni immediatamente successivi toccò limiti addirittura inferiori, arrivando fino al minimo del 32,53 nel 1963.
L'andamento al ribasso del rapporto che stiamo prendendo in considerazione non era nuovo, al contrario, mostrava una tendenza ribassista ormai consolidata derivante dagli anni appena successivi alla seconda guerra mondiale. Dopo aver toccato un massimo del 107,94% nel 1943, il rapporto scese pesantemente negli anni immediatamente successivi (1944, 1945, 1946 in cui arrivò al 40%).
Erano gli anni del dopoguerra, della ricostruzione, ed un'Italia pressoché agricola, si apprestava a costruire il miracolo economico degli anni successivi.
Dal 1940 al 1970, il rapporto debito/PIL della nostra repubblica aumentò pochissimo, restando pressoché stabile intorno al 40%.

Storicamente gli anni '60 furono molto importanti per la nuova classe operaia del boom economico, la quota salari (della quale parlerò in un prossimo articolo) cresceva grazie alle pressioni dei sindacati e su questa scia anche il partito comunista salì di consensi.
Il 1968 fu l'anno delle lotte studentesche, dovute proprio al nuovo tenore di vita che permetteva anche alle classi operaie d'acculturarsi e poter ambire a posizioni più alte nella scala sociale.
In questo periodo le lotte proletarie investirono tutta l'Europa, e su questa spinta anche la nuova classe operaia italiana si accodò. Queste lotte proletarie, portarono nel maggio 1969 alla pensione sociale erogata dall'INPS (testo di legge: http://www.inps.it/NormativaExInpdap/30-04-1969-L153.pdf) e continuarono nei mesi successivi con ulteriori rivendicazioni, per il periodo ormai ribattezzato " Autunno caldo ". Scioperi ad oltranza, specie nel nord Italia, cuore del miracolo industriale.

                                                           Gli anni '70

Gli anni '70 furono un periodo piuttosto burrascoso per alcuni fattori che incisero pesantemente sul debito pubblico. Il rapporto debito/PIL salì rapidamente fino al 1974, portandosi sul 60% per poi stabilizzarsi lungo il decennio.
I fattori che dobbiamo prendere in considerazione nella valutazione di questo periodo sono diversi: le lotte sindacali, specialmente quelle prese in eredità dal 1969; lo scioglimento del sistema di Bretton Woods del 1971; lo shock petrolifero piuttosto pesante del 1973, e la recessione del 1975. Andiamo con ordine.

Le lotte sindacali e le rivendicazioni operaie derivate dal decennio precedente, portarono i lavoratori ad ottenere un'ulteriore impatto crescente sulla quota salari, che toccò il massimo storico nel 1975. Su questa scia di rivincita tra salari e profitti, il partito comunista arrivò ad ottenere consensi fino al 34% nel 1976 (ed è anche per quelle lotte che oggi, l'ideologia vecchia e fiera viene travasata in un contenitore PD, che non ha più nulla a che fare con certi ideali).
Gli anni '70, come vi ho anticipato furono un decennio piuttosto movimentato nelle tematiche internazionali: nel 1971, crollò il sistema di Bretton Woods, che manteneva i cambi nazionali fissati ad un valore fisso col dollaro, dal crollo che ne scaturì le valute cominciarono a fluttuare nel mercati, rivalutandosi o svalutandosi.
Il 1973 fu l'anno dello shock petrolifero, che portò il prezzo del greggio grossomodo a quadruplicarsi. Uno shock semplicemente dovuto a tematiche di politica estera, ma che colpirono l'economia, facendo alzare contestualmente i prezzi dell'energia, e quindi i prezzi dei beni. Difesi dalla quota salari in aumento, e grazie alla scala mobile il potere d'acquisto rimaneva comunque pressoché inalterato.
Per questi motivi, arrivò una recessione economica, che ci colpì nel 1975, e costrinse sostanzialmente lo Stato italiano a svalutare per recuperare competitività su scala internazionale; obiettivo raggiunto, perché nel 1976 l'economia italiana tornò a crescere pesantemente.

Voglio lasciare da parte rispetto a questo ragionamento l'adesione allo SME del 1979, del quale ho parlato in articoli precedenti.

                                                            Gli anni '80

Nel mentre, nel nostro ragionamento storico, l'Italia, nel 1980 aveva raggiunto un rapporto debito/PIL del 56,86%. Un debito assolutamente sostenibile, addirittura inferiore ai parametri di quello che sarebbe stato ribattezzato " Il trattato di Maastricht ", che imponeva un rapporto non superiore al 60%. Era un rapporto piuttosto sballato, senza fondamento economico, e lo scopriremo andando avanti nel ragionamento.
Il 1980 è l'anno dove l'inflazione toccò un massimo che oggi, austeri come siamo, ci spaventerebbe assai; eh si, l'inflazione era oltre il 21%, eppure non si andava a fare la spesa con la carriola (io non ero ancora nato, ma ho chiesto conferme ai miei genitori...). Non ero ancora nato, e proprio per questo mi sono preso la briga di verificare la ricchezza italiana di quel periodo. Nonostante un'inflazione che oggi definiremmo da terzo mondo, in media ogni italiano riusciva a conservare il 25% del suo salario, dopo aver fatto fronte a tutte le spese (chiaramente è una media, la disoccupazione era al 7%, quasi 7 punti meno del 2014...). Conservare il 25% del salario, in media, significava essere la nazione con il maggior risparmio privato del mondo, che sia chiaro. Insomma, in Italia si stava BENE, ma non avevamo fatto i conti con quello che sarebbe successo dal 1981 in poi.

Il 1981 fu l'anno del DIVORZIO (articolo specifico: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2015/01/1981-divorzio-tra-tesoro-e-banca.html) tra ministero del Tesoro e la Banca D'Italia. Se fino a quel momento la Banca d'Italia era costretta a comprare l'eccedenza dei titoli di Stato emessi, che non erano stati piazzati nell'asta, ora con una semplice circolare, le veniva data facoltà d'esimersi da questo compito.
Questo chiaramente ha avuto ripercussioni pesanti sui tassi d'interesse, che schizzarono in alto per essere più allettanti per gli investitori. Le imprese trovavano più redditizio investire in titoli di Stato i loro ricavi, anziché investirli nuovamente nell'impresa. Si stima che il 50% dei profitti venissero investiti in titoli di Stato, che davano un rendimento alto e sicuro.
L'inflazione scese, e questo era l'obiettivo di questa scelta (che poi divenne obbligatoria con il trattato di Maastricht del 1993), ma la disoccupazione cominciò a salire, fino a toccare la punta massima del decennio nel 1989, al 9,7% ( quasi 3 punti in più del 1980).

In questo contesto storico, il rapporto debito/PIL, nell'arco di questo decennio, come si può vedere molto bene dal grafico, si è letteralmente impennato, perdendo qualsiasi controllo, in nome della bassa inflazione. Esso ha sfiorato il 100%, attestandosi nel 1989 al 93,06% del PIL.

