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venerdì 23 settembre 2016

IL NO ALLE OLIMPIADI DI ROMA 2024 E I VERI PROBLEMI DEL PAESE. IL TEMA SOVRANITA': PAROLA ALLA COSTITUZIONE E AI COSTITUENTI.

Salve gentili lettori.

In quest'articolo, vorrei farvi alcune considerazioni di carattere economico e politico, ricollegandomi alla Costituzione.
In questi giorni non si fa altro che parlare del NO della Raggi alle Olimpiadi di Roma 2024, come se fosse il problema centrale del paese, lo snodo che slancerebbe l'Italia, un po' come fu propagandato quello che sarebbe dovuto essere il meraviglioso Expò. Un NO sacrosanto, ben studiato e giustificato dati alla mano, attraverso i conti dell'accrescimento dei costi in corso d'opera delle precedenti Olimpiadi, sia estive che invernali (studio dell'Università di Oxford).
Ma questo non era che un appunto, dato che il punto centrale dell'articolo sarà un altro, che tuttavia vedrete si ricollegherà anche al NO alle Olimpiadi, visto che andremo a monitorare le condizioni attuali dello Stato italiano a livello di sovranità e di applicazione della Costituzione economica.





Parto da un momento storico della nostra Repubblica: la firma della Costituzione. Eh sì, perché in questi giorni, sto leggendo un libro interessantissimo del giurista Barra Caracciolo (La Costituzione nella palude, libro consigliatissimo!!!), che tratta gli aspetti di costituzionalità delle scelte politiche che hanno di fatto limitato la sovranità dello Stato italiano, a vantaggio del "vincolo esterno" europeo. Su cosa si regge il vincolo esterno? Esso si regge semplicemente sull'idea instaurata sulla sopravvenuta impossibilità al perseguimento del welfare State portato avanti dai padri costituenti dopo il secondo dopoguerra. Questo martellamento mediatico ci ha di fatto smontato sotto i nostri occhi i principi fondamentali della nostra Costituzione, specie in alcuni principi fondamentali e nella parte dedicata alla cosiddetta "Costituzione economica". La Costituzione economica (articoli dal 35 al 47) è l'impostazione di confini programmatici di politiche economiche al quale nessun governo e nessuna maggioranza si potrebbe costituzionalmente sottrarre. I costituenti sapevano bene ciò che avrebbero dovuto combattere, e lo capiamo in diversi dialoghi dell'assemblea costituente. Cito Ghidini, in discussione del diritto al lavoro, l'8 marzo 1947:

 "Non si può negare in modo assoluto che un giorno le forze regressive possano avere la prevalenza [...] fate l'ipotesi che la nostra rappresentanza fosse completamente eliminata e sedessero in questa Camera solo rappresentanti della Nazione aventi un orientamento regressivo e volessero fare una legge che contrastasse questi diritti al lavoro, li limitasse, o li annullasse".

Sembra un indovino! un indovino ritornato dal futuro a denunciare il pericolo incombente per la società italiana, instaurato tramite delle politiche economiche portate avanti dal progetto dell'UE, di concorrenza spietata al ribasso, e quindi portando al ribasso anche i diritti dei lavoratori in nome della deflazione salariale alla ricerca della "competitività".
L'abbiamo visto attraverso le riforme del lavoro apportate prima dal governo Monti, e ora dal governo Renzi attraverso il jobs act e lo svuotamento delle tutele interne all'articolo 18 della legge del 1970. Per non parlare dell'aumento spropositato dei voucher, che hanno visto un vendita pari a 84,3 milioni, +36,2% rispetto all'anno precedente. Ciò ci riporta anche alle modalità di analisi sulla disoccupazione, che registra come occupato un cittadino lavoratore che, durante una settimana, abbia lavorato anche per una sola ora, anche se pagato attraverso voucher. Questo ci fa capire quanto i dati reali siano estremamente più allarmanti di quanto già non lo siano nei dati pubblicati.
La minaccia i costituenti la conoscevano bene, perché l'avevano davanti in quell'assemblea, si chiamava Einaudi, che voleva modificare solo in modo "cosmetico" il liberismo che aveva fallito in precedenza (ricordiamo il suo incontro del 1944 con Ropke teorizzatore dei perseguimenti successivamente adottati dall'UE). Ed ecco il "neoliberismo".
Einaudi, citato, sempre in assemblea costituente durante i confronti sul tema diritto al lavoro, dal collega Ruini, 4 giorni dopo, il 12 marzo 1947; ecco le sue parole: 

"[...] gli economisti - i migliori - riconoscono che il loro edificio teorico, la scienza creata nell'Ottocento, non regge più sul presupposto di una economia di mercato e di libera concorrenza, che è venuto meno, non soltanto per gli interessi dello Stato, ma in maggior scala per lo sviluppo di tendenze e di monopoli delle imprese private. Quando vedo i neo liberisti come l'amico Einaudi, proporre tale serie di interventi per assicurare la concorrenza, debbo ammettere che molto è mutato".