                                                          Gli anni '90

Sulla scia degli anni '80, che videro un'impennata decisiva del nostro rapporto debito/PIL, anche gli anni '90 furono sicuramente un decennio molto, molto movimentato.
Sostanzialmente furono importanti nello scacchiere della costruzione dell'Euro, mentre per quanto riguarda il tema debito pubblico, noteremo due periodi differenziati lungo i 10 anni.

Il rapporto debito/PIL continuava a salire, come si può facilmente notare dal grafico (quello sul rapporto debito/PIL), e nel 1992 arrivò ad una soglia del 105,20%, superando la soglia del 100% del PIL, soglia che negli anni '80 veniva vista come una soglia impossibile da superare, pena clamorosi armagheddon statali.

Il 1992 fu l'anno dell'uscita dell'Italia dello SME, della svalutazione e della ripresa successiva del 1993, 1994 e 1995. Un periodo nella quale l'Italia tornò in surplus di bilancia dei pagamenti nei confronti della Germania (grafico affiancato).

La spesa pubblica per far riprendere a girare l'economia ebbe sicuramente un suo impatto sull'aumento del rapporto debito/PIL che arrivò, nel 1995, ad una soglia del 121,55%.
La prima parte degli anni '90 videro un aumento graduale e costante del rapporto, che tuttavia si fermò a partire dal 1996, ed intraprese un percorso di decrescita lieve ma costante, toccando nel 1999 il livello di 113,70%.

Storicamente gli anni '90 furono un decennio di costruzione di una nuova unione monetaria, dopo il fallimento dello SME. E' da notare come dal 1997, anno dell'accordo Prodi - Kohl, la bilancia dei pagamenti tra Italia e Germania, nonostante ci vedesse ancora in surplus, cominci una fase di appiattimento, per poi andare in deficit dal decennio successivo, deficit dalla quale non siamo più risaliti.  L'accordo per l'entrata nell'Euro aveva represso la possibilità di spesa pubblica degli Stati, in modo da presentarsi pronti all'appuntamento dell'Euro. E' da notare come i parametri di Maastricht (60% del rapporto debito/PIL e 3% di deficit massimo annuale) non furono presi in considerazione per l'entrata dell'Italia nell'Euro, ma neppure della Grecia. A fare proprio i puntigliosi, neppure la Germania sarebbe stata dentro quei parametri, dato che nel momento d'entrata in vigore dell'Euro 1999, il suo rapporto debito/PIL era al 61%.

                                                      Il nuovo millennio

Il nuovo millennio è un periodo, esattamente come gli anni '90, che mostra due facce: una dove il rapporto debito/PIL continuava il suo percorso di lieve ma continua decrescita, ed un secondo scenario dal 2008 in poi, che ha visto una nuova esplosione dello stesso, dovuto alla crisi economica del 2008.

Vi aggiungo un grafico, che al contrario di quello iniziale, vi mostra anche l'andamento del rapporto deficit/PIL negli anni successivi allo scoppio della crisi economica. Fonte: http://goofynomics.blogspot.com


Dal grafico possiamo notare due cose:

1) come vi avevo anticipato precedentemente, il rapporto stava scendendo nei primi anni del nuovo millennio, al contrario di quello che viene continuamente detto. Questo ci fa capire che lo scoppio della crisi anche in Italia non dipendeva dal debito pubblico (ma poi vedremo un altro grafico che chiarirà ancora di più la situazione). 
Fino al 2007 il rapporto è costantemente sceso, con un'unica eccezione nel biennio 2005-2006 dove nel complesso salì di 3 punti percentuali (dal 103 al 106) per poi riequilibrarsi sul livello del 2004 nel 2007, esattamente al 103,28%. Un livello accettabile, che riportò l'Italia ai livelli del 1992.

2) Il secondo periodo però, è quello successivo allo scoppio della crisi economica, che si presentò in Italia già dal 2008, con una recessione del 1,16%, per poi scoppiare nel 2009 con un tonfo pesantissimo del 5,5%. Un tonfo pesante, alla quale lo Stato dovette chiaramente rispondere aumentando la spesa pubblica andando a compensare gli squilibri, ed ecco qui i motivi di un aumento del rapporto.
La recessione continua e le misure d'austerità che ne sono susseguite, hanno portato non ad un miglioramento della finanza pubblica, ma ad un continuo peggioramento del rapporto debito/PIL, che oggi è al 132,8%.

Ma è chiaro, perché quando per uscire dalla recessione, imponi politiche di taglio alla spesa pubblica (che dovrebbe in realtà crescere, ma esser convogliata in settori migliori per essere più produttiva) ed a questo aggiungi tagli settoriali lineari, non fai che togliere risorse al settore privato, che oltre questo deve coprire ulteriori buchi dovuti all'aumento delle imposte (da qui al 2018 aumenteranno di altri 72 miliardi secondo confcommercio (fonte: http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2015/02/25/fisco-confcommercio-rischio-aumento-tasse-mld-tra_69SwOhWix7y1VWtJ30vGFK.html).

L'avevo detto in tempo di legge di stabilità, proprio perché questo fu segnalato dai parlamentari m5s (link: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2014/10/renzi-aumentera-liva-per-tre-anni.html )
Questa è l'austerità: la recessione continua, e le finanze pubbliche continuano a peggiorare. Solo nel 2014 il deficit è stato del 3% ed in termini reali di debito pubblico è salito di altri 80 miliardi.

                                                          ...un ultimo appunto

In chiusura voglio mostrarvi un grafico generale, non solo italiano, ma di tutta l'Eurozona che conta, che vi darà un'immediata visione della decrescita o della crescita del rapporto debito/PIL dal 2000 al 2005. Fonte: http://goofynomics.blogspot.com



Questa era la tendenza dei debiti pubblici nazionali... . Quello della Germania cresceva dopo le spese per la riforma Hartz, quello dell'Italia, dell'Irlanda, della Spagna, della Grecia scendeva. Da notare come quello del Portogallo stesse crescendo.
Oggi in crisi ci sono gli Stati nella quale il debito stava scendendo, ma anche il Portogallo, che andava in controtendenza! il fattore da verificare, quindi, non è quello del debito pubblico, ma è quello del debito privato.....ma questa, è un'altra puntata!

Alla prossima!


mercoledì 11 febbraio 2015

M5S, SYRIZA, PODEMOS - FRONTE COMUNE MEDITERRANEO CONTRO LA TROIKA.

Salve gentili lettori.

In questi giorni sto leggendo tantissimo sulla situazione generale della Grecia e sto osservando gli atti concreti del nuovo governo di Alexis Tsipras. Ho già scritto in un articolo precedente le scelte politiche attuate in poco più di una settimana, sottolineando con grande felicità i risultati già raggiunti (vi posto l'articolo per approfondire il tema specifico http://simosamatzai1993.blogspot.it/2015/02/podemos-e-syriza-la-manifestazione-di.html).

Sulla scia di questo ragionamento esclusivamente rivolto alla Grecia, dobbiamo riuscire a fare un passo in avanti concettuale, provando a creare un meccanismo che vada a funzionare per risollevare tutti i paesi del Mediterraneo.