Dallo spazio trovato in modo così grande in Costituzione dal diritto al lavoro (vedi l'articolo 4, assicurando uno Stato che promuovesse le condizioni che rendessero realmente effettivo questo diritto), si capisce come le idee neo liberiste non abbiano trovato spazio nella Costituzione.

Citando l'idea liberista stiamo rimanendo sul vago, mentre, per approfondire di più la tematica, sarebbe meglio riferirci alla teoria economica dell'Ordoliberismo, nata in parte per il contributo della scuola austriaca, e in parte per quello della scuola di Friburgo.
Per Ordoliberismo intendiamo una teoria economica ben conscia dell'esistenza delle Costituzioni sociali risalenti al secondo dopoguerra, che vada a funzionare in modo da riuscire a riproporre le idee liberiste pre crisi 1929, mantenendo intatto esclusivamente lo scheletro delle idee costituzionali, in realtà completamente spolpate e annullate. Annullate in modo lento e assolutamente graduale.

Ciò non dovrebbe affatto stupirvi, in quanto il concetto di Costituzione come arma di difesa verso gli attacchi ai diritti sociali e alla sovranità nazionale, ormai è diventato obsoleto. Lo scopriamo ricordando le parole di Amato del 2000:

" Non penso sia una buona idea rimpiazzare questo metodo lento ed efficace - che solleva gli Stati nazionali dall'ansia di mentre vengono privati del potere - con grandi balzi istituzionali... . Perciò preferisco andare lentamente, frantumando i pezzi di sovranità poco a poco, evitando brusche transizioni dal potere nazionale a quello federale. Questo è il modo in cui ritengo che dovremo costruire le politiche comuni europee... ."

Un metodo lento, graduale, che sostanzialmente fa addormentare e aiuta a digerire riforme al ribasso dei diritti sanciti dalle Costituzioni nazionali. 
L'ultima dichiarazione che vi porto è quella di Juncker, che ha un peso pari a un macigno sulla sovranità popolare, sancita nell'articolo 1 della nostra Costituzione.

"Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po' per vedere cosa succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la gente non ci capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti fino al punto di non ritorno"


E ora passiamo a un appunto che appartiene strettamente al Movimento 5 stelle: il reddito di cittadinanza. Ho posto questa problematica, e ho trovato una pronta risposta in un video del portavoce Morra, pubblicato pochi giorni fa, che girava intorno alla problematica della precarizzazione del mercato del lavoro e dei voucher.
La costituzionalità del reddito di cittadinanza si ritrova nell'articolo 3 comma 2, tramite il principio di uguaglianza sostanziale, ovvero gli strumenti di attuazione apportati dallo Stato per rendere realmente perseguibili le consegne dell'articolo 3 comma 1, ovvero del principio di uguaglianza formale. Il reddito di cittadinanza entra in questo modello, ma solo a patto che vengano contemporaneamente perseguite le consegne dell'articolo 4 della Costituzione, e della Costituzione economica, altrimenti esso si trasformerebbe in uno strumento di controllo di massa, per far accettare politiche economiche liberiste, esattamente come quelle che stiamo vedendo oggi. Sarebbe anche questa una cosmesi "cambiare perché nulla cambi". Senza dimenticare l'impostazione costituzionale fondata sul lavoro, che senza il presupposto precedentemente fissato, andrebbe ad avverare le parole di un altro padre costituente, Mortati, tramite un'interpretazione che farebbe rientrare il reddito di cittadinanza sotto l'involucro che lui chiamò "risarcimento per mancato procurato lavoro".
Siamo sicuri che i trattati europei siano conformi con l'articolo 4 e la Costituzione economica, visti i continui smantellamenti dei diritti sul lavoro e del welfare in generale? In ultimo: sono i trattati che sono legittimati dalle Costituzioni nazionali degli Stati membri (nel nostro caso, l'articolo 11), e non il contrario; per questo le fonti di diritto europeo non possono essere gerarchicamente ritenute di rango superiore a una Costituzione.
L'articolo 11 che parla di LIMITAZIONI di sovranità, in condizioni di parità, in nome della pace e della giustizia tra le Nazioni, e non di CESSIONI. Ciò significa che l'adesione dell'Italia è subordinata alla periodica rivisitazione dei vincoli dei trattati o alla presenza di una clausola di recesso.
Vorrei ricollegarmi anche alla riforma costituzionale, con l'ingresso per la prima volta dell'entità "Unione Europea" all'interno della Costituzione, ma per oggi la chiudiamo qui. Spero che il peso del "vincolo esterno" ora vi sia chiaro.