In quest'articolo cercherò di trattare la possibilità di una convergenza tra forze politiche degli Stati mediterranei, per riuscire a creare un fronte comune, una sorta di " class action " politica in difesa dei diritti sociali dei cittadini.
Abbiamo problemi comuni derivati prima dalla crisi economica, e poi da scelte economiche che sono andate e stanno continuando ad ampliare questi squilibri attraverso l'austerity; combatterli separatamente non farà altro che disperdere le forze impiegate. Meglio unirle e trovare un punto d'accordo comune per concentrare gli sforzi di Grecia, Spagna, Italia e Portogallo.

Buona lettura.

Partirei dalle motivazioni della crisi che hanno portato la Grecia alla bancarotta e che accomuna tutti i paesi del Mediterraneo.
Ormai lo sappiamo, abbiamo letto, abbiamo ascoltato fior d'economisti argomentare sulla crisi economica e sappiamo che questa crisi non deriva dal debito pubblico stellare, ma da un debito privato incredibile.
Il meccanismo è sempre lo stesso, esso è un meccanismo circolare: il paese forte (Germania), unisce il suo cambio con uno o più paesi deboli, chiedendo in cambio la liberalizzazione dei capitali al fine di poter far affluire grandi afflussi di capitali verso la periferia, che permettano al paese meno sviluppato la creazione di posti di lavoro, infrastrutture e quindi crescita. Questo effettivamente accade all'inizio, perché i capitali arrivano ed attraverso essi si riescono a produrre miglioramenti dell'impianto privato, con un aumento dell'occupazione, dei salari e dell'accesso ai prestiti. La domanda aumenta, a fronte di un'offerta che raggiunge un tetto massimale ed i capitali in entrata aumentano in modo esponenziale in quanto in questa fase risultano altamente produttivi.
Grazie a questi capitali ed al tasso di cambio fissato, la periferia diventa un mercato di sbocco per i beni del paese "forte", prima attraverso beni di lusso, e poi arrivando fino ai beni di primaria importanza come quelli alimentari.
Le finanze statali vantano un abbassamento del debito pubblico e tutti i parametri sembrano dare sicurezza, tranne uno: il DEBITO PRIVATO.
Lo stop della crescita dell'offerta, tuttavia, crea un'aumento dell'inflazione e questo comincia a distruggere il meccanismo, perché impauriti da un possibile crollo i capitali arrivano con un tasso d'interesse sempre maggiore, fino ad interrompersi.
Il meccanismo si rompe per un qualsiasi fattore scatenante (es. crisi finanziaria scattata negli USA), ed i creditori passano all'incasso richiedendo la restituzione dei capitali prestati. Nel caso europeo questo è successo specificatamente nel momento del culmine della crisi economica.
Questo, a grandi linee è il meccanismo che si verifica puntualmente quando si uniscono i cambi di paesi aventi una forza differente.

Ora vorrei parlarvi delle dichiarazioni del ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, che ha rilasciato un'ottima intervista al programma " Presa diretta " su RAITRE.
Ecco il link dove potrete trovare l'intervista integrale: http://www.byoblu.com/post/2015/02/09/padoan-di-la-verita-agli-italiani-su-varoufakis.aspx

Mi ha piacevolmente colpito la franchezza ed il modo diretto di parlare, perché è riuscito ad esprimere le sue tesi senza utilizzare giri di parole. L'ho ascoltato molto attentamente e posso dire di condividere gran parte delle sue affermazioni.
Egli ha dichiarato che in Grecia la crisi ha ormai raggiunto livelli insostenibili, ed è ormai tramutata da crisi economica a crisi umanitaria. Ha spiegato inoltre che proveranno a muoversi per permettere una rinegoziazione dei debiti sovrani degli Stati europei, e non solo di quello greco, in quanto non sentono di poter chiedere qualcosa esclusivamente per loro e non per gli altri paesi membri UE. La richiesta avverrà attraverso un cosiddetto HAIRCUT. Esso presuppone una conferenza nella quale si vada a discutere un taglio parziale del debito contratto, una dilazione dei tempi di rimborso dello stesso ed una revisione degli interessi che vada ad aggiornarli in base ai tassi di crescita degli Stati.
Sappiamo che questa proposta non potrà che essere rigettata da Francoforte (domani 11/02/2015, vedrete che sarà rigettata), perché la Germania risulta un grande creditore, per i motivi precedentemente illustrati, ed una revisione del debito andrebbe colpire proprio lei.
Ed è proprio qui che io non sono d'accordo con le parole di Varoufakis.
Lui spera ancora in un Europa unita, che presuppone il ricordo per la quale nacque, ovvero per assaporare i vantaggi reciproci di pace e di cooperazione. Purtroppo, da parte della Germania questi presupposti cadranno, proprio perché secondo parte dei tedeschi l'UE e l'Euro sono degli strumenti per creare una GERMANIZZAZIONE DEL CAPITALE ED UNA MEZZOGIORNIFICAZIONE DELL'AREA MEDITERRANEA DELL'UE (in questo articolo ne ho parlato nel particolare http://simosamatzai1993.blogspot.it/2014/11/euro-la-mezzogiornificazione-europea-e.html).

Varoufakis riguardo alla tematica Euro è stato molto morbido, perché lo ha definito uno strumento debole, e se cadesse la carta greca, a ruota cadrebbe tutta l'impalcatura dell'Euro, rendendo vani gli sforzi per un Europa pacifica ed unita.
La vediamo in modo opposto in questo caso, perché di democratico c'è davvero poco nelle istituzioni europee, e la Grecia si accorgerà di questo quando verranno rigettate tutte le loro richieste. Per questo sono sicuro che le sue parole siano del tutto attendiste, in quanto non possono non aver in testa un piano B che al 90% dovranno percorrere, se vorranno salvaguardare la fiducia che ha riposto in loro l'elettorato greco.
Io credo che un'unione dei paesi mediterranei riuscirebbe a far cadere l'egemonia tedesca che regna in questo momento nelle istituzioni UE, e facendo crollare il sistema, si potrà ricostruire tutto in modo democratico e migliorativo rispetto agli apparati attuali di nominati.

Un'altra dichiarazione che mi è piaciuta del ministro delle finanze greco è stato il chiaro messaggio che, dopo la bancarotta del 2010, i soldi arrivati alla Grecia sono stati tantissimi, ma solo il 9% è andato a sostenere l'economia reale, mentre il restante 91% ha ripagato il debito contratto, che altrimenti non si sarebbe potuto ripagare, proprio perché lo Stato era in default.
Questo molti non lo capiscono e puntano il dito contro i greci che sono stati, secondo loro, spendaccioni e non produttivi.

Mi è sempre piaciuto andare a scavare negli articoli del passato del blog di Beppe Grillo, e proprio oggi, informandomi sul debito greco, ho scoperto questo articolo del 21 febbraio 2012, che calza a pennello con le parole di Yanis Varoufakis. Coerenza al 100%! vi consiglio di leggerlo. http://www.beppegrillo.it/2012/02/il_mutuo_infini/index.html .

Unire le forze, con un gruppo compatto formato da Syriza, Podemos e MoVimento 5 stelle è l'unico modo per provare ad incidere, perché singolarmente il m5s ha già fallito nella richiesta di revisione dei trattati internazionali, come era chiaro. Per questo si è passati ad un'idea più diretta di uscita dall'Euro. Sono sicuro che anche Tsipras, una volta provata la sua carta, dovrà prendere questa decisione.

Oggi, aprendo proprio il blog di Beppe Grillo ho letto un ottimo articolo, della quale sono stato molto contento. Il suo messaggio principale è il seguente:
"Ed opportuna sarebbe una conferenza delle forze che in Europa si battono per la ristrutturazione del debito, magari indiretta insieme a Syriza, M5S, Podemos, ed alla quale invitare tutti, con la sola eccezione dei nazisti. 
Ed è necessario chiamare in piazza la gente a sostegno della Grecia, che ne pensano SEL, Fiom, Cgil, le minoranze PD? O anche la Lega? Ciascuno a suo modo, e con i propri appuntamenti, ma occorre muoversi, ed ora". Fonte: Blog di Beppe Grillo.

Questa è una grandissima apertura da parte del MoVimento 5 stelle, proprio quel MoVimento che è sempre additato come una singola forza inutile, e che invece si mostra sempre aperta tema su tema ad un dialogo.
Noi del m5s lo conosciamo bene il nostro programma per le europee 2014, ed esso conteneva una convergenza tra forze politiche dei paesi mediterranei (che poi sono quelli maggiormente in crisi). Uniti contro la Troika!

La risposta di Podemos e Syriza a quest'idea lanciata da Grillo pare essere d'interesse ed analisi, sentite.



Ora non resta che trovare dei punti d'accordo in comune (che nei programmi ci sono già ) unirsi e provare a battagliare insieme.

Secondo Varoufakis la BCE dovrebbe immettere liquidità per coprire investimenti pari a 10 volte i volumi attuali; ma purtroppo, secondo me questo andrebbe contro gli equilibri tedeschi.

Ultimo aspetto, sempre lo stesso ministro delle finanze greco, al termine dell'intervista a " Presa diretta " ha sottolineato come sia stato avvicinato da dei funzionari che gli hanno sottolineato come l'Italia stia con la Grecia, ma non possa mostrarlo per paura di ritorsioni della Germania, in quanto anche l'Italia pare vicina alla bancarotta.

Ora non ci resta che attendere.

Alla prossima.

mercoledì 3 dicembre 2014

ISTAT - TOCCATA DISOCCUPAZIONE RECORD IN ITALIA, PARI AL 13,2%.

Salve gentili lettori!

In questo articolo vorrei analizzare i nuovi dati arrivati dall'ISTAT, sulla disoccupazione presente nel nostro Stato nel mese di ottobre 2014. Purtroppo, i dati che analizzeremo, saranno davvero sconfortanti, anche se paragonati a quelli dei mesi precedenti.

Buona lettura.


Partendo con l'analisi, dobbiamo subito toccare un'aspetto molto, molto importante sulla disoccupazione.
Cari connazionali, l'Italia non ha mai avuto un tasso di disoccupazione pari ai dati attuali. La disoccupazione toccata ad ottobre 2014 in Italia è arrivata al 13,2%, ed ha stabilito un nuovo record ( negativo, purtroppo ).
Parlo di nuovo tasso massimo di disoccupazione perché mai nella sua storia ultracentenaria, l'Italia aveva toccato un tetto di disoccupazione pari o superiore al 13,2%, neppure in periodi nerissimi come la crisi del 1929.
Addirittura nel 1861, i dati sulla disoccupazione, calcolati attraverso censimenti ed il collocamento, erano inferiori a quelli attuali.

In termini assoluti, la popolazione italiana senza un lavoro è arrivata a 3 milioni 410 mila cittadini, ben 90 mila in più del mese di settembre. Stiamo sprofondando nel baratro nonostante la fantastica ripartenza sbandierata dal premier Renzi.
La disoccupazione, se comparata con l'ultima rilevazione di settembre 2014, è salita dello 0,2%.
Si parla di una crescita, rispetto ad ottobre 2013, di ben 286 mila disoccupati in più, ovvero un dato percentuale pari al + 9% su base annua. Dati paurosi. 
La crescita rispetto all'anno scorso è quindi esponenziale, e parla di un'incremento di 130 mila disoccupati durante il governo Letta e 156 mila durante il governo Renzi. 



Attraverso questo grafico (fonte La Stampa ), abbiamo la possibilità di notare la crescita esponenziale della disoccupazione nel nostro Stato, dall'inizio della crisi economica durante il governo Berlusconi, ad oggi. 

Continuando con la nostra analisi, andrei ad indicare una comparazione tra i dati della disoccupazione maschile e femminile: quella maschile si attesta sul 12,4% ( + 0,3% rispetto a settembre 2014 e + 0,9% rispetto ad ottobre 2013 ); mentre, quella femminile, si attesta al 14,3% ( + 0,3% rispetto a settembre e + 1,1% rispetto ad ottobre 2013 ).

Parlando invece di disoccupazione giovanile, essa cresce ancora, ed arriva ad un livello imbarazzante, pari al 43,3%, ovvero + 1,6% rispetto a 12 mesi fa. Il tasso d'occupazione giovanile è pari al 15,5%, - 0,3% rispetto al mese di settembre.

Ancora più preoccupante risulta la situazione delle generazioni aventi 50 o più anni, che cresce esponenzialmente con un pauroso + 5,5% rispetto ad ottobre 2013.

Non ci sono solo dati negativi però, qualche piccolo cenno di crescita dell'occupazione si è attestato in alcuni settori, come il settore terziario ( + 66000 occupati ). In contrazione continua il settore edile, con un tasso di disoccupazione crescente che si attesta sul - 3,7% annuale. I restanti giovani risultano o disoccupati in cerca di lavoro o inoccupati, arresi alla crisi economica in atto.

Quasi in chiusura, vorrei comparare i dati di disoccupazione tra Italia e resto dell'UE:

Grecia              26,4% disoccupazione totale,  49,3% quella giovanile;
Spagna             24,0% disoccupazione totale,  53,8% quella giovanile;
Portogallo        13,4% disoccupazione totale,  33,3% quella giovanile;
ITALIA          13,2% disoccupazione totale,  43,3% quella giovanile;      
Francia            10,5% disoccupazione totale,  24,4% quella giovanile;
Germania          4,9% disoccupazione totale,    7,7% quella giovanile;
UE                  11,5% disoccupazione totale,  23,5% quella giovanile;

In chiusura, vorrei richiamare alcune dichiarazioni di Renzi: 

<< Aumentano anche i posti di lavoro >>, come si fa a crederlo dopo tutte le sue dichiarazioni dei mesi passati ( ricordate la ripartenza a razzo che sarebbe dovuta avvenire a settembre 2014, tanto ostentata da Renzi a metà agosto?? ), ed i dati ISTAT che peggiorano di mese in mese??

<< Creati oltre 100 mila posti di lavoro, ma la disoccupazione cresce perché molti inattivi hanno rincominciato a cercare lavoro >>, si certo, la disoccupazione cresce perché la gente riprende a cercare lavoro, ma chi è che smette veramente di cercarlo?? Il lavoro, in questo sistema economico capitalistico non è solo dignità, ma è sopravvivenza ( non è più vita da qualche anno a questa parte ), ma nessuno si arrenderà mai all'inoccupazione perenne!