Siete ancora sicuri che il problema dell'Italia sia il NO della giunta Raggi a Roma 2024? 



lunedì 20 giugno 2016

AMMINISTRATIVE 2016 - LA VITTORIA M5S E LA SCONFITTA DEL PD, IL PARTITO DELL'ORDOLIBERISMO.

Riprendo a scrivere in questo blog dopo l'ultimo articolo relativo al referendum sulle estrazioni.
Lo faccio perché le emozioni sono tante, dopo il risultato elettorale di queste amministrative 2016, specie dopo i ballottaggi di ieri sera.



Sono soddisfazioni molto grosse cominciare a credere in un progetto gradualmente, leggendo il blog di Beppe e poi vederlo crescere dal Vday 2007 di Bologna, e poi materializzarsi nel 2009 con il Movimento 5 stelle. Festeggiavo per degli 0,2% come avessimo vinto le politiche. Ora che un passo alla volta si sta materializzando la possibilità di governare il paese arrivo pure a commuovermi. Ieri, alla comparsa dei primi exit poll ho piazzato un urlo che non piazzerei mai per una vittoria personale (in famiglia....oh, chi ha segnato??). Ieri il m5s ha vinto 19 ballottaggi su 20, è un dato schiacciante. Su Roma, già alla comparsa della Raggi come candidata uscente dalle votazioni degli attivisti romani sul portale, festeggiai, perché non avevo molti dubbi sull'esito finale. L'avevo sentita solo una volta fin lì, però mi aveva colpito. Ma è stato a Torino il vero grande colpo di queste amministrative. Chiara Appendino ha compiuto un'impresa che ha pochi eguali. Complimenti al m5s Torino per la grandissima campagna elettorale, questo risultato è tutto loro.
Ieri, dopo la mezzanotte, ho scritto sul mio profilo di Facebook che questa fosse stata la sconfitta dell'ordoliberismo. Non l'ho scritto a caso. Ho scoperto l'ordoliberismo leggendo Barra Caracciolo, prima ignoravo il nome di un progetto che comunque vedevo chiaro materializzarsi. L'ordoliberismo in versione europeista e poi l'economia sociale di mercato è una corrente che, presa in considerazione l'esistenza delle Costituzioni e quindi della presenza di vincoli, un passo alla volta, lentamente, inverte la copertura dei servizi essenziali verso i privati, svuotando di fatto il fine sociale dello Stato (emblematico l'intervento del PD sulla privatizzazione dell'acqua di pochi mesi fa alla Camera, dopo che nel periodo berlusconiano salirono sul carro referendario, cercatelo su youtube). Privatizzare i profitti e socializzare le perdite, è questo il fine. Si lega molto bene al progetto di Hayek, di spostamento di sovranità a un livello superiore, dove il controllo popolare risulta essere svuotato di potenzialità. Le crisi sono uno strumento per velocizzare le riforme in nome di un interesse generale, che in realtà non c'è. Ma non sono io a dirvelo, è stato Monti in più riprese (le crisi servono a dare il via libera per riforme dal quale non si potrà totalmente tornare indietro; oppure il famoso "stiamo distruggendo la domanda interna"). E chi troviamo a fare queste riforme? Il centrosinistra, chiaro. Il trucco sta nel fatto che gli elettori ragionano per ideologia, e proprio per questo hanno il prosciutto negli occhi quando al governo arriva un governo di maggioranza di sinistra. Storicamente sono i governi di sinistra che, protetti dall'ideologia teoricamente a sostegno dei ceti bassi, in realtà ampliano le disuguaglianze (vedi Clinton). L'ordoliberismo oggi in Italia è rappresentato dal PD e ieri abbiamo sconfitto il PD. Gli elettori ideologizzati a sinistra, europeisti fino al midollo, dovrebbero provare a leggersi qualcosa sul tema: l'europeismo è esattamente questo. Non mi risulta che in origine fossero tutti per liberalizzare. Non è che senza accorgevi abbiate compiuto un'inversione verso la destra liberista? 

Tanti auguri di buon lavoro a tutti i sindaci pentastellati, con particolare attenzione a Virginia Raggi e Chiara Appendino.