Ultima chicca sulla dichiarazione del ministro del lavoro: << Il 70% dei nuovi contratti è a tempo determinato >>.

Inoccupazione, disoccupazione o precarietà perenne questa è l'Italia attuale per i lavoratori. Viviamo, ( in caso di fortuna, sia chiaro ), attaccati ad un posto di lavoro che vacilla ogni giorno, senza alcun diritto di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa ( per lo svuotamento dell'articolo 18 della legge 300 del 1970 ), e assoggettati ai dicktat dei datori di lavoro, che potranno addirittura video sorvegliarci mentre lavoriamo. Ormai abbiamo perso pure la dignità.

Questo è il JOBS ACT, ed è solo l'inizio...Grecia, stiamo arrivando al galoppo... .


                                                                                                            TO BE CONTINUED...


Alla prossima!

mercoledì 12 novembre 2014

EURO - CRISI ITALIANA - SI POTREBBE NON PAGARE IL DEBITO?

Salve gentili lettori!

In questo articolo, che sarà strettamente legato a quelli precedenti, continuerò a trattare quello che ormai si è nuovamente trasformato nel mio personalissimo tema caldo del momento, ovvero l'Euro e le tematiche correlate.
Molto semplicemente, vorrei provare a dare una risposta ad una specifica domanda, che tutti, almeno una volta nella vita, si sono posti arrivando a parlare delle difficoltà dello Stato.
L'argomento è chiaro, ed è il debito pubblico.

Puntualizzazioni doverose sul legame debito pubblico - crisi economica.

Esso, con la crisi dell'Euro, centra solo fino a un certo punto, perché il debito che bisognerebbe tenere in considerazione sulla tematica eurista non è quello pubblico, ben si quello privato.
Il debito privato ( quello di apparati finanziari privati, famiglie ed imprese ) successivamente, rischia di tramutarsi in un ampliamento del debito pubblico, esclusivamente perché lo Stato, una volta verificato che il sistema privato stia per saltare per aria, si impietosisce e corre salva le banche private per non far saltare per aria l'intero sistema.
Questo sistema dell'ampliamento del debito pubblico, dovuto al salvataggio delle banche private, e quindi del capitale del sistema privato di uno Stato, mi sta benissimo, e ci mancherebbe. Pensateci, all'interno del settore privato ci sono capitali ( e quindi risparmi ) delle famiglie, faticosamente accantonati nel tempo. Tuttavia, quello che non mi sta per niente bene, è la consuetudine, ormai consolidata, di salvare le banche private con ingenti finanziamenti pubblici, lasciando il loro impianto comunque privato.

A dimostrazione di questo, ci sono i grafici del debito pubblico, che dimostrano che il nostro debito pubblico stesse scendendo prima della crisi scattata negli USA, ed arrivata in UE nel 2008. Esso ha rincominciato a salire per i soldi che lo Stato a dovuto inserire nel circuito del sistema privato, per rallentare la sua caduta, che ormai è inesorabile.

Ecco, notate come dal 2008, ma specialmente nel 2009, il debito pubblico cominci una salita vertiginosa, che oggi ci ha portato a toccare il 136% di rapporto DEFICIT/PIL. Questo perché lo Stato ha dovuto immettere liquidità nel sistema attraverso i processi prima citati. E questo successe anche in Irlanda, in Spagna ( dove il debito pubblico stava precipitando ), in Portogallo ed in Grecia dove scese in maniera lieve perché la situazione era ormai drammatica. L'aspetto carino, è che il debito privato di questi paesi, stava in tutti i casi citati salendo a dismisura. Quindi il problema non poteva essere il debito pubblico, altrimenti saremmo saltati in aria noi, non gli spagnoli e gli irlandesi.

Dopo questa introduzione doverosa, che voleva rendere chiara la mia posizione sul legame debito ( pubblico e privato ) con la crisi economica in atto, passiamo al succo dell'articolo, ovvero alla domanda classica al quale vorrei dare una risposta. Eccola:

- MA SI POTREBBE NON PAGARE IL DEBITO?

Rispondere a questo interrogativo non lo ritengo poi così difficoltoso. E vi spiego pure il perché. 
Trovandoci all'interno di un sistema capitalistico, che ha come caposaldo che gli permette di reggersi in piedi la possibilità di accedere a capitali non propri per renderli produttivi, contraendo quindi del debito ( che non è cattivo di per se ) il fallimento del mercato è un dato di fatto.
Quando uno Stato ( come una qualsiasi altra impresa ), contrae del debito, dall'altra parte ci sarà, senza ombra di dubbio, un creditore che ha messo a disposizione del capitale. E fin qui il ragionamento è tutto molto semplice. Ora, chiaramente, qualsiasi creditore, non metterà a disposizione il suo capitale gratis, ma lo farà per accumulare una rendita. La rendita da capitale è l'interesse che il debitore deve versare al creditore, oltre il capitale prestato. Insomma, molto semplicemente, l'interesse è il costo del denaro, la remunerazione del creditore.
Il tasso d'interesse sul capitale prestato, andrà di pari passo col rischio che il creditore si assume. Più alto è il tasso d'interesse, più alta sarà la rendita del capitale prestato ma, dall'altra parte, più alta sarà pure la possibilità d'insolvenza da parte del debitore.
Questo è " l'armonico " gioco capitalista.
Quindi la risposta al quesito precedente, date tutte queste informazione è, chiaramente, SI!! il debito si potrebbe non pagare.

Questo significherebbe, per l'Italia andare in default, e lasciare a mani asciutte i creditori. Fa parte del gioco, più alto è il rendimento di un investimento, più alto sarà anche il rischio dello stesso.
I nostri creditori non sono mica stupidi però, attenzione! 
Vi ricordate il periodo dove non si parlava altro che di SPREAD! SPREAD da tutte le parti. Esso è il differenziale di rendimento tra titoli di Stato, ( es. tra un titolo di debito dell'Italia, ed un titolo di debito della Germania ), anche qui, più alto è lo spread tra i due, più rischioso sarà andare ad investire su chi ha il valore più alto, ma dall'altra parte, sarà anche molto più redditizio prendersi il rischio.
Se il titolo di Stato tedesco è un bene rifugio, che offre un rendimento quasi pari a zero, quello italiano, specialmente nel periodo dove lo spread nasceva pure negli alberi ( parlo della fine del governo Berlusconi, l'inizio del governo Monti, fino ad arrivare all'inizio del governo Letta ) offriva un rendimento piuttosto allettante nei titoli a 10 anni. Il tasso d'interesse maggiorato, in questo sistema, è semplicemente il pagamento anticipato dell'uscita dall'Euro dell'Italia.
Mi spiego meglio. Anche se domani, magicamente, l'Italia dovesse uscire dall'Euro, i tassi d'interesse altissimi a cui è lo Stato ha dovuto piazzare i suoi titoli, dovremmo vederli come il dazio che stiamo pagando agli investitori esteri per la nostra uscita dal sistema.

Peccato che si continui a stare dentro questo sistema ed, oltre ad aver pagato negli anni passati, un tasso d'interesse maggiore per rendere allettanti i rendimenti dei nostri titoli, non stiamo traendo neppure i vantaggi economici che ci porterebbe un'uscita con svalutazione del cambio rispetto all'Euro ( parlo di maggiori esportazioni dovute alla convenienza del nostro cambio per gli importatori esteri e, dall'altra parte, una ripresa dei consumi di prodotti italiani, dovuti ad un aumento del prezzo dei prodotti valutati in monete che subirebbero una rivalutazione rispetto alla nostra " nuova Lira " ).
La teoria che se dichiarassimo default i vecchi creditori non verrebbero più ad investire in Italia secondo me non sta su. Gli Stati che producono le loro merci hanno interesse a non perdere un mercato importante come l'Italia, quindi continuerebbero i rapporti di scambio con noi, specialmente se ci riprendessimo la nostra sovranità monetaria. Uno Stato padrone della propria moneta, è uno Stato solvente al 100%

Oggi lo spread tra BUND tedeschi e BTP italiani è pari ad un differenziale di 152 punti, centesimo più, centesimo meno. Ormai la speculazione ha fatto pagare all'Italia il " dazio " d'uscita...

Spero di essere stato chiaro. Alla prossima! 




mercoledì 5 novembre 2014

EURO - LA " MEZZOGIORNIFICAZIONE " EUROPEA E LA " GERMANIZZAZIONE " DEL CAPITALE

Salve gentili lettori.

In questo articolo, il terzo dell'insieme dedicato all'Euro, vorrei continuare la mia opera di divulgazione su questa problematica , cercando di entrare in un particolare molto chiaro. Sto parlando della famigerata " MEZZOGIORNIFICAZIONE " dell'Europa.

Essa sembra una parola molto, molto complicata, ma i lettori del sud Italia, sicuramente, avranno già compreso, a grandi linee, il concetto che vorrei riuscire ad esporvi oggi.
Il motivo per la quale credo questo, è molto semplice. Il processo di " Mezzogiornificazione ", che si sta svolgendo da qualche anno in Europa, ha già avuto un suo sviluppo passato in Italia, a partire dalla metà del 1800, per proseguire, ahimè, nei giorni nostri.

Con il concetto di " Mezzogiornificazione europea ", gli economisti ( a partire dal precursore di questo ragionamento, tale Paul Krugman, che lo introdusse già a partire dal 1991) , intendono un insieme di meccanismi, che in uno sviluppo temporale di medio termine, porta alla desertificazione produttiva di una determinata area, dovuta a dei fattori che ora cercherò di sintetizzare e rendere il più possibile semplici alla comprensione dei più.

La crisi economica, in atto nei paesi europei periferici aventi l'Euro ( io sottolineerei tutti, eccetto la Germania ed i paesi a lei legati, come Belgio ed Olanda e Finlandia ), ha portato negli anni, ad impoverire le economie degli Stati periferici d'Europa ( Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda ed ormai anche Francia ), a vantaggio di una unica superpotenza, che è andata ad assorbire le fette di mercato perdute dalla periferia. Questo paese, come già detto, è la Germania.

Il processo è riassumibile in poche, semplici, parole.

Con l'adozione di un regime di cambio fisso ( nel caso degli Stati UE aderenti all'accordo, l'Euro ), gli Stati europei periferici hanno trovato gravi problemi a rimanere competitivi nel mercato, in quanto, una moneta eccessivamente competitiva come quella adottata, andava a scontrarsi contro le loro economie, non pronte, già in quel momento, ad adottare una moneta così competitiva. Questo ha portato, in un lasso di tempo di medio periodo, proprio in corrispondenza della crisi economica mondiale, scattata con forza anche in Europa nel 2008, a mostrare tutte le sue lacune, fin li visibili solo agli economisti più attenti.
Gli Stati periferici, non riuscendo a stare al passo col colosso tedesco, hanno ceduto, loro malgrado quote di mercato ai competitor, ed hanno subito una diminuzione delle esportazioni, che sono via via precipitate.
Ed ecco l'aspetto importante ( che tratterò dettagliatamente in un articolo specifico ). Queste quote di mercato, perse dalla periferia europea, sono stata acquisite dalla Germania, che ha visto incrementare a dismisura le sue esportazioni ( proprio verso i PIIGS, è questo il gioco contorto ).
Il corollario a questa situazione, che ha portato allo sviluppo di una crisi così ampia, è stato dato dal fatto che questi Stati, pur non vedendo i loro prodotti apprezzati nel mercato, non hanno subito una svalutazione della moneta, in quanto uniti al regime di cambio fisso. L'Italia, o meglio, il settore produttivo italiano, insieme a quello di tutti gli altri Stati periferici, si è indebitato fortemente con l'estero per rimanere a galla ( successivamente vedremo con chi ). 
Questo meccanismo complesso, era accentuato dal fatto che, i tassi d'interesse fossero molto bassi, i prestiti molto facili da accendere, ed i creditori fossero rappresentati dagli stessi istituti bancari tedeschi, che finanziavano il settore privato degli Stati periferici al collasso, per incentivarli a importare beni di produzione tedesca.
Tuttavia, quando gli istituti bancari creditori, sono passati alla cassa, la bolla è scoppiata, desertificando completamente il sistema produttivo degli Stati in crisi,  creando una disoccupazione spaventosa. La zona Euro, di per se è un sistema chiuso, a somma pressoché vicina allo zero. Semplicemente i colossi tedeschi hanno sostituito nel mercato le piccole e medie imprese della periferia ( PIIGS ), aumentando a dismisura le esportazioni beni in questi Stati, ed importando capitali, da cedere a debito al sistema produttivo dei PIIGS per non sgonfiare la bolla delle esportazioni tedesche.
Man mano che le imprese della periferia sono scoppiate, i capitali fluiti massicciamente dalla periferia alla Germania, hanno permesso al sistema produttivo tedesco di comprare al ribasso fiori all'occhiello dei vari settori produttivi dei PIIGS ( vedi fiori all'occhiello italiani ceduti proprio ai tedeschi ).

In poche parole, è proprio questo il sistema di " MEZZOGIORNIFICAZIONE EUROPEA ", che ha dall'altra parte della medaglia, la " GERMANIZZAZIONE " del capitale europeo.

Un esempio che dovrebbe farci riflettere è quello della Gran Bretagna. Essa, allo scoppiare della crisi finanziaria partita negli USA, era messa molto, molto peggio di noi da un punto di vista d'esposizione a questo genere di crisi di mercato. Il perché è molto semplice: l'economia britannica si basa sul finanziario e sul bancario, e se questo dato avesse avuto un suo valore, essa sarebbe dovuta saltare in aria per prima. Prima di Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo. Perché questo non si è verificato?? Semplice! perché lo shock arrivato con la crisi finanziaria proveniente dagli USA, in GB si è scaricato totalmente sulla svalutazione del cambio, la Sterlina, arrivata per un declino dell'apprezzamento dei prodotti britannici sul mercato ( bancari e finanziari ). 
Una volta svalutata la moneta, la Gran Bretagna è potuta ripartire dopo un periodo di assestamento, ed ora risulta in ripresa, al contrario degli Stati aventi l'Euro, che non potendo scaricare tutto attraverso una svalutazione del cambio, dovranno scaricare su una svalutazione dei salari ( ricordate le riforme strutturali?? Ecco parlo di questo, Jobs act in primis ).

Ultimo aspetto: ricordatevi che se si svaluta il salario, automaticamente il debito si rivaluta ( pensate ai prestiti accesi 10 anni fa per l'acquisto di un immobile. Un mutuo acceso con un salario di 1500 €, in caso di dimezzamento del salario, rivaluterà raddoppiandosi ).
Così non sarebbe in caso di ritorno alla moneta sovrana, in quanto i tassi dei prestiti sono indicizzati all'EURIBOR, che è una media dei tassi interbancari europei. Non credete ai sostenitori del partito unico dell'Euro, ma ragionate con la vostra testa. Ed ora...pensateci.

Alla prossima!






lunedì 23 settembre 2013

EURO: IL RISTORATORE TEDESCO ED I CLIENTI EUROPEI INGENUI

Dopo un periodo di interruzione riguardo questo argomento, voglio tornare a parlare di una tematica a me cara: l'EURO.

Tuttavia voglio farlo in maniera simpatica, senza prenderci troppo sul serio e raccontando il problema EURO - EUROPA in un modo totalmente differente rispetto agli scorsi articoli, in modo da semplificare la comprensione di questo problema.

Il metodo che userò sarà cercare di smontare le spiegazioni di diversi economisti, secondo cui il problema dell'Euro, riguardante diversi Stati ( Italia, Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo, Irlanda ed, ormai, anche la Francia ) non sia correlato in modo univoco da Stato a Stato, ma lo sia attraverso una correlazione spuria.

Immaginiamo l'architettura EURO - EUROPA come un ristorante, nella quale entrano continuamente nuovi clienti ( Stati ) che, tuttavia, dopo aver consumato il pasto, escono sempre con malesseri generali.

L'idea che certi economisti ci vogliono inculcare è quella che ogni cliente, prima di entrare in questo ristorante, abbia già dentro se un malanno che sta per svegliarsi: c'è chi ha la nausea, chi ha un calcolo, chi ha la congestione, che ancora con si sono manifestate all'ingresso nel ristorante ma, puntualmente, si verificheranno una volta consumato il pasto offerto dal ristoratore.

Il sospetto più consono alle conseguenze descritte è quello che il ristoratore abbia dato, a tutti questi clienti, del cibo avariato ma, clamorosamente, questa possibilità, che pare la più probabile, non viene neppure presa in considerazione da un gran numero di medici ( economisti PRO - EURO ).

Secondo questi medici, i clienti entrati nel ristorante ricevono nel 99% dei casi cibo di ottima qualità ma, per un motivo differente l'uno dall'altro, escono sempre e comunque malati.

Dico nel 99% dei casi perchè in effetti, uno riesce sempre a farla franca!
Questo cliente non solo riesce sempre a mangiare del cibo a lei gradito ma, come se non bastasse, riesce a gestire l'intero ristorante ( chiamato Unione Europea ).

.... ed il motivo è piuttosto chiaro! ma chi è il gestore del ristorante??

Lo so che siete già arrivati ad una risposta da soli, ma lo dico lo stesso: il gestore del ristorante è la Germania!

Ricapitolando, ci troviamo davanti ad un numero incredibile di clienti ( Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Cipro, Irlanda, Grecia ) che, dopo esser entrati all'interno del ristorante ( Unione Europea ), ed aver mangiato il cibo consigliato dal ristoratore ( Germania ) cominciano ad avere dei malesseri, ma dopo esser andati dal dottore ( gli economisti pro - Euro ) si sentono dire che il loro malessere non dipende dal cibo avariato che gli è stato consigliato dal ristoratore ( Euro ), ma dipende da fattori esterni già in circolo nell'organismo prima dell'ingresso nel ristorante.

La soluzione è molto semplice: tornare all'amato ristorantino di fiducia ( moneta sovrana ) e lasciar perdere le manie di grandezza sponsorizzate dal grande ristoratore ( Germania ). 

Soluzione semplice, ma efficace.....tirate voi le somme! 

                                                                                                          To be continued.....



mercoledì 13 marzo 2013

IL PROBLEMA NON E' IL DEBITO PUBBLICO!!!

Da qualche tempo è nata questa passione, dei nostri politici e di qualche giornalista schierato, quasi ossessiva, per il debito pubblico! esso è la causa di tutti i mali, porta tempeste, invasioni di cavallette e pure la peste!! 
Adesso però torniamo a ragionare, e verifichiamo realmente se il problema italiano nasce da questo macigno che ci portiamo sul groppone da qualche decennio.....( io dico di no, voi??).
La crisi finanziaria statunitense, che successivamente si è propagata per tutto il mondo, denominata CRISI DEI SUBPRIME, ha fatto cadere in una violenta recessione l'intera economia globale.
Da quel momento in poi, tutti i politici ed i giornalisti sono andati alla ricerca delle cause che hanno portato questa crisi a diventare perenne. Per l'Italia, udite udite, è stato messo in piedi quello che per noi è diventato un incubo, un compagno di viaggio indesiderato: IL DEBITO PUBBLICO!
Ora torniamo indietro di un anno rispetto allo scoppio della crisi dei SUBPRIME, arrivata nel 2006 (chissà quanto stava crescendo il DEBITO PUBBLICO dell'Italia, sprecona, fannullona ed inefficiente!).
 


Ops! guarda guarda, quest'Italia di scansafatiche, con il DEBITO PUBBLICO vicino allo scoppio!
Dal grafico, preso dal blog del prof. Bagnai (non dall'ultimo amichetto della parrocchia...), si nota come il DEBITO PUBBLICO DELL'ITALIA STESSE CALANDO!!! curiosissimo il fatto che, le nazioni prese in considerazione, nella realtà, siano in situazione opposta a ciò che ci racconta il grafico (fatta eccezione per il Portogallo). Infatti, sia per quanto riguarda l'Italia, sia per Irlanda, Grecia e Spagna, la riduzione del debito pubblico non sembra averle esonerate dalla recessione (Ma una domandina ve la state ponendo, vero??).
Sarà mica che il DEBITO PUBBLICO, con la recessione, non centra proprio nulla??
Questo grafico direbbe proprio cosi! poi, posto il fatto che, il nostro debito pubblico stava calando, ciò che conta quando si parla di debito sovrano non è quanto esso sia ampio, ma la composizione e capacità dello Stato di rifinanziarlo!





Notiamo la composizione del nostro debito, diviso in ESPLICITO (quello a cui si riferiscono i mercati) ed IMPLICITO (fa riferimento al WELFARE del paese quindi, al sistema pensionistico ed al sistema sanitario). 

 Notiamo quindi che il debito ESPLICITO italiano risulta al di sopra della media, ed è a quello che i mercati si appellano creando i problemi di ordine statale che stiamo provando sulla nostra pelle. Il debito IMPLICITO, ovvero quello che garantisce la copertura pensionistica e sanitaria per i cittadini, è incredibilmente bassa! godiamo di una situazione del nostro WELFARE che è assolutamente INVIDIABILE!

Lo so! vi sembra strano che le cose stiano cosi! vi capisco, dopotutto abbiamo un'informazione da terzo mondo e, la poca a cui riusciamo ad arrivare, è perlomeno distorta. Però se si vanno a ricercare le informazioni su internet, nei siti giusti (dove si fa VERA INFORMAZIONE), la realtà è li, pronta per essere decifrata, compresa, fatta propria e divulgata!

Ah non ho ancora finito... a conferma delle informazioni precedenti ho un grafico che dimostra chi è realmente incasinato con il DEBITO PUBBLICO e chi, invece può godere, nonostante il fango ricevuto in tutti questi anni, una situazione assolutamente SOSTENIBILE!
Vi ricordo che il DEBITO PUBBLICO crea problemi quando lo Stato non riesce a rifinanziarlo, non quando è alto...es. Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone (Ops! hanno la sovranità monetaria! ma guarda che ingenui!)

Gli unici due Stati che possono sostenere il loro DEBITO PUBBLICO, NEL LUNGO PERIODO, sono la Lettonia e...
Cosa???? L'Italia???
Ma guarda tu cosa veniamo a sapere, noi italiani (quando non guardiamo i cartoni animati!).
Siamo l'UNICO paese europeo industrializzato a poter sostenere il proprio DEBITO PUBBLICO nel LUNGO PERIODO. Teoricamente, quelli che non dovevano prendere la pensione, invece...., la prenderanno.

MORALE DELLA FAVOLA? Il problema della crisi non è il DEBITO PUBBLICO, ma il DEBITO PRIVATO. Ma questa.... è un'altra puntata!







venerdì 8 marzo 2013

LA GIGANTESCA MATRIX STA PER FINIRE: L'EURO SCOPPIERA'

Il tema dell'uscita dall'EURO è un tema a me molto caro, che riprendo più volte analizzandolo da punti di vista sempre differenti. Quello che personalmente percepisco è la mia convinzione di vivere in un sistema parallelo, proprio come nel film MATRIX. Un sistema di finta cooperazione tra paesi, che porterà alla fine di questa unione monetaria. Oggi voglio espormi molto rispetto all'andamento futuro di questa unione monetaria.
Con quale probabilità usciremo dall'Euro?? AL 100%!!
Io ho la CERTEZZA che il sistema EURO crollerà e, se l'Italia non ne sarà già uscita precedentemente, vorrà dire che aspetteremo il momento in cui l'intera baracca dell'unione monetaria europea collasserà.
Su cosa si basa questa mia convinzione?
Prima di tutto dalla storia.
Tutte le volte che si è creata un'unione monetaria tra, un paese economicamente potente ed uno economicamente debole, il paese debole è sempre finito gambe all'aria. Esempi? OK!
Ricordo l'Argentina, che decise nel 1990 di unirsi al Dollaro USA. Come andò a finire? Nel 2001 l'ARGENTINA uscì dal DOLLARO e svalutò del 200%.  
La stessa Italia nel 1979 decise di aderire allo SME (Sistema Monetario Europeo) e, nel 1992, dopo aver bruciato tutte le riserve di valute estere in suo possesso nel tentativo di restare nel sistema, dovette uscirne e svalutare del 25%.
Un altro motivo è lo stato di collasso delle economie periferiche.
L'Euro unisce tante economie differenti, con politiche economiche e fiscali troppo variegate per permettere che quest'unione continui nel tempo. Ora, dobbiamo capire che, quest'unione monetaria è andata a vantaggio di un'unica grande nazione: LA GERMANIA.
Il vantaggio che essa ha ottenuto e prolungato anche ai propri satelliti (OLANDA e BELGIO) va ad influire negativamente su tutti gli altri paesi della stessa unione. Nel momento in cui, nel 1999 l'ITALIA e tutti gli altri paesi dell'area EURO firmarono l'accordo per l'entrata nel sistema, cominciarono le loro politiche di austerità che le averebbero dovute far arrivare pronte sulla linea di partenza dell'unione monetaria del 2002.
Da quello stesso 1999 l'Italia, e gran parte degli altri paesi dell'area EURO, cominciarono una flessione, dovuta al calo di spese dovute alle politiche di austerità. Quando nel 2002 si entrò effettivamente nell'EURO tutti gli Stati andarono sotto nella bilancia dei pagamenti, solo un paese schizzò in alto.......indovinate un pò chi?? Esatto proprio lei......LA GERMANIA!
La grande crescita e quindi il suo conseguente benessere si basa sull'impoverimento delle economie europee periferiche (PORTOGALLO, ITALIA, IRLANDA, GRECIA, SPAGNA). Questo, a lungo andare, porterà al collassamento non solo delle economie periferiche (che già stanno collassando), ma anche dell'economia tedesca. Vediamo il perchè.
L'economia tedesca si basa su una grandissima mole di esportazioni, che avviene però, non verso paesi esterni dell'area EURO ( fatta eccezione per le automobili ), ma proprio verso i paesi interni. In questo modo la Germania, sgonfia le produzioni e le aziende dei paesi europei periferici e va offrire loro i beni che, per colpa di questa crisi, i paesi periferici non riescono più a produrre. Questo a lungo andare ( ma mica tanto a lungo ) porterà ad un impoverimento tale dei paesi periferici che sarà controproducente per la stessa economia tedesca. Le economie dei paesi periferici stanno diventando talmente povere che, non solo non riescono a mantenere le produzioni interne ma, a breve, non riusciranno neppure a sopportare gli acquisti a prezzi più che competitivi offerti loro dalla GERMANIA.
Il sistema ormai sta per scoppiare, e lo possiamo notare proprio andando a verificare le condizioni interne del popolo tedesco. Le politiche deflazionistiche volute dalla Germania, e di conseguenza seguite anche dai paesi europei periferici hanno un unico grande scopo: MANTENERE L'INFLAZIONE AD UN LIVELLO INFERIORE AL 2%. Questo conseguentemente porta i paesi ad una recessione perenne. Le crepe possiamo notarle, proprio in GERMANIA dove, proprio per l'insistenza di queste politiche, 1/3 della popolazione ha uno stipendio che si attesta sui 500 € circa. La situazione tedesca non è rosea come sembra da fuori, soprattutto se i tedeschi (NON IL GOVERNO TEDESCO) venissero a conoscenza che, le economie periferiche europee non sono in crisi perchè fanno male i COMPITINI A CASA, ma perchè sono strozzate dalla forza di un'economia pazzesca come quella tedesca.
Se le esportazioni tedesche fossero indirizzate verso mete esterne all'Europa questo giochino potrebbe ancora continuare, ma dato che non è così il sistema a brevissimo esploderà.
Gli economisti tedeschi sanno benissimo questa realtà infatti, pochi giorni fa è nato un partito assolutamente ANTI - EURO composto proprio da economisti tedeschi di spicco, consci che questa loro condizione di vantaggio sui paesi europei periferici non durerà ancora a lungo, dato che la il gigantesco bubbone sta per scoppiare. 
Aspettiamo!